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Céline Cléron, un punto laterale di osservazione

Céline Cléron, un punto laterale di osservazione

Ci sono artisti che nella loro ricerca non hanno, o non vogliono avere, una “direzione precisa”, ma si muovono tra ricordi, visioni del presente e del futuro, elaborando opere che appartengono a tempi e a significati variabili. Céline Cléron è una artista che usando “passi laterali” osserva e definisce il mondo, il proprio vivere e indirizza messaggi ai fruitori delle sue opere, attraverso una prospettiva quasi mai focalizzata al centro. Il suo è un tentativo, per altro molto ben riuscito, di osservare la vita cercando di evitare i “luoghi comuni”, e nello stesso tempo si adopera per fuggire dalla negatività del bombardamento mediatico che ci “confonde” con la miriade dei suoi messaggi veicolati attraverso i numerosi canali di informazione.

Per questo motivo trovo eccellente le parole scritte su di lei da Antoine Bonnet: Il passo laterale che ci offre Céline Cléron non abolirà mai il caso. Il nostro mondo si biforca, oscilla, cammina… fino all’affanno, poi, in un tempo sospeso, si fa più contemplativo, adatto alla meditazione. La capacità dell’artista di creare oggetti che si riferiscono (anche) al passato, sottolineando la nostra storia individuale a fianco di quella umana nel suo insieme, permette all’autrice di riferirsi a una prospettiva, una visione della vita oscillante, mai “sicura” (la presenza della morte è una delle cause), una visione che non può abolire il “caso”.

Ma è proprio il “caso” che, se da un lato può “spiazzarci”, dall’altro, vinta la paura del “possibile”, manipola lo stesso rendendolo foriero di opportunità che fuggono la noia e la possibile depressione dovuta, soprattutto in noi occidentali, all’impossibilità di controllare totalmente le nostre vite. Noi occidentali, non abbiamo una abitudine alla meditazione, che non deve essere necessariamente quella orientale, ma semplicemente la capacità di fermarci un momento per riuscire a percepire profondamente ciò che abbiamo vissuto. Spesso avvertiamo la meditazione come una vuota stasi, una perdita di tempo.

Eppure, essendo la nostra vita costantemente di fronte a un bivio, il fermarsi ad osservare i nostri ricordi, le particelle della nostra coscienza, ci permetterebbe, non di capire razionalmente quale sentiero imboccare, ma almeno di avvertirne un profumo che attira. Ripeto: il caso non può essere escluso! Una sua opera, composta da due dadi, sottolinea intensamente questo concetto. Si lanciano i dadi su un terreno di gioco e si ottiene un risultato  numerico, che può essere riferito al vincere o al perdere contro un avversario, ma può anche significare una possibile scelta di vita. Giulio Cesare insegna! Per altro, se si crede al destino, alla cabala o ad altre possibilità divinatorie, il risultato dei dadi tratti, potrebbe indicare il giusto percorso; sempre che il risultato, la somma dei due numeri, sia bene interpretato.

Cléron, ci invita a esplorare il passato quasi fosse un’eco del futuro. Pur con passi incerti, ci dona un forte senso della vita ora, ci propone alcune possibilità di interpretazione, attraverso immagini del passato, del nostro fluire nella vita verso un futuro, nei limiti del possibile, da creare assecondando le nostre aspirazioni. L’artista, in molte sue opere, affronta anche il tema degli animali, e di conseguenza della natura nel suo insieme. Osserva l’atteggiamento dell’Uomo in competizione con la Natura e il suo tentativo di dominarla, scordandosi di esserne, volente o no, completamente assoggettato. Nel video “80%” l’immagine del cane è quella di un essere vivente, e per me pensante, che è stato sottomesso dall’uomo, ma che non ha perduto, e può sempre recuperare, il suo essere stato lupo. Il cane diventa simbolo di tutta la Natura, sfruttata e abusata, dagli esseri umani, come un cane servile. Ma è anche la Natura che può riscoprire il suo essere lupo, rivoltandosi contro colui che credeva fosse un “padrone (?)” amorevole. E gli effetti li stiamo tragicamente vedendo e vivendo.

Un caso? Céline Cléron per Esox Lucius, con la sua scultura “Voie of”, fa riferimento a una stazione ferroviaria, quella di Saint-Maurice-lès-Chateauneuf, un punto di partenza e un punto di arrivo, simbolicamente la nostra vita con tutto il possibile che ha e potrà contenere. Céline Cléron è nata a Poitiers nel 1976 e vive a Parigi. Il suo lavoro è rappresentato dalla Galerie Papillon di Parigi, ed è presentato questa estate in diverse mostre collettive: 12a edizione del Festival Internazionale del Giardino, gli Hortillonnages Amiens, Amiens – Sculture festive; mostra dei 10 anni della Collezione, Fondazione Villa Datris, L’Isle sur la Sorgue; Vivace e Troppo – vetro gratuito, Le Garage Art Center, Amboise. Il Vénissieux Art Center gli dedicherà una mostra personale nel dicembre 2021.

Gianni Maria Tessari

Céline Cléron, Point de côté
31/07 – 26/09/2021
Esox Lucius
le quai (294M9) – La gare
71740 Saint-Maurice-lès-Chateauneuf
tél. : 03 85 84 35 97
portable : 07 68 02 24 17
e-mail : esoxlucius.art@gmail.com
https://esoxlucius-art.blogspot.com/
per maggiori informazioni: www.olimpiainscena.it

Céline Cléron, Az-zahr, 2021, pavés anciens en grès sculptés, © Céline Cléron. Courtesy Galerie Papillon, ParisCéline Cléron, Az-zahr, 2021, pavés anciens en grès sculptés, © Céline Cléron. Courtesy Galerie Papillon, Paris

Céline Cléron, Antoine Bonnet, 80%, 2021, video HD couleur, 6min03. Edition de 3+1. Courtesy Galerie Papillon, Paris

Céline Cléron, L’horizon des événements #2, 2017, squelette de python, bois (chêne, hêtre), 175 x 60 x 128 cm. Crédit photo : Bertrand Huet / Tutti. Courtesy Galerie Papillon, Paris

Céline Cléron, Une minute de latitude, 2014, bois, coton, métal, 300 x 357 x 50 cm. Courtesy de l’artiste et Galerie Papillon


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