In dialogo con Gian Maria Tosatti

Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) è il protagonista unico del Padiglione Italia per la 59. edizione della Biennale di Venezia. L’installazione/percorso che l’autore ha realizzato è davvero emozionante e spettacolare. Il curatore che ha firmato il progetto è Eugenio Viola, il commissario è Onofrio Cutaia, il titolo del lavoro presentato è “Storia della Notte e Destino delle Comete”.

Nei giorni successivi al vernissage lo abbiamo incontrato all’Arsenale, proprio all’uscita del Padiglione Italia, e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Chi è Gian Maria Tosatti?
Io sono un costruttore di specchi.

Che cosa manca in Italia per poter valorizzare il lavoro dei giovani artisti?
Mancano metodo e determinazione. Con la Quadriennale, di cui sono direttore artistico fino al 2024, abbiamo già avviato una serie di progetti che intendono rendere sistemica l’attenzione sui giovani e la riflessione critica sul loro lavoro. Ovviamente questo è solo l’inizio perché bisogna organizzare una struttura e un metodo affinché un progetto non si riduca a singolo episodio. Questi passaggi debbono rispondere a un percorso scientifico, e se qualcosa non torna, allora si cambia, proprio come deve fare un matematico alla fine di una lunga equazione, quando deve sostituire un numero errato. Il fine deve essere quello di dare stabilità, costruendo il percorso pezzo per pezzo, ricordandoci che non esistono solo singoli artisti, ma una sequenza di generazioni. Gli artisti sono sempre esistiti come parte di una generazione e ogni scrittura della storia dell’arte è un insieme di passaggi e di intrecci. Ecco perché sono importanti le linee di connessione affinché si possa capire il valore dell’artista non come monade, ma in relazione ad altre figure che sono sempre tra loro collegate. Quando vengono fatti questi collegamenti si capisce quale è il lavoro che guida e quale quello che segue… ma il metodo deve essere scientifico, non si può improvvisare, e bisogna avere la responsabilità di continuare questo lavoro nel tempo, senza ricominciare sempre tutto da capo, come se non ci fosse mai sviluppo. E questo perché le uniche cose che hanno valore sono quelle che hanno durata. E sempre sulla durata, sul tempo, si deve valutare anche l’opera di un artista e non sul suo singolo pezzo.

Lei ricopre vari ruoli (artista, giornalista, curatore, insegnante, direttore artistico della Quadriennale di Roma); se dovesse sceglierne uno solo quale sarebbe?
Per me sono dei compiti che mi sono assunto per spirito di responsabilità, nel senso che mi sono messo a disposizione della comunità. Però ci tengo a sottolineare che non sono un curatore, perché sebbene a casa talvolta cucino non posso considerarmi un vero cuoco.

Che rapporto ha con i social network?
Me ne occupo solo per uso professionale, nel senso che ogni tanto pubblico qualche immagine, per dare qualche informazione sul mio lavoro… Ma ovviamente c’è un rischio in agguato: il rischio è quello di separarci sempre di più dalla realtà e vivere una realtà che nei fatti non è aderente a ciò che si può veramente fare, nel senso che ci vuole un attimo a buttare veleno su un social network, mentre nella vita reale non lo faremmo mai perché ovviamente le conseguenze sono diverse. Allora, ecco, questo mondo che ci facilita spesso e volentieri a fare le cose più cattive di come le faremmo, credo che necessiti di un pensiero più profondo. Dico una cosa però: se i social network producono mostri non è perché il social network li crea, il problema è che probabilmente non abbiamo elevato lo spirito delle persone al punto che magari, possano usare questi strumenti come “salotti” di discussione seria e argomentata.

In Italia si può vivere di arte?
Ai miei studenti dico sempre che è più facile diventare ministro che inseguire un sogno artistico. Io, per riuscirci, ho dovuto vivere dieci anni negli Stati Uniti, e una carriera tutta italiana è davvero difficile in questo momento. Eppure, dobbiamo fare in modo che succeda. Per esempio, con la Quadriennale si sono aperte delle borse di ricerca e soprattutto una borsa per un curatore in residenza under 30.

Qualche mese Vincente Todolì che mi ha detto: “L’artista deve essere sincero: fa arte perché vuole fare arte, non per cercare notorietà. La fama è una conseguenza, non il punto di partenza. E per questo ci vuole onestà”. Lei è d’accordo?
Alcuni anni fa, in Sicilia, Vincente Todolì mi disse: A me piace il tuo lavoro perché non dice mai da che parte bisogna stare come artista. È necessariamente così e questa è onesta. L’onestà è appunto cercare di costruire specchi, essere più sinceri possibile sempre riproducendo la realtà per quella che è. L’arte può farlo in maniera sintetica: la realtà è molto grande a volte ci perdiamo dentro mentre invece l’arte, riesce a mettere tutto dentro una piccola icona e quell’icona, quindi, può diventare facilmente riconoscibile leggibile, ma solo se è vera. La sincerità e la verità hanno molto in comune, e vanno di pari passo.

Se non fosse Gian Maria Tosatti chi le sarebbe piaciuto essere?
Non lo so… questa è una domanda difficile. Ognuno è quello che è, e ci sono persone che ammiro ma non vorrei essere loro. Giovanni Bellini è stata una persona incredibile… ma certe persone è bene amarle per quello che sono state… La mia compagna, ad esempio, la amo profondamente, ma non vorrei essere lei.

Quanto sono importanti le conoscenze e il merito nell’ambiente artistico italiano?
Senza il merito purtroppo puoi avere tutte le conoscenze del mondo, ma non si arriva da nessuna parte.

Di recente ho letto, su una rivista di settore, che la figura del curatore è al tramonto, lei che cosa ne pensa?
Penso che la figura del curatore è stata dominata dalla confusione in questi anni, nel senso che non si sa nemmeno quale sia il significato di questa parola: ci abbiamo messo dentro talmente tante cose che siamo arrivati al grado zero. Voglio dire, un qualcosa che non si cerca di disciplinare, di comprendere, e di porre in maniera scientifica e ovvio che poi ti si sgretola tra le mani. Io credo che la figura del curatore sia estremamente importante, ma deve potersi regolare secondo una dimensione teorica sempre molto forte. Forse, come per gli artisti che fanno scultura, pittura, video e performance ci sono diversi tipi, diverse tipologie di curatela. In definitiva, per me il curatore è una figura veramente importante laddove è interprete di strade nella costruzione di percorsi artistici e culturali che nessun altro, nessun’altra figura è deputata a fare.

Info:

www.labiennale.org

www.tosatti.org

Gian Maria Tosatti Artist, ph Maddalena Tartaro, courtesy DGCC – MiC

Gian Maria Tosatti

Per tutte le immagini: Gian Maria Tosatti, “Storia della Notte e Destino delle Comete”, Padiglione Italia alla Biennale Arte 2022, a cura di Eugenio Viola, Commissario del Padiglione Italia Onofrio Cutaia. Courtesy DGCC – MiC


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