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Medusa: Francesca Leoni parla di femminismo attraverso sette performer

È uscito da qualche settimana (e già selezionato in alcuni festival europei) il nuovo video “Medusa” di Francesca Leoni. Un’opera estremamente politica, femminista, esplosiva e toccante. Prodotto da Vertov Project e realizzato in quasi un anno di lavoro, ci mette a stretto contatto con ciò che è necessario vedere e che non deve essere dimenticato, mai. Ancora una volta il personale si fa politico, attraverso i gesti e le voci di queste sette incredibili performance che Francesca ha selezionato per questo video, che vuole ragionare sulla forza del capello all’interno dell’immaginario collettivo “donna”.

Davide Mastrangelo e Francesca Leoni, courtesy Vertof Project, ph Andrea Bardi – Resina 35

Come lei stessa ha sottolineato, riprendendo una dichiarazione rilasciata a Vogue da Rachael Gibson, esperta di storia dei capelli: «I capelli sono stati utilizzati fin dalla notte dei tempi per esprimere le proprie opinioni politiche e i propri valori, lo vediamo nelle culture più disparate, in tutto il mondo». Anche la colorazione del capello ha origini lontane: nell’antico Egitto veniva fatta con frutti di bosco, corteccia d’albero, minerali, insetti e semi. Il colore dell’epoca era il castano scuro. Nel medioevo la chioma ha un legame con la magia e la superstizione e viene considerata un’estensione esterna e materiale dell’anima. Per questo motivo i capelli venivano usati nelle pozioni magiche e si usava anche bruciarli, una volta caduti o tagliati, perché se fossero capitati nelle mani sbagliate avrebbero potuto essere la base per malefici. Nel 2014, la stilista Vivienne Westwood si è rasata il capo per sensibilizzare l’opinione pubblica sui cambiamenti climatici e nel 2015 anche l’attrice Rose Mcgowan si è tagliata i capelli a zero perché, come spiega nella sua autobiografia, non voleva più essere un oggetto sessuale. Il colore di capelli può attirare l’attenzione su una causa. Quando Nadya Tolokonnikova del gruppo punk Pussy Riot è stata arrestata in piazza Bolotnaya a Mosca, nel 2015, i suoi capelli erano in parte tinti di verde, in tono con l’uniforme da detenuta che indossava, simbolo della sua protesta a favore delle carcerate russe. Nasrin Sotoudeh, l’avvocatessa iraniana per i diritti civili, secondo quanto riferisce la famiglia, è stata condannata a 38 anni di prigione e 148 frustate per aver sostenuto la causa anti-velo. Questa video performance è intitolata a Medusa (in greco, guardiana/ protettrice), una delle Gorgoni della mitologia Greca, donna condannata per il suo aspetto e i capelli a forma di serpente. E per concludere desidero sottolineare la tonsura di monache e monaci e la nota trasgressione che il Manzoni ci racconta a proposito della cosiddetta “signora” ovvero la monaca di Monza: «e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento».

Frame dal video “Medusa” di Francesca Leoni, 2024, courtesy Vertov Project, ph Mike Cimini

Sara Papini: Come nasce l’idea di questo ultimo video? A cosa ti sei ispirata?
Francesca Leoni: Non è la prima volta che una mia opera nasce da fatti di cronaca, anche altri lavori che ho realizzato con Davide[1] per esempio, sono stati ispirati da ciò che stava accadendo intorno a noi in quel momento. È successo che in Iran le donne hanno iniziato a protestare perché una ragazza è stata picchiata e successivamente è morta perché non aveva indossato il velo correttamente. In quell’occasione la rete ha risposto e hanno tutte iniziato a tagliarsi ciocche di capelli in segno di protesta e solidarietà. I capelli hanno una funzione politica, religiosa, simbolica, che spesso viene tralasciata. Così ho deciso di scegliere sette donne simboliche per creare questa performance sui capelli. Ognuna di loro, oltre ad aver performato, mi ha anche raccontato la propria storia personale legata ai capelli. Il video ha richiesto molto tempo, sia per l’idealizzazione sia per il montaggio. È stato, infatti, girato circa un anno fa. Ci ho messo più di nove mesi a completarlo perché è stato estremamente complesso riuscire a capire quali pezzi di storie di queste donne meravigliose scartare. Mi ero innamorata di tutto quello che vedevo e sentivo.

