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Nicolò Cecchella, Darren Harvey-Regan, Marco Maria...

Nicolò Cecchella, Darren Harvey-Regan, Marco Maria Zanin. Impronte

La peculiare bidimensionalità della fotografia ha creato nella sua maturazione storica più facili accostamenti verso la pittura, definendone addirittura le casistiche (ritratto, paesaggio, still life, ecc.) e spesso incoraggiando reciproci rimandi, tutt’oggi molto in voga, tra caravaggismi e suggestioni rinascimentali per quanto riguarda i fotografi, e l’infatuazione per gli allestimenti fotografici da parte degli artisti di altra formazione. Le ibridazioni non mancano mai.

Per quanto riguarda la scultura il rapporto diventa più ricercato, pur avendo radici lontane, ma determina aperti campi di ricerca: necessita una tappa d’esplorazione la ben riuscita Impronte, a cura di Angela Madesani, presso la galleria Passaggi arte contemporanea di Pisa. Un trittico di artisti risolutamente ferrati sul tema, dai percorsi distinti eppure capaci di creare risultati sontuosamente omogenei quasi a suggerire l’idea di un solo show: un amalgama opportuno all’immagine simbolica della rifrazione, dove il prisma terribile e divino (trascendente) raduna tutte le cromie in luce pura e lineare.

Luce e percezione sono sinonimi propri del lavoro di Nicolò Cecchella, presente con l’opera Volto Terra (2015-2017), fulcro della mostra, calchi in terracotta delle sue stesse fattezze intrisi di riferimenti poetici e scientifici (per brevità, si pensi alla maschera di Pirandello e al fenomeno ottico del vaso di Rubin) nonché probabile suggeritore del titolo della mostra per l’efficace sintesi formale di entrambi i macrosistemi interessati, quello della scultura e della fotografia. L’impronta, infatti, è il momento materializzante per eccellenza, denunciando l’intenzione della collettiva a scavare (o levare, se piace) per avvicinarsi alle origini della materia, intesa sia come sostanza fisica che disciplina trattata, per raggiungere gli archetipi formali e simbolici dell’indagine artistica, senza privarsi di richiami metalinguistici, toccando anche altri ambiti tecnici come la letteratura e l’incisione artistica.

Quest’ultima è il significante leit motiv di tutte le opere esposte con echi suggeriti, come l’accostamento tra Traccia (2016-2017) del già citato Cecchella e Per un’incisione di indefinite migliaia di anni (1969) di Giovanni Anselmo, e vere e proprie citazioni notabili nelle fotografie di Marco Maria Zanin dai soggetti di matrice morandiana. Zanin attua un intrigante processo romantico estetizzando macerie architettoniche e utensili da lavoro rurale, ponendo un accento mistico piuttosto rilevante, elevando gli oggetti a feticcio e seguendo una diffusa e pertinente inclinazione contemporanea verso un archeologia del presente (sulle orme di Giovanni Urbani): oltre la grafica, opere come Sintomo III (della serie Ferite/Feritoie) rimandano ad una certa fotografia nobile (vengono in mente Mechanical Form di Hiroshi Sugimoto o il più specifico Beauties of the common tool di Walker Evans) in perfetta sincronia con la proposta Rephrased I (2013) di Darren Harvey-Regan, artista inglese votato all’indagine fotografica tra l’oggetto e la sua rappresentazione. A differenza degli altri due membri della collettiva, dalla cifra decisamente più umanista e antropologica, la ricerca di Harvey-Regan contempla un rigore analitico incentrato sui dilemmi percettivi dell’occhio umano, soprattutto sulla natura materico-formale dell’oggetto, eppure risulta capace di stimolare valori estetici e non privarsi di qualche ascendente poetico; non a caso l’autore cita spesso tra le sue fonti di ispirazione il noto bulino Melancholia (1514) di Albrecht Dürer. Ritorna l’incisione, c.v.d.

Nel complesso, l’esposizione ha un ottimo respiro e un allestimento brillante, senza negare la monumentalità dei lavori dolmenici di Harvey-Regan o la naturalezza delle opere di Cecchella piuttosto che l’autonomia meditativa del Zanin, nonostante la concentrazione dello spazio della galleria. Sbilanciandosi, una delle mostre più compiute dell’anno, già in odore di Biennale, connotata da una linea attenta e autentica ma comunque suggestiva, cui sembra adeguato coniare il termine Romanticismo Relazionale.

Luca Sposato

Info:

Nicolò Cecchella, Darren Harvey-Regan, Marco Maria Zanin. Impronte
a cura di Angela Madesani
dal 9 marzo al 25 maggio 2019
Passaggi – arte contemporanea
via Garofani 14, 56125, Pisa
info@passaggiartecontemporanea.it – www.passaggiartecontemporanea.it

ImpronteImpronte, veduta parziale della mostra. ph. Nicola Belluzzi, courtesy Passaggi Arte Contemporanea

ImpronteImpronte, veduta parziale della mostra. ph. Nicola Belluzzi, courtesy Passaggi Arte Contemporanea

Darren Harvey-Regan, The Erratics – Wrest#3 e The Erratics – Wrest#7, 2015. ph. Nicola Belluzzi, courtesy Passaggi Arte Contemporanea

Marco Maria Zanin, Natura Morta IV, 2015, stampa fine art su carta cotone, 60 x 75 cm. ph. courtesy dell’artista

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