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Time Capsules alla Biennale di Venezia 2022, Il la...

Time Capsules alla Biennale di Venezia 2022, Il latte dei sogni

Nel contesto di The Milk of Dreams – Biennale di Venezia 2022, alle corderie dell’arsenale, la sezione Time Capsule traghetta ideologie e pratiche artistiche verso il nuovo millennio, proiettando una linea surrealista che si traduce in una riflessione sul postumano. Da un lato, il format favorisce un percorso evoluzionistico a discapito di un metodo storico che nell’interrogare l’identità dell’umano contemporaneo, pone in evidenza anacronismi e alleanze in chiave eterogenea e multipla. Da un altro verso, la linea surrealista della mostra suggerisce una riflessione sulla metamorfosi dei corpi in relazione alle tecnologie moderne. In tutto ciò, la postura femminista della mostra, voluta dalla curatrice Cecilia Alemani, vede un graduale dissolversi dei linguaggi formalisti per favorire la sperimentazione materica, tecnica, e digitale in maniera orizzontale e inclusiva.

Tra le più significative opere presenti, la grande figura totemica in bronzo dell’artista statunitense Simone LeighBrick House, sembra imporre l’avanzare di un nuovo ordine. Oltre a rappresentare eloquentemente la diaspora africana, l’imponenza arcana e il silenzio di questa donna inducono un senso di spiritualità e reverenza che, insieme al complesso scultoreo al Padiglione americano, sono valsi all’artista il Leone d’Oro come miglior partecipante alla Biennale 2022.  La riflessione sul ruolo centrale delle donne nei contesti della famiglia e della comunità ritorna tra le altre, nelle opere dell’argentino Gabriel Chailein, un complesso di cinque sculture-forno che ritraggono in chiave antropomorfa, alcuni componenti della famiglia dell’artista, come in Rosario Liendro dove, attraverso la rivisitazione di archetipi indigeni, l’artista rende esplicita la sua personale teoria della forma.

Dalla complessa realtà postcoloniale di Città del Capo, Igshaan Adams presenta un grande arazzo dove convergono tecniche pittoriche e della manifattura locale, e in cui si stagliano in rilievo le linee del desiderio, così definite dall’artista, con riferimento ai tragitti secondari disegnati al tempo dell’apartheid, enfatizzate da pattern geometrici, e poi poste a confronto con un’installazione in fil di ferro ispirata all’eteree nuvole di polvere create dalla danza indigena riel della provincia del Capo Settentrionale. Da Haiti, gli arazzi di Myrlande Constant, Sirenes Guede, rivisitano i motivi dell’arte sacra indigena attraverso un’appropriazione della tecnica manifatturiera del drapo Vodou, a indicare processi di trasmutazione del corpo umano in forme animali, vegetali, e ibride, segnati da forti cromatismi e da una certa fluidità, che qui diventa rappresentazione della vitalità e della gioia.  Il processo di graduale dissoluzione della forma è presente nei dipinti su tela dell’artista britannica Emma Talbot che, già insignita del Max Mara Prize for Women, presenta l’opera Where Do We Come From, What Are We, Where Are We Going? In quanto visione di una realtà postantropocentrica e postumana. Con un riferimento a Gauguin, le figure semplificate, i motivi mitologici, gli schemi ritmici, i colori vivaci e i testi calligrafici dell’artista convergono nei suoi arazzi per suggerire come, attraverso il femminile, si possa pensare a un ricongiungimento con la natura in chiave etica ed ecologica.

In seguito a una parentesi archivistica volta ad attestare i contributi svolti nel ‘900 nei confronti di una tale svolta evoluzionistica, la mostra riprende riflettendo sul postumano in maniera avveniristica. Sembrano rispondere alla chiamata le video-installazioni dell’artista georgiano Andro Eradze che, con Raised in the dust, riprende in chiave poetica il componimento Mangiatore di serpenti del poeta Vazha-Pshavela attraverso la lente postumana di Donna Haraway, per interrogarsi sulla differenza tra le leggi di natura e le norme sociali. Sulla stessa linea, dal Canada, Jes Fan, con il complesso di sculture in vetro soffiato Systems II, esplora le profondità della vita biologica attraverso un approccio animistico agli oggetti in una sofisticata correlazione tra corpo e tecnologia in termini di sperimentazione scientifica e plasticità. In modo simile, le sculture biomorfiche dell’artista francese Marguerite Humeau, composte di materiali quali alluminio, sale, rifiuti plastici rinvenuti nell’oceano e alghe, si distinguono per la sofisticata sperimentazione tecnica: sono sculture marine sinuose che, come in una danza, celebrano il sublime moderno, rivisitando le possibili relazioni tra fossili e cyborg secondo i codici della tecnologia ipermoderna e della medicina.

Intorno alla pratica di Barbara Kruger sembrano convergere le ricerche artistiche affrontate, omaggiando la carriera e l’impegno femminista dell’artista statunitense celebre dagli anni ‘70 per le sue installazioni e video in cui utilizza ingrandimenti di foto in bianco e nero tracciati da segni grafici e sovraimpressi su fasce rosse o nere, secondo uno schema ormai iconico. Per la Biennale, l’artista propone l’installazione site-specific in cui spicca il messaggio: “Please care, Please mourn”, che risuona come uno statement futurista al fine di esortare una condotta di vita volta all’etica e al futuro.

Uscendo dall’esperienza della mostra, ci accompagna il complesso di sculture sospese Dance Dead, opera dell’artista italiana Giulia Cenci, già premiata del MAXXI Bulgari Prize 2020. Forte di una grande lezione di anatomia dei corpi umani, animali, e vegetali, l’artista recupera, per la realizzazione di questo lavoro, oggetti quotidiani ed elementi modellati per esplorare i temi della tecnologia e della natura in un processo assemblativo e alchemico. Senza ordini prestabiliti o tragitti lineari, Time Capsule è un viaggio evoluzionistico che si pone come necessario, dando visibilità e voce alla risposta costruttiva e intelligente degli artisti nella fase post-pandemica di questo nuovo millennio.

Sara Buoso

Info:

AA.VV., Il latte dei sogni
con la direzione e la curatela di Cecilia Alemani
23/04/2022 – 27/11/2022
Biennale di Venezia 2022
Arsenale e Giardini
Venezia

Simone Leigh, Brick House, 2019, bronzo. La Biennale di Venezia, The Milk of Dreams. Ph Roberto Marossi, courtesy La Biennale di Venezia

Louise Bonnet, Pisser Triptych, 2021-22, olio su lino, trittico di dimensioni variabili. Ph Roberto Marossi, courtesy La Biennale di Venezia e Gagosian

Capsula – Una foglia una zucca un guscio una rete una borsa una tracolla una bisaccia una bottiglia una pentola una scatola un contenitore / A Leaf a Gourd a Shell a Net a Bag a Sling a Sack a Bottle a Pot a Box a Container, 2022, installation view. Ph Roberto Marossi, courtesy La Biennale di Venezia

Migrations (El Niño, Kuroshio, La Niña), installation view, Ph Roberto Marossi, courtesy La Biennale di Venezia, l’artista, CLEARING, White Cube

Giulia Cenci, Dead Dance, 2022. Ph Roberto Marossi, courtesy La Biennale di Venezia, Illy Art Collection 2022


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