JAPAN. BODY_PERFORM_LIVE

Dove eravamo rimasti? Al Gutai, a Yoko Ono a Tanaka. Ci sono tutti alla mostra JAPAN. BODY_PERFORM_LIVE al PAC di Milano, aperta fino al 12 febbraio. A loro ci aveva condotti uno straordinario saggio di Fabiano Fabbri, intitolato Lo zen e i manga. L’arte contemporaneagiapponese (2009). Sembra che la contemporaneità, selezionata dalla sobria ed elegante curatela di Shihoko Iida e Diego Sileo, riparta dal corpo, dalle dinamiche e dai movimenti a essa pertinenti. È il corpo a tradurre lo spazio e il suo suono nell’opera site specific di Ami Yamasaki Here (qui), you (tu), hear (senti).

Chikako Yamashiro, “Mud Man”, 2016 in cooperation with Aichi Triennale 2016 © Chikako Yamashiro, courtesy of Yumiko Chiba Associates

“La forma complessiva di questa installazione trae origine dall’acustica del PAC. Uso infatti le voci per conoscere il mondo. Quando si vuole scoprire il mondo, di solito si usano le mani, l’olfatto oppure l’udito. Io invece utilizzo la voce come sensore”, ha spiegato l’artista. L’opera è come una coda di oltre temila piume di carta, un’onda che raccoglie i suoni ambientali del PAC e li va vibrare nel profondo dell’artista che li ha imprigionati in questo grande origami. Un riferimento alla celebre fiaba della cicogna che ricambia la salvezza ottenuta da un falegname, trasformando le sue piume in un meraviglioso tappeto.

Fuyuki Yamakawa, “Untitled”, 2008, Performed in “Seven Nights, Seven Lights” at Tokyo Photographic Art Museum, Tokyo Courtesy the artist

Di corpo parla anche il lavoro di Fuyuki Yamakawa, che utilizza il canto per trasmettere la sua voce attraverso improvvisazioni sonore. Il corpo è in rapporto con la società, l’ambiente e la materialità, come lampeggia nell’installazione LOVE/SEX/DEATH/ MONEY/LIFE di Dumb Type, creata nel 1994 per una mostra tenutasi a Tokyo dal titolo Of the Human Condition: Hope and Despair at the End of the Century. Le parole chiave, come nell’opera di Holzer, scorrono in bianco e nero su una parete a led, toccando due temi caldi per il Giappone: sessualità e l’HIV. Di disuguaglianza di genere parla l’opera eterea, quasi evanescente di Yui Usui. I suoi tessuti lavorati pendono come dischi nella sala, portando le tensioni del lavoro femminile, necessario ma non riconosciuto. Come una sorta di tomboli per il ricamo, essi echeggiano di richiami biologici ai vetrini da laboratorio, alle cellule e alle tecnologie usate per le diagnosi prenatali.

Yui Usui, “in vitro #5”, 2019, Courtesy Aichi Triennale Organizing Committee

C’è spazio anche per il fake al PAC: Makoto Ada si traveste da Bin Laden per denunciare con l’arma dell’ironia le censure mass-mediali durante i disastri ambientali che hanno travolto il Giappone. Invece il video We mourn the Dead of the Future di Meiro Koizumi è una riflessione lugubre sul rapporto tra massa e singolo, ma anche sul potere di controllo che lo stato esercita sugli abitanti. Una sorta di funerale di massa che diventa un rito, una celebrazione del lutto sotto gli occhi dell’esercito. Nel 1978 rappresentò il Padiglione del Giappone alla Biennale di Venezia; al PAC la sua linea tracciata su dei fogli messi a terra ci ricorda i limiti dello spazio e ci fa riflettere sulle relazioni tra persone, oggetti e luoghi.

Meiro Koizumi, “We Mourn the Dead of the Future”, 2019, Courtesy the artist, Annet Gelink Gallery, Amsterdam & MUJIN-TO Production, Tokyo

Sempre a Venezia, nel 2015 ci aveva travolti di rosso l’installazione di Chiharu Shiota, The key in the hand. Al PAC fili neri scendono fitti inglobando abiti bianchi sospesi. Gli abiti sono vuoti, come il titolo ci ricorda: Empty Body: l’esperienza della vita si confonde con quella della morte, in un unico bozzolo.

Chiharu Shiota, “After the Dream”, 2011, La Maison Rouge, Paris, France, Photo Sunhi Mang, Copyright SIAE, Roma, 2020 and the artist

Sullo spazio e sul rapporto dell’uomo con gli oggetti che lo abitano si basa anche il lavoro di Yuko Mohri: tubi e ombrelli, sgocciolamenti e sospensioni mettono l’uomo in relazione con un flusso naturale di suoni, strutture calderianamente inutili che sospendono la funzionalità delle macchine dentro un’eleganza plastica e raffinatissima.

Info:

AA.VV. JAPAN. BODY_PERFORM_LIVE
a cura di Shihoko Iida e Diego Sileo
20/11/2022 – 12/02/2023
PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano


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