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Paola Tassetti. Psicogeografie emozionali lungo l...

Paola Tassetti. Psicogeografie emozionali lungo le vie dell’Anima Mundi

Il fare arte di Paola Tassetti è forse, più di tutto, un fare anima. Un viaggiare quindi, infaticabile e continuo tra il presente e il passato, la cultura e la natura, la mente e il corpo. Un’odissea contemporanea che esplora e dà nuova forma a territori fisici e paesaggi mentali.

La mostra Iconema. Ipertrofie naturali a cura di Massimo Vitangeli, presso lo Spazio K nel Palazzo Ducale di Urbino, condensa in maniera significativa il modo di procedere proprio dell’artista.

Entrando nel salone della grande cucina lo sguardo viene irresistibilmente catturato dalla vorticosa presenza dell’opera Iconema. Sul pavimento, in forma concentrica, a richiamare la poetica dei gironi danteschi, si mescolano tracce vegetali, elementi minerali, oggetti anatomici e di vita quotidiana, sculture in gesso di Afrodite, Eros e Pitino, frammenti della storia individuale dell’artista. Al centro della composizione un utero, a simboleggiare l’atto della fecondazione e della generazione. Tutto è scrupolosamente raccolto e trovato da Paola Tassetti in viaggi e peregrinazioni su e giù per la penisola. Come Telesforo, dio etrusco tutelare del viaggio, attraversa boschi e montagne, gipsoteche e archivi, coste marine e luoghi sconosciuti. Queste raccolte minuziose e scientifiche sono gli atti primi che generano l’opera. Un intreccio anatomico-vegetale, che si sviluppa in una circolarità misteriosa, capace di condensare la memoria collettiva e quella individuale, restituendo una psicogeografia emozionale dell’ambiente e della cultura.

L’archivio mineralogico è composto da due vecchie scale in legno ottocentesche e da un cassetto che contiene al suo interno una tavola del 1774. L’artista interviene e modifica sia la tavola sia le scale. Le sezioni rocciose sulla carta prendono la forma di membri maschili umani ossarili. Dalla pietra centrale scaturisce invece un fiore aperto, sorgente di vita e di fecondazione. Dentro le scale si osservano pietre raccolte tra il Trentino, il Conero, la Toscana e i Monti Sibillini. Gli elementi minerali sono uniti tra loro da triangolazioni create con il filo, che restituiscono l’impressione di una forma scheletrica. In cima ai gradini sostano presenze vegetali, sempre provenienti dai rituali di raccolta che contraddistinguono l’azione artistica di Paola Tassetti.

Un trittico è poi composto da tre tavole anatomiche e botaniche rielaborate. Nella prima, riguardante la fecondazione di fiori monocotiledoni e dicotiledoni, l’artista modifica gli elementi naturali grazie all’inserimento di occhi, orecchie, vagine, lingue e cellule. Nella seconda, che tratta la disseminazione e la germinazione dei frutti e dei semi, viene utilizzato uno schema compositivo simile. Questa volta però gli innesti anatomici non hanno un sapore umido, bensì un aspetto calcificato. I frutti e i semi sono intrecciati a membri ossarili maschili. Il gioco che si crea è quello di una contrapposizione dolce e intelligente tra l’accoglienza del femminile e la durezza del maschile. La terza tavola si concentra quasi esclusivamente sugli occhi, i grandi artefici della visione naturale e artistica. La tela diventa un vero e proprio inno all’apparato lacrimale e alla potenza creatrice che questa dimensione organica esprime e contiene. Gli occhi del resto sono i grandi alleati dello spirito qui sulla Terra.

L’opera Privus Naturante catapulta lo sguardo in uno spazio onirico e antico, sensuale e religioso, anatomico e vegetale. Un uomo è seduto su una pietra, sullo sfondo un arco e resti arcaici. Il volto umano della figura ha lasciato il posto ha un’esplosione floreale dalle tinte rosse, verdi e bianche. Anche l’apparato venoso ha subito dei cambiamenti, ora assomiglia a un sistema linfatico vegetale, rubino e sgargiante. Nella mano destra il teschio della vanitas si trasforma in un fiore bianco, bianchissimo. L’horror vacui proveniente dalla meditazione sulla morte lascia il posto alla contemplazione di una fioritura, di una vita sorgente e sensuale. La tela è sostenuta da un porta flebo metallico, ritrovato in un ex-ospedale psichiatrico. In alto un’ampolla rovesciata, da cui forse gocciola la pozione naturale e magica che dà nuova vita e forma all’uomo del dipinto, alchimia contemporanea. Ai piedi dell’opera, sul pavimento, si appoggiano delicatamente meravigliosi fiori rosa, per ricordarci che l’anima e il cuore possono fiorire in ogni tempo e in ogni luogo.

La mostra chiude il suo cerchio con un’installazione dal tono mistico e religioso, all’interno del camino: Humanus Fumus. Un’antica struttura in ferro arrugginito ospita una composizione circolare. Un grande occhio è immerso nell’erba verde. Dalla sommità del bulbo oculare fuoriesce un fumo rossastro, che squarcia la serenità della visione. Forse il mondo è sull’orlo del collasso? Forse solo la bellezza senza riserve lo potrà salvare? Sopra all’occhio una foglia di palma secca con al centro fiori rosa. Ai piedi un cassetto in legno contiene pietre bianche e grigie, una stuoia giapponese finemente decorata ci invita a inginocchiarci, come in un rito, per contemplare e sognare la forza resistente e liberante dell’Anima Mundi che Paola Tassetti racconta e dispiega.

Info:

I C O N E M A

Rassegna – Il Tempo Dello Sguardo
A cura di Massimo Vitangeli – Peter Aufreiter

Paola Tassetti
Dal 5 settembre al 13 ottobre 2019 (Grande Cucina Palazzo Ducale Urbino) SPAZIO K

Paola Tassetti, Archivio Mineralogico Ossarile, 2019 Legno Roccia Herbarium Ph. Wilson Santinelli

Paola TassettiPaola Tassetti, Iconema, 2019. Reliquario psicogeografico Diametro installazione 6M Oggetti prelevati dalla realtà ampolle urne cofanetti vetro piante essiccate anatomia gomma gesso archivi vegetali Ph. Paola Tassetti

Paola Tassetti, Trittico. Studi di Microbiologia Anatomica, 2019 85×120 Ph. Paola Tassetti

Paola Tassetti, hūmānus fūmus – the human condition. EMBLEM X 2019 Canvas Ferro Legno Roccia


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