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La riscoperta del femminile attraverso il ‘’Festiv...

La riscoperta del femminile attraverso il ‘’Festival Natura Dèi Teatri | All women’’ con Maria Federica Maestri e Francesco Pititto

Ottobre e novembre 2021 segnano il pieno della ripartenza della stagione teatrale di Parma, in particolare con la venticinquesima edizione del Festival Natura Dèi Teatri. Un periodo fiorente per Lenz Fondazione, che prossimamente inaugurerà altri tre interessanti progetti: Campo Lenz. Paesaggi e passaggi nella poetica di Lenz Fondazione (progetto a cura di Silvia Mei, incentrato sulla ricerca di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, in programma il 12 e 13 ottobre al Centro La Soffitta dell’Università di Bologna); Hamlet Solo interpretato da Barbara Voghera a L’Altra Mente Festival di Foligno (PG), recentemente in scena alla Biennale Teatro di Venezia con Altro stato, e a dicembre, verrà dedicato alle utenti del Servizio Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Parma il corso Creazione della Creazione, incentrato sull’indagine artistica delle Sacre Scritture. La venticinquesima del Festival Natura Dèi Teatri è un’edizione tutta al femminile, che dal 7 ottobre al 26 novembre coinvolgerà le giornate autunnali parmensi.

Ma scopriamo di più con i direttori artistici di Lenz Fondazione, Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, che ringraziamo ancora per averci concesso questa piacevole chiacchierata.

Antonella Buttazzo: Qual è il ruolo della donna nel mondo delle arti performative?
Maria Federica Maestri e Francesco Pititto: La capacità di innestare il reale nell’immaginifico, la tensione curatoriale e la vocazione formativa, la necessità di dare corpo all’IO moltiplicandone le forme in differenti NOI, l’ossessione dell’indagine sul senso dell’essere, il primato dei concatenamenti umani nella pratica artistica, la ricerca dell’inibizione esteriore a favore di un rigore etico ed estetico piuttosto che l’esibizione muscolare dell’atto scenico, la qualità compositiva rarefatta e densa nello stesso tempo, il desiderio di dialogo transdisciplinare, mi sembrano alcune delle evidenze che osservo nell’identità artistica femminile nel campo delle arti performative, ma in generale credo che possano estendersi al lavoro delle artiste nei diversi campi linguistici, arte, cinema, moda.

Perché c’è ancora bisogno di dedicare all’universo femminile spettacoli e Festival in una società, per certi versi, così evoluta?
Perché la società italiana è fortemente squilibrata: una distanza enorme separa università e istituzioni culturali dalle realtà – ancora largamente diffuse in gran parte del nostro paese – in cui le donne sono considerate soggetti di serie b, inferiori per rappresentanza, opportunità e parità di trattamento economico in quasi tutti i contesti lavorativi, non ultimo anche in quello artistico. Per superare questo sistema di disuguaglianze è indispensabile la forte determinazione di attiviste, sindacaliste, scienziate, insegnanti, artiste, curatrici. Per costruire un nuovo ordine, una nuova storia, siamo di nuovo obbligate a essere radicali. Le conquiste culturali e i diritti civili acquisiti nel recente passato possono essere indeboliti e rimessi in discussione, in questo senso il regresso di alcuni governi europei ci deve allarmare e mettere in guardia sulle possibili influenze involutive anche nel nostro paese.

Tra i vincitori del bando Vivere all’italiana sul palcoscenico, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dedito alla valorizzazione delle progettualità artistiche innovative italiane, vi è La Creazione, che debutterà al Festival Natura Dèi Teatri il 19 ottobre. Spesso indagate autori, temi e opere attraverso articolati progetti pluriennali: in quale orizzonte si inscrive, questo spettacolo?
Già in Paradiso. Un pezzo sacro, nel 2017, scrivevamo: “Nel canto trentatreesimo della terza delle tre Cantiche, la Trinità come un buco nero gravitazionale, ormai raggiunto il collasso, ingoia l’universo delle terzine e degli incontri precedenti. Gli endecasillabi diventano mondi, pianeti, astri e galassie e tutto esplode nella sfera di Luce come la più potente delle Supernove. Al limite del reale, al limite e oltre il linguaggio. E non c’è più parola, solo canto, visione, pura intuizione, abbandono, silenzio”. Il forte impatto visivo, quasi cinematografico della partitura di Die Schöpfung di Haydn, che tra recitativi, arie, pezzi d’insieme e cori porta a esplosioni orchestrali originarie, all’apparire della prima luce, alla precisa descrizione della Natura e degli animali, ai poetici duetti amorosi di Adamo ed Eva fino al ringraziamento finale a Dio, tutto questo Caos linguistico, compresi gli effetti potenti beethoveniani e le raffinatezze mozartiane rende La Creazione di Haydn un’opera assolutamente contemporanea. Le figure – gli Arcangeli, Adamo e Eva – sono portatrici di innumerevoli stimoli linguistici. Per altro i temi sviluppati sono tuttora presenti, proprio perché senza tempo, nell’arte e nella cultura contemporanei. Mettere in relazione il limite della “prospettiva umana”, la dimensione umana del tempo e le ultime ricerche scientifiche sull’origine dell’Universo, o degli universi, nonché sulla comparsa del primo uomo e della prima donna sulla Terra è argomento drammaturgico di notevole interesse e complessità. Però, al pari della ricerca scientifica e teologica, pensiamo che la ricerca artistica possa contribuire a sviluppare nuovi orizzonti di conoscenza, di profonda esperienza intellettuale, sia tramite l’esperienza dell’atto concreto, sia tramite la messa in musica del canto. Dal libero arbitrio al peccato dell’origine, l’oratorio di Haydn si scompone in una struttura granulare che si proietta nello spazio scenico come frammenti di atomi, pezzi di stelle e di pianeti non ancora composti, in un movimento di espansione sonora come un’onda cosmica che ancora non udiamo ma che iniziamo a intravedere. Creare è verbo che appartiene all’arte, dove tutto si crea dal vuoto che tutto contiene, dove ogni atto umano si aggancia al pensiero e insieme proiettano nello spazio dei segni infinite variabili di senso e relazioni a distanza. Le immagini riportano un tempo che implode, come l’angelo che ci guarda precipitando all’indietro o cadendo verso l’alto, come le galassie che si mostrano com’erano un tempo di miliardi di anni fa, come un capovolgersi della linearità che procede verso l’apparire del primo volto, dal caos del primo giorno. Prima il volto, poi un’alba capovolta che è già tramonto, la prima materia filiforme, i primi vegetali, i primi vertebrati, la vita che inizia a volare, la creazione del primo uomo e della prima donna, il volo degli angeli beati e quello degli angeli caduti. Mettere in primo piano, per i prossimi tre anni, la questione del sacro attraverso la lettura delle Sacre Scritture significa interrogarsi sulla necessità del teatro, del rito, della comunità in un tempo nel quale sembra prevalere, spesso in sostituzione del corpo fisico, la potenza dell’immagine, la convivenza con il virtuale, la rinuncia alla socialità.

