READING

Se la pittura non muore: Giulia Maria Belli, Greta...

Se la pittura non muore: Giulia Maria Belli, Greta Ferretti e Narcisa Monni

È una affermazione preoccupata, generata da una visione lacerante, quella di Charles Baudelaire, secondo cui l’individualità e il frazionamento della volontà umana hanno indotto debolezza, dubbio e povertà d’invenzione, per cui è il pittore d’oggigiorno ad aver ucciso la pittura[1]. Ciò sembra uno stato di rivendicazione, cosicché da tale sublime inquietudine si sviluppa, di conseguenza, un blando stupore che sommuove, con costante letizia, l’attuale inventiva pittorica. Nondimeno, sono opposizioni e non contraddizioni quelle che derivano da questa riflessione, poiché l’incertezza e il vacillare delle proprie certezze racchiudono, di per sé, uno stato di meraviglia utile all’avanzamento della ricerca d’artista. Ed ecco che certamente, nell’accezione più positiva, è il pittore che vive l’attualità ad aver dubitato e non ucciso la pittura con le sue incertezze e ingenuità, generando opere caratterizzate da una forte sensatezza ed enigmaticità, proprio perché cosa c’è di più umano e complesso della pittura stessa?

Summer Show: Giulia Maria Belli, Greta Ferretti, Narcisa Monni, Ph. Credit Carlo Romano, courtesy Galleria Eugenia Delfini, Roma

Non ci si può meravigliare, quindi, che l’inventiva funzioni come una scatola ermetica dotata di propria vita, alla stregua di un fatto coessenziale, sì da spalancare nuove visioni non verso la bellezza assoluta, bensì evocando idee intese a far impensierire. Con Giulia Maria Belli, Greta Ferretti e Narcisa Monni che la Galleria Eugenia Delfini propone in mostra, dal 4 luglio al 15 settembre 2023, si intende riflettere proprio su tale questione. Tutte le artiste, seppur utilizzando il tradizionale strumento pittorico, cambiano foggia, e aggiornano con continuità le proprie metodologie operative. Infatti, ogni opera è tanto più grande quanto nelle condizioni di mutare la visione delle altre che l’hanno preceduta. Viene posto in discussione il pensiero di Baudelaire, dal momento che sono le singole realizzazioni a compensare il disordine creativo pullulante di grigia mediocrità.

Summer Show, Narcisa Monni, Ph. Credit Carlo Romano, courtesy Galleria Eugenia Delfini, Roma

Con Narcisa Monni (1981, Alghero), che espone una importante selezione di carte, la ricerca è sull’imperfettissima identità dell’uomo, di cui niente è più personale e intimo. L’artista dà consistenza visiva alla voce interiore, alcune volte inascoltata, attraverso uno smantellamento delle proprie certezze, date da un’educazione sentimentale composta e velatamente intellettuale. Mutamento che avviene con una interessante facoltà d’analisi espressa con la pienezza di una materia pittorica sinuosa, slabbrata e morbida, che evidenzia la plastica dei corpi. Le figure ritratte sono volutamente e discretamente innaturali, con dettagli dal carattere “clownesco”, con un trucco di scena che si fa più fitto proprio attorno alle forme angolari e in vista di alcuni spazi corporali, come i capezzoli e le gote. Anche l’ambiente circostante, in quanto calco dell’anima, finisce per essere privo di naturalismo. I colori si addensano come in occhielli circolari, a definire un involucro senza il quale il personaggio si sentirebbe come una chiocciola priva di conchiglia. Con Monni, si è sfiorati dall’idea che la pittrice abbia dubitato della pittura, non tanto per l’apparente assenza di inventiva, che qui risulta essere davvero prolifica, bensì perché l’artista segue, con umiltà e una certa sacralità, la debolezza umana, sino a rievocarne la verosimiglianza e mai l’aderenza reale. Da par suo, la scelta della galleria di esporre tali carte, sottende l’ardire di porre allo spettatore delle domande leggere come il vento, ovvero il voler interpretare la presenza fisica con un linguaggio in bilico tra la contingenza e l’essenzialità.

Summer Show, Giulia Maria Belli, Ph. Credit Carlo Romano, courtesy Galleria Eugenia Delfini, Roma

Diversamente, con Giulia Maria Belli (1989, Udine) la pittura si rivela nella sua illimitata libertà di storie fantastiche che ne scaturiscono, tant’è che le creature acquatiche dalla stessa ideate e chiamate “anguane”, prendono vita ora parzialmente immerse in un bacino d’acqua, ora danzando con leggiadria tra gli elementi naturali sulla superficie di vasi scultorei. Inoltre, la scelta allestitiva, superando la dimensione dell’esercizio mimetico, pare voglia destare scandalo, siccome è proprio nella trasgressione delle regole che si pratica l’arte più innovativa e al contempo attrattiva. Belli, infatti, non dipinge mai per via unidirezionale, dimostrando, invece una propria coerenza nell’elaborazione delle opere scultoree e in quelle pittoriche. Si tratta di una discutibile scelta realizzativa che induce interessanti, se non uniche, immagini evocative di questioni metafisiche, sì da porsi quali soavi sembianze nel loro bucolico mondo. L’artista si lascia tentare da mille stimoli, a metà tra il pragmatismo e l’impulso, verso una dimensione sognata che disvela una narrativa parallela al nostro creato. Le opere, a tal proposito, si presentano a tratti non vivide, ma pur sempre pregne di un leggero alito di vita, mentre la natura è immersa in una luce fredda, come se un velo di polvere le avvolgesse, facendoci perdere lo sguardo in vedute opache.

Summer Show, Greta Ferretti, Ph. Credit Carlo Romano, courtesy Galleria Eugenia Delfini, Roma

Con Greta Ferretti (1996, Roma) la creazione diventa una questione tecnica con scene di un radioso contemporaneo femminile, giacché ogni carta si rivela secondo una luce giocata sui toni rossi che informa e dà forma alla realtà. Le opere si cifrano, verosimilmente, per il loro carattere terminale, ponendosi come finitimi di un ciclo di ricerca iniziato con convinta elaborazione, fantasia e verità, per poi completarsi nella visione in cui tutto s’immedesima in una intensa fonte luminosa. Così, per l’artista il narrare è pari al lavoro di creare un’immagine, ovvero, isolare il mondo per distinguerne i suoi momenti più rilevanti. Tutto ciò avviene attraverso una ben calibrata miscela coloristica a base d’inchiostro, secondo cui ogni carta appare connessa alla successiva per mezzo di una citazione e una figuratività dissolta, volutamente ridotta al limite e scolpita nell’ombra vermiglia. Si può parlare di puro naturalismo, per cui i particolari appaiono freschissimi e sfolgoranti, intersecati da una lucentezza propria del cristallo di un prisma. Per chiudere, serve ricordare, a differenza di altri convincimenti, che la pittura, sotto qualsivoglia forma espressiva rimane, e si spera rimarrà, manifestazione tanto libera quanto viva, poiché i pennelli degli artisti racchiudono di per sé peculiari passioni, virtuosità e leciti sorrisi di vita.

Maria Vittoria Pinotti

[1] Charles Baudelaire, Il Salon del 1846, a cura di Adolfo Tura, Johan and Levi Editore, 2022, p. 122

Info:
Giulia Maria Belli, Greta Ferretti, Narcisa Monni, Summer Show
4/07/2023 – 15/09/2023
Galleria Eugenia Delfini
Via Giulia 96, Roma


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.