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Il Premio Michetti alla Pinacoteca Nazionale di Bo...

Il Premio Michetti alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

Per la prima volta nella storia il Premio Michetti lascia le sale della Fondazione omonima per trasferirsi in un’altra città. Il 17 ottobre 2020, infatti, dopo essersi svolta in estate nella consueta cornice di Francavilla al Mare, in Abruzzo, la rassegna è stata nuovamente inaugurata presso il Salone degli Incamminati della Pinacoteca Nazionale di Bologna. La manifestazione approda dunque nel capoluogo emiliano per riproporre il dialogo tra i trenta artisti selezionati da Guido Molinari, docente, tra l’altro, proprio presso l’Accademia di Belle Arti bolognese.

L’aureola nelle cose: sentire l’habitat: questo il titolo della 71° edizione del Premio targata 2020, che, come spiega lo stesso curatore, deriva “da una poesia scritta da André Breton. Aureola più che aura – prosegue – perché le cose che sono intorno a noi, nell’habitat che ci circonda, posseggono una sorta di aureola, di alone magico-mistico che gli artisti riescono a cogliere e interpretare”. È così che vengono fuori le differenti versioni della realtà che ci avvolge, a tratti quasi contrastanti tra loro, ma tutte comunque estremamente lucide. D’altronde, come afferma sempre Molinari, “gli artisti, soprattutto oggi, basano il proprio lavoro su una continua relazione con il mondo circostante. Relazioni mobili, mai uguali, la cui natura si riflette proprio nella diversità delle opere”. Da qui il sempre più frequente utilizzo di diversi media anche da parte di singoli artisti, tratto, questo, che rappresenta “una specificità delle ultime generazioni”: “Durante il Novecento abbiamo assistito a movimenti pendolari, tra chi preferiva focalizzarsi sulla pittura e sulla scultura e chi, invece, ha preferito optare per i mezzi freddi (pensiamo all’Arte Povera). Oggi gli artisti usano di tutto” afferma.

Osservando i trenta artisti – Francesco Alberico, Thomas Braida, Calori & Maillard, Pierpaolo Campanini, Edoardo Ciaralli, Giovanni Copelli, Lucia Cristiani, Giovanni De Francesco, Sara Enrico, Lorenzo Kamerlengo, Sacha Kanah e Lisa Dalfino, Maurizio Finotto, Enej Gala, Niccolò Morgan Gandolfi, Corinna Gosmaro, Giuseppe Lana, Francesca Longhini, Maurizio Mercuri, Valerio Nicolai, Mattia Pajè, Marta Pierobon, Giulia Poppi, Luca Pozzi, Davide Rivalta, Marco Samorè, Ivana Spinelli, Marcello Tedesco, Natàlia Trejbàlova, Devis Venturelli, Serena Vestrucci – ci si rende conto dell’applicazione di un pensiero trasversale nel momento della scelta, dettato anche dall’obiettivo di fornire una ricognizione oggettiva ed esauriente delle diverse esperienze presenti oggi sul territorio italiano. “Vi sono artisti giovanissimi come Francesco Alberico – sottolinea Molinari – ma anche artisti più ‘maturi’, come Ivana Spinelli, che in certi casi hanno ricoperto anche il ruolo di docenti: oltre al confronto tra le generazioni, mi interessava testimoniare proprio questa sorta di passaggio, questo filo conduttore che si instaura tra chi è stato allievo e chi, dall’altra parte, ha avuto invece il compito di formare la nuova generazione”. La scelta di trasferire il Premio Michetti all’interno di un edificio – quello della Pinacoteca di Bologna appunto – che ospita anche l’Accademia rientra forse proprio in questa precisa volontà.

Connesso alla questione del dialogo tra generazioni risulta anche il criterio di selezione, che, spiega ancora il curatore, si è basato sulla “frequentazione di gallerie, musei e spazi alternativi: tra questi, ad esempio, Gelateria Sogni di Ghiaccio – sito a Bologna – fondato da Filippo Marzocchi e Mattia Pajè, quest’ultimo presente in mostra”. Ma, “oltre alla scena ufficiale e alternativa – prosegue – ha ricoperto un ruolo importante anche internet: un paio di artisti – non rivela quali però – li ho selezionati navigando sul web, basandomi non soltanto sulla visione delle opere, ma anche sulla lettura di interviste e testi critici”. Internet e i social network, d’altronde, rappresentano l’ultima frontiera dell’arte – lo si è visto soprattutto in questi ultimi mesi – e non si può prescindere dal prenderli in considerazione se si vuole dare un quadro esaustivo della situazione.

Il Premio Michetti, istituito nel 1947 in onore del pittore Francesco Paolo Michetti, originario di Francavilla al Mare, opera dunque da più di mezzo secolo a favore di un’indagine sul panorama artistico nazionale e internazionale. Ma qual è allora la differenza rispetto agli altri premi? La risposta risiede nella natura stessa della rassegna: “Puntualmente viene chiamato un curatore diverso che di volta in volta pone l’accento sui propri interessi e orientamenti. È questo il punto di forza del Premio Michetti. Personalmente – conclude Molinari – sono stato colpito da un’edizione curata da Renato Barilli – era il 1992 – nella quale si operava un riassunto dell’allora scena artistica contemporanea: ricordo che vi parteciparono Cuoghi e Corsello, Mario Airò e tanti altri. Era un qualcosa di nuovo, che mi colpì molto. Ecco, riguardo al Premio mi piace l’idea che ci sia sempre uno sguardo diverso e aggiornato sulle cose, alle volte vicino ai miei interessi, altre invece lontanissimo, ma che comunque riesce a suscitare sempre una certa curiosità e attenzione”.

Antongiulio Vergine

Info:

L’aureola nelle cose: sentire l’habitat,
Premio Michetti
Pinacoteca Nazionale di Bologna, via delle Belle Arti 56
17 ottobre 2020 – 14 novembre 2020
info@fondazionemichetti.it
ufficiostampa@ababo.it
www.fondazionemichetti.it

Corinna Gosmaro, Guinea Fowl Palette, 2018

Niccolò Morgan Gandolfi, Gasoline, SS325, 2019

Francesca Longhini, A Long Winded Person Portrait, 2018


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