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Nebula. Il tentativo di Francesco Pedrini di ascoltare il cielo

La quantità di corpi luminosi che abitano l’Universo è infinita e impossibile da definire. Tuttavia, in un cielo notturno anche se pieno di stelle, l’uomo non sarà abbagliato dalla loro luminosità ma accecato dal buio che le avvolge. Nell’universo in espansione, infatti, le galassie si allontanano così velocemente che la loro luce non potrà mai raggiungere lo sguardo di chi le osserva, eppure, come sostiene Giorgio Agamben, “contemporaneo è colui che percepisce il buio del suo tempo come qualcosa che lo riguarda e non cessa di interpellarlo, cercando di essere puntuale ad un appuntamento che si può solo mancare”.

Affascinato dal cielo come spazio del sublime e dell’evento inaspettato, Francesco Pedrini presenta per Nebula – mostra personale alla Galleria Milano curata da Alessandra Pioselli e visibile fino a fine aprile – un corpus di lavori nati da una profonda e intima osservazione del cielo. Come scrive la curatrice, quello dell’artista “è un abbassamento dello sguardo sulla linea dell’orizzonte che dalla lontananza celeste riporta fino a noi, sulla terra nell’atmosfera, tra il vento e le nebbie…”, dalle nebulose fino ai vapori e polveri dei tornado. La mostra si compone di due serie di disegni, due lavori fotografici e una proiezione con tre diapositive. Quest’ultima, Laser, nasce durante un viaggio nel deserto di Atacama, in Cile, a oltre 2.500 metri di altitudine. In una condizione di totale cecità, Pedrini fa esperienza della massima luminosità stellare all’interno dell’Osservatorio Astronomico Paranal e, nel completo silenzio, blocca il passaggio di un fascio luminoso che simula il comportamento di una stella, trasformando la realtà osservata in una immagine dai tratti suprematisti. Anche Until #5 nasce dall’osservazione scrupolosa del cielo, in questo caso del Campo de Piedra Pomez in Argentina, a 4000 metri di altitudine. Qui, in un paesaggio dai tratti lunari e in una particolare condizione metereologica, l’artista ha atteso per ore l’apparizione e la scomparsa di una nuvola. Un istante inafferrabile, “un’epifania inversa in un luogo dove il nulla e l’infinito si toccano”. Soprattutto, è con la serie Ascolto #1 #2 #3 che l’artista si muove dall’osservazione del cielo ad un atto di puro ascolto. Traendo spunto dai sound locator, strumenti inventati alla fine dell’Ottocento per ascoltare il cielo, Pedrini ne costruisce uno proprio: una sorta di quadro bianco sagomato che, utilizzato come una protesi del proprio orecchio, gli permette di captare i suoni di specifici luoghi avvolti dalla nebbia, dove il “paesaggio è nulla o infinito”. Eppure è con il disegno che l’esperienza del viaggio, e quindi del camminare, si trasforma in un esercizio di profonda conoscenza della materia di cui è composto l’Universo. Le serie Tornado #2 #3 #4 e Nebulae #1 #2 #3 #4 #7 sono testimonianza di un’azione lenta, che rende tangibile su carta due elementi tanto eterei quanto sfuggevoli come lo sono i due ammassi di materia. Le immagini, questa volta tratte da siti specializzati, sono invertite in negativo e realizzate con polvere di grafite, carboncino e pigmenti neri su uno sfondo bianco. Ribaltando in questo modo la consueta percezione di un cielo notturno, le immagini fatte con gli stessi materiali con cui è composto l’Universo, bloccano sulla carta delle forme che sono esistite solo per un istante.

Nebula, mostra personale di Francesco Pedrini a cura di Alessandra Pioselli
Galleria Milano
Via Manin 13, Via Turati 14 – 20121 Milano
Periodo espositivo: venerdì 11 marzo – fine aprile 2016
Orari: da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
Ingresso libero

Francesco Pedrini, Nebulae #4, 2016. Grafite, carboncino, pigmenti su carta Kozo, cm 42 x 59

Francesco Pedrini, Ascolto #1, 2016. Stampa su pura cellulosa, cm 53 x 80

Francesco Pedrini, Nebulae #2, 2015. Grafite, carboncino, pigmenti su carta Kozo, cm 42 x 59

Francesco Pedrini, Nebulae #3, 2015. Grafite, carboncino, pigmenti su carta Kozo, cm 42 x 59

Francesco Pedrini, Tornado #2, 2016. Grafite, carboncino, pigmenti su carta Kozo, cm 31,2 x 44,5


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