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Keith Sonnier al Neues Museum di Norimberga

Keith Sonnier al Neues Museum di Norimberga

Il Neues Museum di Norimberga, per esporre la sua collezione di design e arte figurativa (a partire dagli anni Cinquanta in poi) e organizzare mostre dedicate all’arte contemporanea, ha a disposizione più di 3mila mq. Il museo, inaugurato il 15 aprile del 2000, è ospitato in un edificio firmato dall’architetto Volker Staab. Bisogna inoltre ricordare che, grazie al prestito a lungo termine di opere d’arte contemporanea da parte della famiglia Böckmann, il Neues Museum può vantare, su scala mondiale, la terza collezione di opere di Gerhard Richter, il che è cosa di non poco conto. Infine, nel campo del design, il museo vanta una proficua collaborazione con Die Neue Sammlung – The Design Museum di Monaco di Baviera.

Uno dei prossimi appuntamenti del Museo sarà dedicato al lavoro di Keith Sonnier (Louisiana, 1941 – Southampton 2020). Le opere di questo incredibile autore sono sculture che di tradizionale non hanno assolutamente nulla: né il materiale, né il modo di proporle, visto che sono costruite con tubi al neon e argon o più in generale con materiali eterogenei e lampadine di produzione industriale. Ecco perché possiamo parlare non solo di scultura di luce e di spazio “disegnato” dalla luce stessa, ma perfino di un preciso riferimento alla cultura estetica degli anni Sessanta di cui Sonnier è considerato tra i principali interpreti assieme a Richard Serra e Robert Morris (peraltro Sonnier fu suo allievo e da lui ricavò il concetto di anti-form). Certo è che il tubo al neon, a partire da quegli anni, è stato declinato in maniera diversa, da tantissimi autori, tanto da diventare un materiale da usare come quelli del passato: un materiale “magico e inafferrabile” da “plasmare” al pari dei più tradizionali cera, argilla, gesso e oltretutto da mettere in relazione con altri materiali non nobili come stoffe o garze o metalli o plastiche.

In questo senso, all’interno della polimatericità linguistica coniugata in maniera disseminativa, viene da pensare a Bruce Nauman e a Mario Merz, ma non solo: la ricerca di Sonnier ha in un certo senso aperto il percorso ad altri autori che poi hanno saputo coniugare il “materiale neon” in forme e pensieri diversi, come Maurizio Nannucci e Tracey Emin e il “materiale luce/colore” con sviluppi inediti e inconsueti come quelli praticati da James Turrell e Ann Veronica Janssen, facendo sì che questo mondo immateriale divenisse una poetica a sé stante, quasi un mondo parallelo a quello della pittura o delle pratiche processuali. Tuttavia, l’autore non si è fermato all’uso invasivo e avvolgente della luce al neon, poiché ciò avrebbe significato una fin troppo semplice traslazione materica! Dopo aver incorporato la luce nelle sue installazioni ambientali e immersive, manipolate in termini psico-fisici, ha sperimentato lo spazio-tempo con l’inserimento/giustapposizione di videoproiezioni, in modo da mettere in piedi un dialogo serrato ed esteticamente articolato, passando così dalla semplice configurazione plastica a un ambiente totalizzante, vivo, coinvolgente.

Nel corso della sua lunga e prolifica carriera, Sonnier ha avuto modo di essere invitato a mostre di portata internazionale; ricordiamo alcuni di queste memorabili partecipazioni: “Eccentric Abstraction” (1966, Fischbach Gallery, New York, a cura di Lucy R. Lippard); “When Attitudes Become Form” (1969, Kunsthalle Bern, a cura di Harald Szeemann), documenta 5 (1972, Kassel, con la direzione di Harald Szeemann), Biennale di Venezia nel 1972 (Padiglione USA) e nel 1982 (sezione Aperto 82).

L’antologica al Neues Museum, curata da Kristin Schrader, propone circa cinquanta opere dispiegate su sei decenni di lavoro. Il titolo della mostra, Lightsome, si riferisce da un lato all’arte di luce dell’autore e dall’altro all’atteggiamento “allegro” e “spensierato” che queste opere spesso evocano. Una giocosità che non deve però far passare in secondo piano una sottile spiritualità nascosta dalla luce: l’impalpabilità del colore che si fa luminescenza e che in Dante, nel fulgore del bianco accecante, conduceva alla somma conoscenza (ma possiamo risalire perfino al fiat lux della Bibbia e alla luce su luce del Corano).

Tutto questo è elettrizzante e un poco sconcertante e pone un quesito: come è potuto succedere tutto ciò? Per quale motivo questo sperimentalismo intimista ha potuto trovare il suo corso naturale? Perché gli autori delle cosiddette neoavanguardie degli anni Sessanta hanno osato una sfida che qualche decennio prima sarebbe stata impensabile? Non pretendo di dare una risposta certa e univoca, ma solo di affermare qualcosa di sensato e ovvio: negli anni i cui la società incominciava ad accelerare nel senso di un benessere economico allargato fu possibile avanzare delle sfide, trovando altresì menti illuminate disponibili a sostenerle. Il post-minimalismo in qualche modo fu parte di questo pensiero tutto rivolto al rinnovamento e alle economie positive, nell’ottica che democrazia vuol dire anche diffusione del benessere (e della cultura) verso gli strati più bassi della popolazione. Questa mostra, davvero sintomatica di un’epoca e di un clima che la contrassegnava, cade sotto l’egida di un cambio di direzione del museo, visto che dal 1° luglio al vertice del team si è insediata Simone Schimpf.

Bruno Sain

Info:

Keith Sonnier. Lightsome
15/10/2021 – 6/02/2022
Neues Museum
Staatliches Museum für Kunst und Design Nürnberg
Klarissenplatz
Telefono: 0911 240 20 69
E-mail: info@nmn.de

Vista esterna del Neues Museum. Foto Neues Museum/Annette Kradisch, courtesy Neues Museum. Staatliches Museum für Kunst und Design Nürnberg

Keith Sonnier, BA-O-BA VI, 1970, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021. Foto Wolfgang Stahl, courtesy the artist and Häusler Contemporary

Keith Sonnier, BA-O-BA, Krefeld III, 1977/79, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021. Foto Neues Museum/Annette Kradisch, courtesy Neues Museum. Staatliches Museum für Kunst und Design Nürnberg

Gerhard Richter, Abstraktes Bild, 1991 © Gerhard Richter. Foto Neues Museum/Annette Kradisch, courtesy Neues Museum. Staatliches Museum für Kunst und Design Nürnberg


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