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Pittura italiana oggi alla Triennale di Milano

Pittura italiana oggi alla Triennale di Milano

Alla Triennale di Milano la mostra “Pittura italiana oggi”, curata da Damiano Gullì, si propone come una vasta ricognizione dedicata al panorama contemporaneo della pittura, con 120 artisti nati fra il 1960 e il 2000, chiamati a esporre ciascuno un’opera realizzata fra il 2020 e il 2023. La pittura ritorna protagonista negli spazi della Triennale, ai quali è legata storicamente da almeno una mostra, “Pittura murale e scultura decorativa”, curata da Mario Sironi nel 1933 con opere di de Chirico, Carrà e Severini. A novant’anni dalla mostra che, in epoca fascista, voleva avvicinare pittura e architettura, l’istituzione milanese diretta da Stefano Boeri si prefigura di ristabilire un dialogo tra le due discipline e aprire le porte a un “progettare insieme”. La mostra vuole testimoniare che il dipinto continua a essere il mezzo espressivo prediletto da svariati artisti e artiste oggi, costruendo una mappatura “emotiva” basata su anni di ricerca, relazioni e studio visit condotte dal curatore.

AA.VV., Pittura italiana oggi, installation view, ph. Piercarlo Quecchia dsl studio, courtesy Triennale Milano

Si tratta di una pittura consapevole della sua storia, con la quale intraprende un dialogo, più che una polemica, lasciando spazio a una libertà di stile e contenuto che pone il suo sguardo sui sempre più rapidi cambiamenti dell’attualità, immersa in una dialettica fra individuo e collettività. Ne risulta una polifonia in cui coesistono voci diverse, visioni che non sentono la necessità di conciliarsi tra di loro o di aderire a correnti, dimostrando che possono convivere nello stesso spazio. L’allestimento, firmato dallo Studio Italo Rota, vuole mettere in pratica queste premesse, consentendo al visitatore di intraprendere un percorso libero, dalle molteplici possibilità. Gli spazi del piano superiore della Triennale si articolano in passaggi scanditi da pannelli modulari che rivelano e oscurano le opere al tempo stesso, avvicinando dipinti lontani nello spazio in un continuo gioco di giustapposizioni. La luce delle lampade incastonate nei pannelli vuole ricreare l’atmosfera dell’atelier d’artista, accostando gli spettatori alla dimensione laboratoriale. Ad aprire la mostra è una grande opera astratta di Gianni Politi, un portale composto da collage di blocchi di colore, sfumature, schizzi e colate che cita la pala d’altare di Tiziano della Basilica dei Frari a Venezia e guarda alla combinazione di colori puri e ai cromatismi antichi dei maestri veneti. Vengono introdotti due temi ricorrenti in molte delle opere esposte: il dialogo con i maestri della pittura del passato e il rapporto fluido fra figurazione e astrazione che si riappacificano, si mescolano e si confondono.

Da sx a dx: Pesce Khete, Senza titolo, 2021, tecnica mista su tela; Enrico David, Fossa madre, 2020, acrilico su tela, 185 x 110 cm, courtesy Triennale Milano

Il primo nucleo di opere nel sistema di pannelli è denso di colore e particolari. La figura umana è prominente e porta immediatamente l’osservatore nella dimensione dell’Io. Un alternarsi di oscurità e luce, data da colori squillanti su tonalità neon, caratterizza scene ambigue, rapporti sospesi fra personaggi che si abbracciano, si fiancheggiano o non si incontrano affatto. Nella sala a sinistra spicca per piccolo formato e semplicità delle forme La pagliacciata di Narcisa Monni. L’opera raffigura un uomo che porta una donna in spalla, gesto giocoso e affettuoso che diventa inquietante. Si avverte il peso. I due avanzano verso l’osservatore minacciosamente, sembrano zombie, anime vuote o inquiete. Stride anche la minuziosa rappresentazione della dentatura rispetto ai corpi, definiti ma abbozzati al loro interno da pennellate veloci. Da dove veniamo? Dove andiamo? La direzione non è quella giusta ma risulta impossibile fermarsi.

