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Sacro e profano di Francesco Lauretta e Aryan Ozmaei per Castelbasso 2022

Nel 2022 la sezione arti visive di Castelbasso – Borgo della cultura e dell’arte presenta due mostre personali curate da Pietro Gaglianò: Grounds di Aryan Ozmaei, e Bagnanti, riti, mattanze di Francesco Lauretta. Come ogni anno, il borgo medievale abruzzese apre le porte di Palazzo Clemente e Palazzo De Sanctis, in occasione dell’evento promosso dalla Fondazione Malvina Menegaz dal 23 luglio al 28 agosto.

Il focus delle due esposizioni è sicuramente la pittura, nella sua molteplicità di espressioni visive, che ogni artista veicola in modo assolutamente personale. I tre piani di Palazzo De Sanctis ospitano la ricerca di Francesco Lauretta, che affronta alcuni temi che potremmo definire classici della pittura, partendo proprio dalle bagnanti al piano terra. I volumi energici e tumefatti dei soggetti si dilatano e si contraggono sulla carta, creando spazi liquidi e destrutturati. La fisicità femminile diventa ombra solida, tra gesti e ritmi sofferenti, rivelati dai bagliori dell’oro. Nelle sale laterali Lauretta propone con audacia tre Soluzioni: sono scenografie e reincarnazioni dedicate a tre maestri della storia dell’arte: Courbet, Picasso e Kirchner. Le accompagna la Soluzione Lauretta (2020), che lui stesso definisce opera in progress, e in cui percepiamo un’anticipazione della deflagrazione della luce, messa in scena poi al primo piano.

Qui l’inventario dei riti religiosi tipici della sua regione, la Sicilia, si snoda attraversando i vari ambienti: essi ci appaiono in forme trasfigurate, delineando uno spazio che il visitatore percorre come in una processione. La tensione che dipinti e disegni trasudano rimane sospesa tra sacro e profano, in un omaggio alla tradizione pieno di contraddizioni. Nell’installazione Epitaffio (2006-2022), la crocifissione è inserita dentro un sipario sanguigno, con un assetto che stimola uno sguardo alternativo, ed è affiancata da lapidi e processioni dagli echi rinascimentali realizzate a spolvero. Sulla parete opposta una narrazione intitolata Costruzione e rovina, binomio messo nero su bianco che conferma questa costante duplicità nella poetica di Lauretta.  I colori e la luce calda e densa si infrangono, avvolgendo le folle e i santi ritratti dall’artista nel dittico Rito blu e rosso (2017), e in Rito e allegoria (2022), di cui sentiamo il rumore e la forza, un preludio alle successive mattanze. I rituali di pesca siciliani tracciano l’ultimo tassello di questa riflessione sul concetto di umanità, rappresentano sé stesse ma anche la tendenza di una stirpe all’autodistruzione, a cui fa eco e contrasto un video di risate. La pittura di Lauretta è un agglomerato multiforme, che si muove con violenza e piena di sole (che scalda ma rovina anche), incarnando la vita stessa che l’uomo cerca di dominare durante la sua esistenza.

Di riflesso Aryan Ozmaei, artista di origini iraniane che da circa 20 anni è attiva in Italia, nelle sue opere a Palazzo Clemente non racconta storie o simboli iconici, ma in Grounds ritrova scenari e territori di sé. Le sue tinte sgargianti ci proiettano lontano, permettendo allo sguardo di addentrarsi in un complesso gioco tra i ricordi personali dell’artista e l’epica primordiale di un Iran molto presente nella sua mente. Le figure mitologiche del trittico Sgorga sorgente, sgorga e fluisci (2020-2021) sono talismani, che danno lo slancio per una rinascita, come il massaggio cardiaco che si innalza dalla fontana, una cascata di acqua, anch’essa fonte di vita, che ricorda gli antichi giardini persiani.

C’è una fusione organica tra i due mondi, che conservano tuttavia la loro identità manifestando ognuno un lato personale, senza cadere in biografie o cronache esplicite. Nel dittico Polaroid (2020-2021) la sfera familiare e domestica si compenetra al paesaggio dell’anima, delle semplici montagne di panno che scopriamo inizialmente in Un luogo della mente (2020-2021), e che tornano in quasi tutti i dipinti. Questa ciclicità vitale pervade le stanze, e conduce sino al Ritratto di famiglia (2021), in cui non c’è una collocazione temporale precisa: sarà un ricordo nostalgico dei genitori? Una loro visione futura o il presente? Aryan Ozmaei ci pone infatti davanti ad un legame profondo, in cui le figure che lei rappresenta sono passaggi per uscire dal tempo lineare, e comprenderne la stratificazione multipiano, guardando dentro noi stessi.

Entrambe le mostre sono viaggi che ci immergono completamente in una dimensione pittorica, che è intrecciata e sovrapposta rispetto al reale. Questa osmosi tra le due è centrale perché grazie al lavoro dei due artisti c’è una rilettura delle relazioni alla base della società, quella tra tempo e spazio e quella tra le persone. Lauretta e Ozmaei evidenziano in modi differenti quanto vita e morte, passato e presente siano inscindibili nell’esistenza e fondamentali per l’uomo che la percorre.

Cecilia Buccioni

Info:

Francesco Lauretta | Bagnanti, riti, mattanze
a cura di Pietro Gaglianò
Palazzo De Sanctis, Borgo medievale di Castelbasso

Aryan Ozmaei | Grounds
a cura di Pietro Gaglianò
Palazzo Clemente, Borgo medievale di Castelbasso

23/07/2022 – 28/08/2022
fondazionemenegaz.it

Per tutte le immagini: Photo credits: Gino Di Paolo, courtesy Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture

Francesco Lauretta, Epitaffio, 2006-2022 (Costruzione e rovina), fusaggine su parete, dimensioni ambientali (dettaglio)

Francesco Lauretta, Epitaffio, 2006-2022, olio su tela, 145 x 220 cm, neon

Francesco Lauretta, Soluzione Mattanza, 2022, olio su tela, 220 x 160 cm

Aryan Ozmaei, Sgorga sorgente, sgorga e fluisci (trittico), 2020, olio su tela, 120 x 145 cm, 150 x 180 cm, 120 x 145 cm

Aryan Ozmaei, Ritratto di famiglia, 2021, olio su tela, 150 x 180 cm


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