Il 13 novembre, Lenz Teatro accoglierà la première di Orestea. Quali valori può veicolare, oggi, la trilogia di Eschilo?
Erinni per Eumenidi, Eumenidi per Erinni, il teatro non può salvare il mondo e quel che rimane oggi è la ferocia sulla quale il mondo si è formato. Si è forse fermata la guerra? La progressiva distruzione del pianeta? Nemmeno in un sogno idilliaco, e forse solo negli incubi può resuscitare l’origine bestiale che vive dentro ogni essere umano, uomo e donna, singolo e in gruppo, e in particolare nel clan, nella famiglia. E qui bisogna tornare, il mondo ristretto tra le mura domestiche è, come sempre, il teatro dei sentimenti e comportamenti umani scoperti, veri e diretti, nel bene e nel male. Il potere, l’affetto, l’amore, l’odio, la vendetta sembrano rimanere intatti dentro il nucleo ereditario, in parte refrattari a quanto accade al di fuori; anche se strettamente legati all’ordine dato, alla norma democratica della partecipazione, diritti e doveri sì, ma prima quelli del di dentro, lì il cittadino è prima figlio, madre, padre, zio, nonno e così via. Da questo pur semplice corso delle cose possiamo indagare sul senso della citazione, sull’opportunità dell’interpretazione, della riscrittura, della messa in scena di questa trilogia.

Lenz Fondazione ha deciso, in occasione della venticinquesima edizione del Festival, di invitare principalmente artiste che già in passato sono state ospiti di Natura Dèi Teatri. A cosa è dovuta questa scelta e come essa si inserisce nel vostro sguardo sul futuro del vostro lavoro?
Questa edizione è tematicamente dedicata al Toccare/Sforzo, ispirazione dall’opera del filosofo Jean-Luc Nancy – purtroppo recentemente scomparso – e vuole dare voce a una differenza, quella femminile, che ribadisce la propria soggettività nei modi di abitare il mondo, di fondare linguaggi, alla ricerca di autenticità singolari e uniche. In questi venticinque anni sono state davvero tantissime le artiste che hanno partecipato alle diverse edizioni del festival e molte di loro sono tornate ciclicamente a Parma per presentare i propri lavori o per realizzarne ad hoc, stimolate dal tema concettuale che di volta in volta caratterizzava il festival. A dare forma e sostanza a questa edizione saranno proprio le artiste con cui abbiamo dialogato con più continuità e intensità, quelle con le quali, pur nella differenza e distanza linguistica, abbiamo percepito affinità e similitudini di fondo, nitide assonanze con le ragioni etiche che muovono il proprio fare estetico. Il nostro futuro artistico si definirà in un’ulteriore tensione alla ricerca teorica e pratica di nuovi linguaggi visuali e performativi, aprendo più ampi spazi di dialogo con le neuroscienze, gli studi di genere e le scienze delle religioni. Di conseguenza anche il formato del festival cambierà radicalmente diventando un tempo-luogo di confronti critici, di rispecchiamenti linguistici e di persistenze creative; recupereremo la sua vocazione originale di ‘laboratorio internazionale delle arti’ promuovendo progetti curatoriali e formativi inclusivi, legati alle differenti sensibilità e alle nuove culture visuali.

Antonella Buttazzo

Info:

www.lenzfondazione.it

Lenz Fondazione, La Creazione, ph Francesco Pititto, courtesy Lenz Fondazione

Lenz Fondazione, La Creazione, ph Maria Federica Maestri, courtesy Lenz Fondazione

Lenz Fondazione, Orestea # Pupilla, ph Maria Federica Maestri

Lenz Fondazione, Orestea # Pupilla, ph Maria Federica Maestri

Festival Natura Dèi Teatri: Lenz Fondazione, Orestea # Pupilla - ph Maria Federica MaestriLenz Fondazione, Orestea # Pupilla, ph Maria Federica Maestri

Lenz Fondazione, Orestea # Pupilla, ph Maria Federica Maestri


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