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Liu Ye alla Fondazione Prada. Un dipinto è solo un vaso

Recentemente si è parlato molto della Cina per tutto tranne che per i suoi pittori. La mostra di Liu Ye (Pechino, 1964), inaugurata il 30 gennaio, ovvero poco prima dello scoppio del virus in Italia, propone un incontro culturale tra il mondo asiatico e quello occidentale. Così come il regista Wong Kar Wai associa gli scatti asiatici alla musica di sottofondo americana in “Chungking Express” (1994) e altri suoi film, Liu Ye riesce a trasmettere due culture così diverse in un solo quadro. La personale dell’artista presso la galleria Nord di Fondazione Prada a Milano è curata dal tedesco Udo Kittelmann, che sottolinea un sentimento di inaspettata familiarità trasmessa dalle opere di Ye. La curiosa mescolanza tra i due diversi approcci culturali è così unica, che diventa un valore prezioso di per sé.

Liu Ye è cresciuto durante la Rivoluzione Culturale. Tuttavia, a differenza di molti altri artisti, le sue opere hanno poche implicazioni politiche. “Mi interessa di più il linguaggio della pittura. E l’arte. Mille anni fa, c’era un sistema politico terribile, ma c’era ancora buona arte. Certo, ho le mie idee politiche, ma questo è la mia politica, la mia arte è la mia arte. L’arte non è un’arma” – afferma. Una selezione di 35 dipinti creati dal 1992, da vedere fino a fine settembre, esplora l’ispirazione dell’artista derivante da narrazioni complesse, storia dell’arte, letteratura e cultura popolare, come il suo personaggio dei cartoni animati preferito – Miffy the bunny. Ye è ugualmente commosso da Van Eyck, Vermeer, Mondrian e Dick Bruna (https://vimeo.com/148152046) che dalla pittura della Dinastia Song e della Dinastia Yuan (a cui appartengono ad esempio artisti come Ni Zan e Huang Gongwang). Secondo Liu Ye “nell’arte cinese, non c’è mai l’astrazione”. D’altronde, l’approccio di Mondrian “è più una convinzione, quasi una religione, che un gioco con l’arte”. (https://www.youtube.com/watch?v=s_Z8-mRMIX8) L’artista trova entrambi i punti di vista interessanti per il suo lavoro. Dipinge ascoltando la musica di Bach.

Nel dipinto a olio “Spirit of the Sea” (1997) troviamo una scorciatoia dei temi tipici di Ye – un omaggio a Piet Mondrian, cappelli da marinaio, ali d’angelo, e personaggi raffigurati in uno stile puerile. Nonostante le figure siano ripetibili, l’artista crede che “il soggetto del dipinto non sia importante per un pittore”, e che restringere il numero dei oggetti rende la comunicazione di un pittore più efficace. Ye teme di essere limitato da un determinato oggetto o dallo stile in generale. Non vuole che gli si attribuisca nessun “-ismo”. (https://vimeo.com/148152046) Quando gli si chiede di spiegare il simbolismo dietro agli oggetti dei suoi quadri, come “Book Painting 3” (2014) o “Book Painting No. 6” (2014 – 2015), risponde: “Credo che non sia niente di più che un libro. (…) Il significato dell’oggetto non ha molta importanza, invece, la sua forma, architettura, musica, per me sono caratteristiche irresistibili”. (https://vimeo.com/148152046)

“Quando dipingevo un bambù, non mi basavo sui significati simbolici del bambù nella cultura tradizionale cinese, ma sul fatto che la forma di un bambù soddisfacesse i miei bisogni espressivi del momento, era quello che dovevo dipingere”.  (https://vimeo.com/148152046) Nell’enorme (6×9 metri) “Bamboo Bamboo Broadway” (2012), l’artista attratto dalle linee rette e dalla composizione pittorica di questa pianta, collega le sue opere al passato europeo e cita il dipinto “Broadway Boogie Woogie” (1942–1943) di Mondrian. Le tele appese in una griglia, ricordano l’architettura Bauhaus e al tempo stesso invocano l’organizzazione spaziale di Mondrian. “La ripetizione di forme e toni simili offre l’equivalente pittorico di una fuga”. (https://www.speronewestwater.com/exhibitions/liu-ye/installations)

“Liu Ye realizza le sue tele proprio come noi nei sogni creiamo un’immagine delle forze che combattono in cerca dell’equilibrio dentro di noi. Alcune delle sue opere sono per me il compimento della grande ambizione – raramente soddisfatta – della realizzazione del vero dipinto” – scrive Kittelmann nel catalogo. “Inseguo opere più fondamentali, senza tempo e in grado di affondare nella mente subconscia” – dichiara l’artista. (https://www.christies.com/features/A-Journey-Through-Asian-Contemporary-Art-Chinese-and-Japanese-Artists-6101-3.aspx).

Alla Fondazione Prada, l’architettura industriale e le pareti monocromatiche di cemento offrono una preziosa ambientazione alla sottigliezza, ai colori intensi e vivaci, e alla possente organizzazione interna dei quadri di Ye. Sarebbe ingiusto affermare che osservando le opere d’arte, i visitatori debbano riempire il vaso dato dall’artista con le loro percezioni, come crede Ye. I suoi quadri sono ispirazione e guida. Sono ipnotizzanti e trascinanti, ci portano fuori da questo mondo. E non ci conducono Cina, ma in un paese non esistente e affascinante creato dalla forte personalità artistica di Liu Ye.

Info:

Liu Ye. Storytelling
Fondazione Prada, Milano
31.01.2020 – 28.09.2020

Liu Ye, Bird on Bird, 2011, acrilico su tela, 22 x 28 cm. Wang Bing Collection, Beijing. Courtesy Fondazione Prada

Liu Ye, Bauhaus No. 5, 2018, acrilico su tela. Collezione privata Pechino. Courtesy Fondazione Prada. Photo Yang Hao

Liu Ye, Eileen Chang, 2004, acrilico e olio su tela, 60 x 45 cm. Yao Chien Taipei-Pechino. Courtesy Fondazione Prada.

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