Naturalia et Artificialia

Occasione per riflettere sulla relazione tra ambiente privato e produzione artistica, tra oggetto creativo e forme della natura, tra ordinario e sorprendente, è Naturalia et Artificialia, mostra curata da Dimora Artica, allestita presso Ca’ Marsala, splendida abitazione situata nel centro di Bologna. Inserita all’interno dell’ambiziosa Design Week di fine settembre, la mostra si ritaglia il suo spazio visionario in cui raccoglie undici opere d’arte, tutte diverse per forme ed implicazioni, realizzate da cinque giovani artisti italiani e racchiuse, tutte insieme, in un’affascinante wunderkammer.

“Invenzione” rinascimentale, la wunderkammer è un luogo privato che ospita oggetti stravaganti di provenienza e tipologia eterogenee, un “teatro” originale ed unico in cui il collezionista mette in scena la propria curiosità. Affinché essa stimoli la curiosità dei suoi ospiti.

Ed è proprio questo il significato innescato nel percorso artistico voluto da Dimora Artica: nello spazio “intimo” di una casa, Naturalia et Artificialia crea il suo personalissimo teatro dove s’incontrano oggetti che, mediante il gesto dell’artista che s’imprime sulla “natura”, rimodulano il reale.

L’effetto “meraviglia”, intrinseco nel concetto di wunderkammer, diventa qui ponte tra lo spazio privato e ogni singolo micromondo rappresentato dalle opere d’arte. Si aprono, dunque, undici nuovi luoghi da esplorare, in cui il visitatore può immergersi mentre percorre le stanze della casa di via Marsala.

Sono luoghi inattesi quelli Rotolo n. 7 e Fuori campo di Diego Soldà, installazioni che richiamano forme note appartenenti al reale, ma che lo reinventano sorprendendo. Risultato di accumulazioni di materia e colore, le due opere si configurano come inatteso bilanciamento tra ripetizione di gestualità sempre uguale a sé stessa e imprevedibilità del caso. Con una prevalenza della volontà dell’artista che genera nello spettatore l’impressione di un oggetto frutto d’artificio in cui, però, gli elementi che richiamano la natura sono evidenti (la parte colorata di Rotolo n. 7 fa pensare alla sezione interna di un tronco, allo scorrere del tempo e all’accumulazione come crescita).

Negli Inseparabili di Giovanni De Francesco, due opere che uniscono tre elementi molto diversi tra loro (ceramica, cemento e corallo), il rapporto tra naturale e artificiale è declamato, evidente già a partire dall’accostamento dei materiali, uniti insieme dal gesto consapevolmente estetico dell’artista. Così come nei lavori di Daniele Carpi in cui pietre (elementi naturali) trovano un’identità scultorea antropomorfa grazie ad innesti di quarzi, ematite e pittura. I tre busti di Daniele Carpi richiamano la figura del Polifemo omerico, ma anche paesaggi di roccia in cui è il colore a rappresentare l’elemento di meraviglia.

Più orientate verso il paradosso, l’artificio, il mediale, sono le installazioni di Andrea Martinucci che già dal titolo rivelano la loro natura composita proveniente più dal mondo virtuale che dalla realtà empirica: 28012018.jpeg e 24042018.jpeg sono nomi di file su un computer, ma anche date di realizzazione. Indicano il tempo, ancora una volta, e la volontà dell’artista di costruire nuovi sensi a partire da crasi di immagini di diversa provenienza a cui si accostano anche altri materiali, tutti artificiali (plastica e neon).

A metà strada tra riflessione sulla natura, umana questa volta, e paradosso, sono le sculture in ceramica smaltata di Francesco Pacelli, visivamente spiazzanti e concettualmente potenti: un teschio, memento mori con tre bulbi oculari, e due piedi che condividono un unico alluce che li unisce per l’eternità impedendo, di fatto, il naturale movimento motorio. Due allucinazioni che rovesciano il naturale ordine delle cose tramite l’artificio posticcio del sogno-incubo dell’artista.

Natura ed artificio, non a caso il titolo della mostra, si originano “dalla medesima spinta creatrice, che si sviluppa nell’attività dell’uomo come nell’evoluzione della vita, generando una realtà in divenire, costantemente in formazione”. In quest’ottica “i lavori degli artisti s’inseriscono tra gli arredi dello spazio e in rapporto con essi, facendo dell’ambiente domestico un luogo in cui si aprono delle metaforiche finestre sull’altrove, occasioni di evasione e insieme di conoscenza del reale nella sua complessità”.

Info:

Naturalia et Artificialia
a cura di Dimora Artica
25-29 settembre 2018
Ca’ Marsala
via Marsala 34
ingresso su invito

Giovanni De Francesco, Inseparabili, 2017, cemento, ceramica, corallo

Daniele Carpi, Nehmen #5, 2017, poliuretano, pietra, pittura a olio, acrilico

Francesco Pacelli, I have ogten the impression that distraction is the best way to escape, 2018, ceramica smaltata e porcellana, acrilico, resina, legno

Diego Soldà, Rotolo n7, 2016, tempera a strati su perno in acciaio