Da sx a dx: Narcisa Monni, La pagliacciata, 2021, acrilico su carta; Marta dell’Angelo, Grumo, 2023, olio su tela, courtesy Triennale Milano

L’opera di Pesce Khete evoca un sogno, un furor creativo e un’esplosione cerebrale al tempo stesso. Forme e colori si intrecciano e si sovrappongono, si confondono finché alcuni non prendono il sopravvento su altri, come se confluissero in un fotogramma campionato dal flusso di un Io esperienziale che cerca di essere assoluto nell’atto di definirsi. In un’altra sala, un rettangolo completamente nero spezza il susseguirsi di immagini e figure, come a invitare a una pausa di meditazione; sembra risucchiare la luce introducendo l’abisso, l’oblio, un vuoto nella memoria. Avvicinandosi, però, la superficie non si mostra uniforme, ma zigrinata e lucida, rivelando le venature del legno su cui è applicata la vernice: qualcosa non torna, la didascalia recita “Daniele Milvio, Senza titolo, tecnica mista su tela”. L’artista genovese si serve del medium per superare la materialità della tela, la sua texture, ingannando lo sguardo e innescando suggestioni tattili, tridimensionali, inscenando il monocromo.

AA.VV., Pittura italiana oggi, installation view, ph. Piercarlo Quecchia dsl studio, courtesy Triennale Milano

L’opera di Chiara Enzo, Accidente, è una piccola tela estremamente definita che raffigura una ragazza nell’atto di tirarsi su i capelli mostrando un neo sotto l’attaccatura. Il dettaglio prima nascosto dalla chioma è un segno identitario intimo che non necessita più di essere coperto. Il corpo torna nell’opera di Marta Dell’Angelo in forma di massa aggrovigliata che si moltiplica in una pluralità di membra inestricabili. In Fossa madre di Enrico David il corpo è candido e fragile, racchiuso in un’insenatura naturale, in posizione come di riposo. Il corpo invece scompare nella tela di Pierpaolo Curti lasciando l’osservatore sulla soglia del nulla. Dalla mancanza di contatto fisico con le altre persone scaturisce una riscoperta del proprio corpo, vulnerabile, imperfetto, uno diverso dall’altro. Il corpo di oggi è ferito, pieno di contraddizioni, e le opere testimoniano la funzione terapeutica della pratica pittorica, che Stefano Boeri definisce come “una forma violenta di resistenza al mondo contemporaneo, che produce manufatti molto densi, pieni di giornate, di ore”.

Pierpaolo Curti, Station, tecnica mista, 200 x 100 cm, courtesy Triennale Milano

Gli ultimi tre anni sono stati quelli della pandemia, dell’isolamento claustrofobico, e al tempo stesso delle distanze incolmabili: da un lato ci si è trovati a soffrire della mancanza del calore umano, dall’altro vi era la necessità di stare bene con sé stessi per superare questo tragico momento. Ma sono stati anche gli anni dell’attivismo, della pervasività dei social network, degli algoritmi e dell’opinione pubblica sempre più divisiva e manipolabile con l’intelligenza artificiale, che nella sua declinazione generativa mette in discussione il principio di autorialità dando origine a opere nuove a tutti gli effetti. Le opere, pur profondamente consapevoli del loro tempo, non gridano statement aggressivi, ma piuttosto si confrontano con i temi in modo delicato, senza intenzioni bellicose. Usciti dalla mostra, si ha come l’impressione di essere stati in un multiverso in cui le tele sono portali, ognuno dei quali conduce a una dimensione differente. Uno scivolare dal sogno alla realtà, dalla folla alla solitudine, poi l’assenza. Dal femminile, al maschile, al neutro. Dal confortevole all’inospitale. Dal pieno al vuoto. Come se ci fosse qualcosa tra un’opera e l’altra, uno spazio indefinito.

AA.VV., Pittura italiana oggi, ph. Enrico Boschi per Juliet, courtesy Triennale Milano

Le immagini circolano libere, indisturbate: non necessitano di giustificazione, l’una non esclude l’altra. Giustificazione inequivocabile della mostra è il dovere da parte di un’istituzione del calibro della Triennale di portare all’attenzione di più persone possibili le nuove tendenze dell’arte e sostenere la scena del suo paese. Damiano Gullì sceglie di delimitare il campo alla tela dipinta, sempre tenendo conto della sua possibilità di espandersi nello spazio. È qui che inizia il dibattito: perché la pittura e non altri media? Perché questa distinzione? Si può discutere sulla scelta degli artisti, sulla selezione delle opere e sull’allestimento ma questo è noto all’istituzione milanese, che con “Pittura italiana oggi” si propone proprio di produrre dibattito, riflessioni e discorsi.

Info:

AA.VV. Pittura italiana oggi
24/10/2023- 11/02/2024
Triennale Milano – Viale Emilio Alemagna, 6, 20121 Milano MI
https://triennale.org


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