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Il “Giudizio Universale” sopra Pechino e Bidibidob...

Il “Giudizio Universale” sopra Pechino e Bidibidobidiboo

Nella vicenda delle cose del mondo, almeno secondo le visioni storiche e le acquisizioni della fisica di Einstein, tutto cambia e tutto è relativo. Bisogna, quindi, contestualizzare e relativizzare sia gli accadimenti storici sia quelli artistici. Alla stessa maniera, va inquadrato anche il modo in cui parole cariche di significati emblematici e storici vadano associate a un preciso contesto espositivo.  È il caso della mostra “The Last Judgment” ovvero “Il Giudizio Universale”, da poco inaugurata a Pechino. Titolo con potenti evocazioni di una certa idea della storia del pianeta Terra, soprattutto in Occidente. Ma qui, non si intende parlare di Bibbia ma di Bidibidobidiboo.

Occorre, a questo punto, pazientare. Fermarsi. Fare un respiro profondo, evocando quel silenzio alla Pinter e dire che non si intende parlare né di visioni bibliche e religiose né di Michelangelo. È arrivato quel momento in cui, oltre a espirare, è necessario intanto disinnescare quel binomio associativo biblico-michelangiolesco e semmai tirare una linea da Città del Vaticano alla Cina: dalla Cappella Sistina a Pechino. Precisamente alla Ucca: Ullens Center for Contemporary Art, una delle principali istituzioni private di arte contemporanea, situata proprio nel cuore del 798 Art District della Capitale cinese.

Parliamo di uno dei più grandi uomini visionari di questo secolo, ma anche di quello precedente, se lo si considera accanto ad altre personalità geniali. Di lui si è detto di tutto. Delle sue opere si è detto di tutto e tanto. Pure delle cifre da milioni di euro che hanno siglato i suoi lavori, fatti anche di buccia di banana e scotch. Di questa mostra in Cina, inaugurata lo scorso 20 novembre – curata da Francesco Bonami e organizzata da Liu Kaiyun, Edward Guan, Shi Yao, Anna Yang e Yvonne Lin – si sa che sarà visitabile fino al prossimo 20 febbraio 2022. Se avessero, però, concordato per il giorno 22, avrebbero beccato per esempio il primo giorno palindromo del 2022. Evidentemente chi ha deciso le date non ha osservato queste particolarità per cui l’inaugurazione è stata fatta il giorno seguente la luna piena – nell’anno del Bue secondo il calendario cinese – mentre il giorno di chiusura cadrà in perfetta luna calante e nell’anno della tigre. Ma per un visionario dalle doti quasi “divine”, quale è questo artista, non importa il collegamento con il calendario lunare e cinese. Non arreca alcun significato a una carriera già avviata, siglata e immortalata nella storia delle cose di questo pianeta.

Va detto che è la sua prima mostra personale in Cina con ventinove lavori, tra installazioni e sculture, realizzati in tre decenni circa, con significati angoscianti e beffardamente irriverenti dell’autore, che ha sempre attirato cifre milionarie. Lui è anche l’artista che ha spesso testimoniato la caduta dei miti del mondo occidentale, globalizzazione compresa, denunciata – a modo suo – con lavori scheletrici, memorabili e abilmente efficaci nel testimoniare ciò che resta. Di noi. Dell’idea di Occidente. E di noi dopo la morte, una delle grandi ossessioni che emerge nella sua carriera artistica.

Questa volta è il turno del pubblico cinese che vedrà anche il noto alter ego dell’artista. È esposto, infatti, “Untitled” (1997) dove da un buco nel terreno viene fuori la sua sagoma reale ed è, quasi, una messinscena umoristica del modo in cui è riuscito ad entrare nella storia dell’arte, diventando tra gli uomini più influenti in ambito artistico. Fontana da un taglio. Lui anche da un buco sul suolo. Così, i visitatori di Pechino vedranno i suoi animali in tassidermia come i piccioni e “Bidibidobidiboo” (1996) ovvero lo scoiattolo di dimensioni reali appena suicidato e riverso su un melanconico e triste tavolo da cucina in una potente narrazione, tragica e paradossalmente ironica, di inevitabile fuga dal destino della morte; e poi la sua prima opera “Lessico Familiare” (1989); la tela squarciata di Lucio Fontanta, “Untitled” (1999); il cavallo antieroico “Untitled” (2007), umiliato e intrappolato sul muro del museo; la Cappella Sistina ridotta in miniatura (2018); la figura inginocchiata con un sacchetto di carta sopra la testa “No” (2021) che soggiace, inevitabilmente, alla sorte sconosciuta. E tanti altri lavori site-specific.

Insomma, un percorso pieno di opere intrise di umorismo, questioni esistenziali sul fato e sulla morte con l’opportunità di non dare ricette o risposte ma di porre agli osservatori il dubbio rispetto a ciò che vedono nel ricostruire una loro personale interpretazione dell’arte e del giudizio su di essa. Ma anche su di lui.  Galatticamente, anzi cattelaniamente Cattelan: la vera «apparenza nuda» – per dirla alla Duchamp – di questa mostra. Lui, che può essere anche non nominato, riesce a far incarnare le sue idee in opere visionarie, blasfeme, deliranti e angoscianti al punto da portare i suoi osservatori in quel terreno scomodo, spiazzante, disarmante, frustante, oltre che sconosciuto, grazie a quel magico Bidibidobidiboo, che lo ha già reso immortale tra i mortali. Che piaccia o no.

Nilla Zaira D’Urso

Info:

Maurizio Cattelan: The Last Judgment
November 20, 2021 – February 20, 2022
UCCA Beijing
798, No. 4 Jiuxianqiao Street, Beijing

Maurizio Cattelan, Untitled, 2018, fresco painting, pine wood, steel, 343 × 693 × 242 cm. Photograph by Tom
Lindboe, courtesy the artist

Maurizio Cattelan, Untitled, 2001, platinum silicone, natural hair, fiberglass, clothing, 150 × 60 × 40 cm. Photograph by Attilio Maranzano, courtesy the artist.Maurizio Cattelan, Untitled, 2001, platinum silicone, natural hair, fiberglass, clothing, 150 × 60 × 40 cm. Photograph by Attilio Maranzano, courtesy the artist

Maurizio Cattelan, Bidibidobidiboo, 1996, taxidermied squirrel, ceramic, Formica, wood, paint, steel, 45 × 60 × 48 cm. Photograph by Zeno Zotti, courtesy the artist


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