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Padri e Figli: straperetana 2022 e la creatività della memoria

L’abaco, oggetto anticamente costituito da argilla e piccoli dischetti di pietra, nella sua naturale funzione ha ancora il compito di misurare e svolgere operazioni aritmetiche attraverso i calculi, sebbene sia oggi sostituito dai dispositivi tecnologici. Ogni dischetto aveva un valore numerico specifico che, sommato o sottratto a quello precedente, seguiva un andamento lineare sequenziale. Rovesciare l’abaco comporta, dunque, un ribaltamento concettuale dei due poli estremi: ciò che è inizio diventa fine e viceversa.

«L’abaco rovesciato», è il titolo della sesta edizione di straperetana, rassegna d’arte contemporanea inaugurata lo scorso 16 luglio all’interno di Palazzo Maccafani di Pereto (AQ). Curata da Saverio Verini, Matteo Fato e la Galleria MONITOR, con un ragionamento analogo la collettiva rompe i canoni convenzionali propri dell’icona del maestro, che può essere sostituito simbolicamente da diverse entità soggettive di riferimento. È stato chiesto, infatti, a cinque artisti (Riccardo Baruzzi, Margherita Moscardini, Alek O., Cesare Pietroiusti, Namsal Siedlecki) di scegliere «un modello o una figura seminale nel proprio percorso».

La responsabilità dell’opera d’arte, quando non è auto-espressione dell’artista, risiede nella «salvezza dell’altro, […] in quanto protegge sé stessa dal fissarsi nella sua semplice presenza»[1]. Creare un’opera completamente libera da una corrispondenza precedente o esterna, al fine di seguire l’idea di “nuovo” e “originale” che la logica della moda e del mercato impongono, riduce la stessa a un mero oggetto di consumo.

Il termine “originale”, però, deriva dal latino originis, espressione che definisce ciò che è in prossimità con l’origine. Un’opera d’arte, dunque, si definisce tale quando essa risulta essere profondamente legata con la sua origine e con il suo principio materico formale. Questa, nel manifestarsi agli occhi dello spettatore diventa, dunque, una nuova immagine visiva, il cui scopo è quello di arricchire la propria memoria storica.

Questo legame con una corrispondenza artistica originaria non vuole però rimanere adagiato stoicamente nel suo podio di prestigio, ma, nel trovare punti di contatto con la contemporaneità, vuole essere confutato, eguagliato, se necessario, “rovesciato” e alle volte, quindi, confermato. Non è un caso che gli artisti presenti in mostra creino opere definite “seminali”, tali da creare «Le condizioni affinché l’arte possa riprodursi, proliferarsi, estendersi e continuare nel tempo».

I Giunchi e gli Spaventapasseri di Riccardo Baruzzi, sono forme sottili, semi-antropoforme ma aliene, inserite all’interno della prima sala, sospese e leggere, esse rievocano un’immagine onirica delle aree rurali di Ravenna, trovando poi definizione attraverso le fotografie, prese dalla raccolta Di palo in frasca (ed. Lugo Land, 2015), di Marcello Galvani. Il ricordo condiviso del maestro Guido Guidi diventa per i due artisti uno stimolo sinergico, espressivo della loro fascinazione per la qualsiasità propria di quei luoghi marginali e anti-spettacolari della campagna rurale romagnola.

L’attaccamento nei confronti della terra nativa e dello scenario domestico viene espresso anche dagli objets trouvés di origine industriale che l’artista argentina Alek O. adagia e assembla a terra per moduli. Plafoniere industriali luminose e piccole volumetrie composte da maioliche di scarto – oggetti scultorei di O. – diventano, con approccio ludico e ironico, architetture autonome e identità vive per i piccoli marchingegni autoprodotti e le nuove creature organiche naturali che Diego Bianchi inserisce fra loro.

È attraverso una corrispondenza letteraria che Cesare Pietroiusti ha scelto di dedicare un suo tributo a Pietro Manzoni, non solo suo modello di riferimento, ma uno dei padri dell’arte concettuale italiana. All’interno dell’Androne dello storico palazzo, Il Socle du Monde (1961), la riproduzione fotografica di Henk Peeters del celebre cubo manzionano, viene affiancato a un testo-omaggio che Pietroiusti pubblica all’interno della copia originaria di «Rivista di Psicologia dell’Arte» (1981) interpretandone la poetica.

La creatività artistica, seppur amatoriale, delle nonne di Namsal Siedlecki diventa fonte di ispirazione per la creazione delle sue opere. La Deposizione, scultura sottoposta a processo di pietrificazione che Siedlecki ha realizzato e inserito all’interno del Mezzanino, viene resa omaggio affettivo non solo per la serie di autoritratti in rame realizzati dalla nonna Sofia Bentick, ma anche per le diapositive che la nonna Joan Hudson, invece, realizza per le strade di New York.

A conclusione del percorso espositivo, all’interno del palazzo domina come tematica primaria il concetto di “appartenza” che l’artista Margherita Moscardini esprime con Inhabiting without belonging. L’opera in bronzo giace assertiva a terra, all’interno del Cisternino come se fosse il titolo dell’opera filmica (Launch of the Ocean Wave: Los Angeles to Cape Cod/July 1975) che, Bas Jan Arder, l’artista olandese scelto da Moscardini, realizza in occasione del suo viaggio in mare aperto lasciatoci come ultima testimonianza prima della sua scomparsa.

È con forte carica poetica che le opere delle due artiste abruzzesi, Lea Contestabile e Daniela D’Arielli, si inseriscono tra le vie del borgo di Pereto, connesse fra loro inconsapevolmente attraverso l’uso condiviso del filo rosso, simbolo dell’“appartenere” per eccellenza. Se in Contestabile, la memoria trova il suo massimo impatto attraverso la potenza della parola (Un paese ci vuole) tessuta su pietra, nell’opera di D’Arielli l’elemento primordiale dell’acqua evoca il senso di appartenenza attraverso una poesia di Wiskawa Szymborska, che l’artista ricama su due stendardi.

Giulia Pontoriero

[1] Byung-Chul Han, La salvezza del bello, trad. a cura di Vittorio Tamaro, Nottetempo, Milano, 2019, p.83.

Info:
AA.VV., straperetana 2022 – L’abaco rovesciato
a cura di Saverio Verini e Matteo Fato
16/07 – 28/08/2022
Palazzo Maccafani e Galleria Monitor, Pereto (AQ)
Piazza Maccafani, 5

Riccardo Baruzzi / Marcello Galvani – Veduta dell’installazione a straperetana 2022 – L’abaco rovesciato, Palazzo Maccafani, Pereto (AQ), Photo Credits: Giorgio Benni

Alek. O. / Diego Bianchi – Veduta dell’installazione a straperetana 2022 – L’abaco rovesciato, Palazzo Maccafani, Pereto (AQ),Photo Credits: Giorgio Benni

Lea Contestabile, Un paese ci vuole, 2022. Ferro, tessuto, dimensioni variabili. Courtesy: l’artista

Margherita Moscardini / Bas Jan Ader – Veduta dell’installazione a straperetana 2022 – L’abaco rovesciato, Palazzo Maccafani, Pereto (AQ), Photo Credits: Giorgio Benni

Cesare Pietroiusti / Piero Manzoni – Veduta dell’installazione a straperetana 2022 – L’abaco rovesciato, Palazzo Maccafani, Pereto (AQ),Photo Credits: Giorgio Benni


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