Roberto Pastrovicchio. Un fotografo

Dopo aver visitato una bella mostra fotografica, mi fermo a bere un caffè in compagnia di Roberto Pastrovicchio nell’incantevole cornice dello storico Caffè San Marco di Trieste. Mi preme conoscere la sua opinione sullo stato attuale della fotografia professionale in Italia. Roberto è un fotografo pubblicitario specializzato nello still life. Essenziale e minimalista, nella sua opera ricerca con assiduità quello che lui stesso definisce silenzio estetico.

Mentre studia geologia all’Università, si rende conto che scoprire il mondo attraverso la ricerca e l’esplorazione non gli basta più. Sente il bisogno di creare in prima persona e riconosce infine nella fotografia il suo mezzo privilegiato di espressione.

Dalla geologia alla fotografia: a cosa è dovuta questa svolta? Suppongo che in quegli anni la fotografia non offrisse più grandi sbocchi lavorativi…
Negli anni dell’Università, la fotografia mi serviva sia per documentare i miei studi sul campo sia per preservare il ricordo dei paesaggi mozzafiato che avevo la fortuna di ammirare. Pian piano, però, sono rimasto affascinato dalla possibilità di poter esprimere in modo artistico un mio personale modo di vedere il mondo. All’epoca non mi ponevo domande sulla situazione professionale della fotografia, ero troppo intento a studiare le immagini dei grandi maestri di questa arte.

Quindi, sei professionista da quando?
Ho iniziato come assistente in uno studio fotografico della mia città specializzato in fotografia di scena e spettacolo. È stata una “gavetta” fondamentale per imparare a fotografare in condizioni difficili, prima in pellicola e poi in digitale. Sono poi passato alla fotografia di studio in un’agenzia pubblicitaria in cui mi sono dedicato principalmente allo still life e alla fotografia pubblicitaria. Nel 2005 ho capito che era arrivato il momento di seguire una mia strada personale e ho aperto il mio primo studio fotografico.

Secondo te il mestiere del fotografo è gratificante oggi? Consente di godere di rispetto e libertà d’azione? E quali sono i limiti e le soddisfazioni nel mercato attuale?
La fotografia è sempre gratificante se parte da una passione personale. Io adoro i lunedì mattina, entrare in sala posa e sapere che da lì nascerà qualcosa di bello. La fotografia oggi ha un problema di velocità di fruizione e di omologazione. Con migliaia di immagini prodotte ogni secondo in tutto il mondo, noi professionisti dobbiamo andare oltre all’immagine di ottima qualità. C’è bisogno di autorialità, ovvero di creare un qualcosa di unico nella nostra espressione. In più il ruolo del fotografo sta cambiando: stiamo diventando creatori di contenuti visivi, quindi aumentano le richieste del mercato e le specializzazioni (video, 3D, ecc.).

Passiamo alla tua ricerca. Stimo molto i professionisti che non si limitano a soddisfare le richieste dei committenti. Fare ricerca personale è indice di passione verso il proprio lavoro.
Fare ricerca è ricordare da dove siamo partiti, lo stupore per le prime immagini sviluppate, il modo in cui la luce ha dato un senso alla nostra visione.

Essere liberi dalle esigenze del mercato permette di dar sfogo alla purezza del proprio modo di vedere. In che misura la tua ricerca ha poi influito sul tuo lavoro?
Da ogni mia idea e progetto personale è nata nuova linfa creativa da applicare ai lavori per la clientela. Inoltre, la ricerca porta sempre con sé divertimento e innovazione, elementi essenziali per mantenere viva la fiamma creativa anche nei lavori in cui viene chiesta competenza tecnica ma poca arte.

Cos’è per te la fotografia?
È sempre creazione e sperimentazione. Non punto a documentare la realtà, ma a realizzare in immagine le idee che nascono in me. Prendi ad esempio Retrogusti: ho pensato per più di un anno a come rappresentare il retrogusto di un vino senza scattare una sola foto. Poi l’idea e la realizzazione di un progetto artistico. A volte la fotografia è terapia: ti porta in un mondo pervaso dalla calma. La mia ricerca di quello che chiamo silenzio estetico nasce proprio da questa esigenza di sfuggire al chiasso e alla superficialità, per poi rinascere nella tua creazione.

Info:

www.pastrovicchio.com  /  Instagram: @rob_strovich / Behance: www.behance.net/pastrovicchio

Roberto PastrovicchioSenses, 2018. Stampa inkjet su Hahnemühle baryta FB, courtesy Italesse

Retrogusti – Schioppettino, cm 40 x 40 (con  cornice cm 50 x 50). Stampa inkjet su Hahnemühle baryta FB

Big Bang Flour, 2018, cm 100 x 100. Stampa diretta su Alluminio Dibond

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