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The vision through di Flavia Albu negli spazi di Golab Agency

The vision through è il titolo della mostra di Flavia Albu nella quale presenta, per la prima volta nella sua completezza, la serie Curtains, curata da Marta Orsola Sironi che segue il lavoro dell’artista sin dai suoi esordi. Dipinti di grandi dimensioni, installazioni e video attestano la ricerca di Flavia volta a esplorare gli elementi strutturali della pittura e l’atto del guardare. L’esposizione è stata allestita nelle sale affrescate di un palazzo del Seicento, sede di Golab Agency che, oltre a offrire consulenza di comunicazione e di visual design, ospita mostre di artisti emergenti spesso fuori del circuito mainstream.

The vision through rimarrà aperta al pubblico fino al 28 aprile, in via Fatebenefratelli 5, a Milano, qualche isolato più in là del Bar Jamaica, che, dall’inizio del Novecento, si è affermato come salotto intellettuale e di ritrovo per artisti e creativi, come la poetessa Giulia Nicolai, il fotografo Ugo Mulas e persino lo scrittore Ernest Hemingway.

Nata in Suceava, in Romania, nel 1991, Flavia vive e lavora in Italia dal 1993, dove ha conseguito la laurea magistrale in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. «Pittura Futura (2016), con un testo critico di Alberto Mugnaini, direi che è la mostra che ha segnato l’avvio del mio percorso come artista», commenta Flavia mentre inizia a guidarmi nella mostra.

Entrando nella prima sala un drappo nero è disteso a terra, Fallen Drape (2020) – nero come il nero più nero del mondo di Anish Kapoor – che dialoga, in un linguaggio tutto suo, con Untitled (2021), il dipinto a olio che si trova dinnanzi appeso al muro. Entrambe le opere funzionano come un insieme integrato, un duetto in perfetta sincronia. Le pennellate verticali evocano il gesto dell’artista e mi aiutano a immaginarla all’opera nel suo studio. Le molteplici sfumature di blu – blu Klein, blu ceruleo, blu mare, blu regale – mi ricordano la serie Radical Writings (1983-1996) d’Irma Blank, anche se in un filone di ricerca del tutto diverso.

«Non potrei dire con esattezza a quali artisti guardo con più curiosità» risponde l’autrice alla mia prima domanda con lo sguardo rivolto in alto verso destra, come quello di chi riflette. Mi avvicino al tessuto adagiato sul pavimento in marmo con il desiderio di concretizzare quella sensazione tattile che il drappo mi trasmette. Flavia nel frattempo prosegue: «In realtà mi interessano indagini molto diverse fra di loro. Potrei dire Anne Imhof o Gerhard Richter, ad esempio, però sicuramente l’attenzione sul dispositivo della rappresentazione rimane sempre essenziale per me».

La mostra prosegue e in sottofondo sento il borbottio di tastiere, notifiche di WhatsApp e le voci del team dell’agenzia al lavoro. Questo appiglio al pragmatismo mi conforta perché vedo finalmente l’arte uscire del sistema legittimato di fiere, gallerie e istituzioni dove spesso un non voluto “pierraggio” occlude qualsiasi possibilità di guardare davvero le opere.

Continuo da sola la mia visita attraverso The vision through. Nel frattempo, Flavia si allontana per cogliere la riflessione che una critica d’arte, Jacqueline Ceresoli, ha proposto ad alta voce riguardo all’effetto della luce naturale che filtra dalle grandi finestre sui dipinti. Prima mi metto in ascolto, poi mi soffermo nella sala più maestosa degli uffici di Golab Agency, le opere hanno trovato in questo spazioil proprio hic et nunc. Mi concentro sull’angelo. Impossibile non pensare all’Angelus Novus di Paul Klee. Ma questo dipinto è diverso dal resto. Per stile o per tema? Non saprei, dalla mia fase di ragazza universitaria a Buenos Aires mi è rimasto impresso, parola per parola, ciò che ripeteva in ogni lezione la professoressa di Semiotica: «Anche nell’arte astratta è possibile cogliere un tema o motivo quando si guarda all’insieme di una produzione». Osservo, mi avvicino, poi mi allontano di nuovo. Non so di quale effetto della luce parlasse prima la critica, ma quest’opera in particolare mi ha colpito.

Forse la curatrice mi vede perplessa. Con cortesia Marta si avvicina e si presenta. Lei non mi conosce, ma io seguo la sua carriera da tempo: prima archeologa, poi iconologa e finalmente curatrice di artisti contemporanei a cui si è legata nei corridoi bui dell’Accademia di Brera mentre inseguiva la sua magistrale in Pratiche Curatoriali. Poi commenta: «In realtà si tratta di un dipinto catarifrangente. Visibilità e invisibilità, dualità e ambivalenza ritornano in quest’opera – spiega con abilità e passione – ciò che assomiglia a un angelo è in verità il disegno tracciato nel cielo da uno spettacolo di aerei militari».

Per qualche ragione mi perdo nell’aggroviglio dei miei pensieri e mi viene in mente la teoria di Lacan riguardo lo “slittamento tra occhio e sguardo”. Suona bellissimo, forse persino intelligente, ma a essere onesta non saprei da quale emisfero del mio cervello affiorano queste parole e non sarei neanche in grado di spiegarle.

Forse, come diceva Jorge Luis Borges, tutto è già stato scritto e di conseguenza detto, fatto e dipinto. Eppure, questa sua convinzione non l’ha mai dissuaso dal creare.

Ana Laura Esposito

Info:

Flavia Albu, The vision through
fino al 28/4/2022
curata da Marta Orsola Sironi
Golab Agency
via Fatebenefratelli 5, Milano
press@golabagency.com

Installation view Fallen Drape, 2022, raso, installazione site-specific, dimensioni, colori e materiali variabili. Untitled, 2021, olio su tela, cm 200 x 120. Courtesy BeAdvisors e l’artista

Installation view Untitled, 2021, pittura su tessuto catarifrangente, cm 135 x 130. Curtain 0, 2016, olio su tela, cm 200 x 135. Courtesy BeAdvisors e l’artista

Untitled, 2018, video, 6′ 11’’, ed. 1 / 3 + 1 AP. Courtesy BeAdvisors e l’artista

Installation view The vision through, 2022, Golab Agency, Milano. Courtesy BeAdvisors e l’artista


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