Per un Mucha senza tempo

Timeless Mucha – Mucha to Manga: the Magic of Line è l’evocativo titolo di questa mostra itinerante che, dal 13 luglio 2019 al 29 novembre 2020, sarà visitabile in alcune delle maggiori città del Giappone: Tokyo (Bunkamura Museum of Art), Kyoto (Museum of Kyoto), Sapporo (Sapporo Art Museum), Nagoya (Nagoya City Art Museum), Shizuoka (Shizuoka Prefectural Museum of Art), Nagano (Matsumoto City Museum of Art).

Organizzata dalla Mucha Foundation, in collaborazione con Nippon Television, presenta circa 250 lavori fra manifesti, disegni, bozzetti e illustrazioni del grande artista Ceco (anche se molti lo credono francese, Alfons Mucha è nato in Moravia, a Ivančice, nel 1860), alcuni oggetti d’arte appartenenti alla sua collezione privata, fra cui stampe giapponesi, di cui era appassionato estimatore. Infine tutta una serie di lavori che, a partire dagli anni Cinquanta, sono stati realizzati da artisti giapponesi seguendo, in maniera pedissequa, la sua movenza stilistica, tanto che, a un occhio non allenato, risulta difficile, se non addirittura impossibile, cogliere le differenze.

E i Manga? Ci sono anche loro, spessissimo ispirati da Mucha e dall’Art Noveau (come pure lo sono state alcune illustrazioni di fumetti della Marvel, da Daredevil a Capitan America).

Il percorso espositivo misura come la sua eredità abbia influenzato la cultura rock psichedelica degli anni Sessanta negli Stati Uniti e nel Regno Unito (copertine di dischi e manifesti, da quello dei Rolling Stones in concerto per il Tour del 1969 a quelli, per i  Grateful Dead, del mitico locale musicale Avalon Ballroom di San Francisco, fra il 1966 e il 1969)  e poi anche, negli anni Settanta e ancora oggi, a ottanta anni dalla sua morte, i Manga e gli Anime giapponesi.

In effetti Mucha, nella Parigi di fine Ottocento, scopre l’arte giapponese, ne studia i principi, si innamora del motivi vegetali, delle lacche, delle stampe ukiyo-e di Hokusai e Hiroshige (con le loro immagini del mondo fluttuante) e riesce poi, in maniera sorprendente, a rielaborare il tutto creando uno stile “occidentale”, originale e innovativo.

Lo stile Mucha, per l’appunto: la cui genesi parte dai morbidi motivi a onda della Scuola Rinpa (secolo XVII), dagli Iris e dalle foglie d’acero, dal drappeggio degli Yukata, dalla voluttuosa sensualità delle cortigiane di Yoshiwara e degli altri quartieri del piacere.

Un grande Amore, il suo, totalmente ricambiato dai giapponesi.

Non a caso la seconda più grande collezione di opere di Mucha (con i soli due originali esistenti al mondo) – poster, dipinti ad olio, schizzi e gioielli (fra cui anche il noto “Snake Bracelet and Ring” 1899, realizzato a smalto, oro, opale, diamante) – è stata collezionata, con certosina pazienza e decenni di ricerca e impegno, dall’industriale Kimio Doi e poi donata alla città di Sakai (nella Prefettura di Osaka).

Grandi pittori suoi contemporanei, come Takeji Fujishima e Hiromitsu Nakazawa, ne hanno subito la fascinazione.

Nel dopoguerra nasce, con ottimi risultati, addirittura una scuola “di stile Mucha”, capace di produrre opere quasi indistinguibili da quelle del Maestro.

Prepotente l’influenza dell’artista Ceco nella produzione dei Manga (del resto anche l’immenso Katsushika  Hokusai è, unanimamente, considerato il primo “fumettista” della storia), soprattutto nel genere Shōjo, quello, per intenderci, che si concentra su emozioni e relazioni romantiche e dedicato, specificatamente, ad un pubblico femminile giovane (per esempio, Candy Candy, Mars o Lady Oscar).

Insomma, arte per sempre, che, come l’Araba Fenice si rigenera e, come Proteo, muta forma. Senza tempo, perché al Tempo si adatta, restando sempre fresca e attuale.

Se per il Dio Anubis (La macchina infernale, Jean Cocteau) “il tempo degli uomini è Eternità Ripiegata” per Alfons Mucha, allora, “il tempo è una Eternità Perenne”. Il Tempo non trascorre: non c’è un ieri, non c’è un domani… solo un utile apprezzabile oggi.

Timeless Mucha – Mucha to Manga: the Magic of LineTimeless Mucha – Mucha to Manga: the Magic of Line. Ingresso del Bunkamura Museum di Shibuya, ph A. Andriuolo

“Fushi No Hana” (Un fiore immortale) di Yukiko Kai, 1979. Stampa giclée, ph courtesy Fondazione Mucha

Vista esterna del Matsumoto City Museum of Art, prossima tappa della mostra dedicata a Mucha e al Giappone. Courtesy Japanguide.com

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