Frame dal video “Medusa” di Francesca Leoni, 2024, courtesy Vertov Project, ph Mike Cimini

La parte musicale come è stata realizzata?
Ho deciso a circa metà montaggio che il suono sarebbe stato creato da un compositore e non da un sound designer come di solito facciamo per i nostri lavori di videoarte. Ho ingaggiato il compositore Fabrizio Sirotti. Così da metà montaggio in poi abbiamo iniziato a lavorare insieme. È stata una bellissima collaborazione. Stessa cosa vale per la collaborazione che è avvenuta con Walter Molfese, direttore della fotografia. A lui ho dato solo suggerimenti, ma è stato lui ha scegliere questi colori molto forti, intensi e di questo lo ringrazio. Tornando al montaggio audio, c’è un momento dove le voci di tutte le donne coinvolte è sovrastante, per poi passare al silenzio. In quell’attimo la voce di una è in realtà quella di tutte. Questa unione che si crea alla fine rappresenta per me il fatto che non importa dove e come, ma il problema di una è il problema di tutte. Chiaramente tutte insieme siamo più potenti.

Frame dal video “Medusa” di Francesca Leoni, 2024, courtesy Vertov Project, ph Mike Cimini

Come è stata fatta la scelta delle performer?
Sono tutte donne che conosco e che avevo già individuato quando ho iniziato a immaginare il video. La cosa straordinaria è che hanno tutte accettato. Le ho scelte perché avevano caratteri diversi, fisionomie diverse, capelli diversi. All’inizio non ci doveva essere una narrazione, ma doveva essere solo un lavoro performativo. Il punto è che avevano tutte una bellissima storia da raccontare. È stata una vera e propria traccia per me, che non potevi non seguire. Dovevo includere quelle storie all’interno del video. Chiaramente non ho fatto un’intervista, ma ho raccolto solo in audio le loro narrazioni e le ho fatte performare separatamente, andando poi a mixare tutto in montaggio. Le loro risposte, infine, le ho ascoltate dopo la loro performance e devo confessare che molte mi hanno sorpresa. Sono emerse storie toccanti ed estremamente intime. Sono felice di averle lasciate libere di raccontarsi, sia fisicamente sia con le parole.

Frame dal video “Medusa” di Francesca Leoni, 2024, courtesy Vertov Project, ph Mike Cimini

Era dal 2021 che tu e Davide non tornavate a produrre video, come è andata? Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Esattamente, il nostro ultimo lavoro è stato “Eco”, sono passati più di due anni dalla sua uscita. Il prossimo progetto che abbiamo in mente è incentrato su dei quadri e toccherà l’ambiente, tema che a noi sta molto a cuore. Abbiamo già iniziato la pre-produzione, speriamo entra metà anno di completarlo.  Inoltre, come già sapete, ci sarà Ibrida Festival, quest’anno alla sua nona edizione e chiaramente abbiamo in serbo molte novità. Quest’anno, infatti, i due premi di Ibrida, sia quello nazionale che quello internazionale, sono l’acquisizione dell’opera da parte di un’importante collezione di videoarte brasiliana: collezione Herdzog. Un’occasione unica per tutti gli artisti che parteciperanno al festival! Il programma ufficiale uscirà tra circa un mese, la programmazione è quasi ormai chiusa. A breve potremo dirvi di più!

[1] Davide Mastrangelo, assieme a Francesca Leoni, compone il duo Leoni & Mastrangelo

Info:

www.vertovproject.com
ibridafestival.it


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