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Tell me more: la doppia personale di Sabina Mirri e Verde Edrev alla Galleria Alessandra Bonomo

Inaugurata lo scorso quattordici ottobre, la mostra Tell me more, presso la Galleria Alessandra Bonomo di Roma, imposta una conversazione a due voci fra le artiste Sabina Mirri e Verde Edrev. Le protagoniste di questa doppia personale, differenti per generazione e formazione, in questa occasione, cimentandosi nella pittura, nel disegno, nell’installazione e nel collage, pongono in relazione conseguimenti recenti del loro lavoro.

Nello specifico, il progetto, così come è visibile attualmente, si innesta nella precedente esposizione di Sabina Mirri titolata Gonna be a cult character, risalente allo scorso febbraio, dove, oltre a una serie di collage e disegni, l’artista ha proposto l’installazione abitabile denominata Lo Studiolo, datata 2014. Quest’ultima, che conferisce corpo e volume alle forme dello studiolo del celebre San Gerolamo di Antonello da Messina, in questa precedente circostanza, aveva costituito l’ambientazione di tre acquerelli di Sandro Chia, disposti al suo interno. In tal maniera, essa si delinea non solo come un’operazione autonoma e in grado, al contempo, di aprirsi a nuove ipotesi dialogiche, ma anche come un multiforme dispositivo d’allestimento. In Tell me more, invece, a confrontarsi con questa vera e propria microarchitettura, di per sé sinonimo di raccoglimento e pensiero, è la giovane Verde Edrev, autrice di un linguaggio già dotato di una certa riconoscibilità. L’artista, qui, posiziona tre lavori correlati fra loro mentre nello spazio della galleria inserisce altre opere su tela e su carta, in dialogo con quelle di Mirri la quale, in addizione a quanto esposto in Gonna be a cult Character, esibisce ulteriori lavori.

Contrassegnati, tanto quanto il resto dei suoi lavori, da un colore ora acido e ora cangiante, i dipinti di Verde Edrev ospitati ne Lo Studiolo di Sabina Mirri, compongono l’opera unica Look at Me. It’s me. It’s me. Si tratta di un raffinato gioco fra registri comunicativi differenti, nella fattispecie quello verbale e quello gestuale, imperniato sulla contraddizione che intercorre fra la semantica dell’uno e dell’altro. Difatti, mentre il significato della frase ricomposta invita il fruitore all’atto di osservare, le parti anatomiche del soggetto vengono nascoste, con una mimica del corpo semplice ma ben decisa. Tale modus operandi si riscontra nuovamente negli altri esiti dell’artista, dove si coglie sempre un certo grado di ambiguità, vicino all’inquietudine, fra titolazione e narrazione visiva. Partendo da scatti fotografici, riscatta i corpi dalla loro immanenza, consegnandoli all’assoluto della rappresentazione pittorica, attraverso una colorazione che procede per velature. Pur generando ricercate discrasie cromatiche e volumetriche, la figurazione appare delicata e netta nel medesimo tempo, sintetica ed esauriente, soprattutto laddove le fisionomie sono innervate negli umori stessi delle tonalità.

In entrambi i casi, l’estetica di Edrev non è mancante di una sorta di risonanza medialista, forse derivante da una personale metabolizzazione degli effetti dell’attuale inflazione di immagini che caratterizza la nostra quotidianità, dai lei scrutate dalla propria soggettiva e rilette con evidente sensibilità.

I lavori di Edrev, nell’economia del percorso espositivo, istituiscono un’interessante simmetria con i collage di Sabina Mirri, ottenuti commistionando ritagli di carte e disegno. Connotati da una cromia accesa combinata con un segno veloce e sicuro, a tratti nervoso, sempre sapientemente calibrato con la fisicità delle sagome cartacee prelevate, questi dimostrano, nel mezzo di un’accurata organizzazione dello spazio, un universo iconico eterogeneo, ricco di riferimenti ai territori della cultura pop, dell’illustrazione e della storia dell’arte. Il suo alfabeto, echeggiante il bad painting postmoderno, manifesta i caratteri di una riflessione matura sullo stile e le relative possibilità espressive.

In linea generale, queste proprietà si ritrovano anche nelle ultime sue opere presentate. Qui, attraverso il richiamo della vasca dove Van Gogh, durante la sua permanenza all’ospedale psichiatrico di Arles, veniva immerso per seguire le sue terapie, l’artista accenna a una parafrasi tragica dell’esistenza, alle volte in contrasto, altre in sintonia, con la gamma di colori adottata, nonché con una gestualità esecutiva che, più misurata o più immediata che sia, lascia trasparire la soggettività dell’interprete.

Tell me more, con le opere di Sabina Mirri e Verde Edrev, è aperta al pubblico fino al prossimo venti novembre, alla Galleria Alessandra Bonomo. Buona visita.

Info:

Sabina Mirri e Verde Edrev. Tell me more
14/10 – 20/11/2020
Galleria Alessandra Bonomo
Via del Gesù 62 – Roma

Sabina Mirri e Verde Edrev. Tell me more. Installation view at Alessandra Bonomo Gallery

Tell me more_installation view#1_Alessandra Bonomo GallerySabina Mirri e Verde Edrev. Tell me more. Installation view at Alessandra Bonomo Gallery

Verde Edrev, For all those times I wasn’t there, 2020


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