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Verba volant, picta manent. «Grandi Piccolini/The...

Verba volant, picta manent. «Grandi Piccolini/The Shape of Paint to Come» di Thomas Braida alla MONITOR di Roma

Il compito più difficile di un giornalista che è anche un critico d’arte, a seconda del contesto in cui si trova, è quello di non eccedere in virtuosismi linguistici o retorici, né tantomeno arricchire di contenuto il messaggio di un’opera che appare immediata e sintetica o, di contro, smodatamente concettuale. Ciò richiederebbe una traduzione da parte di un illuminato paziente che ne esplichi il suo significato recondito. Il desiderio autoreferenziale di dar voce al verbo dell’arte, con il tentativo di oggettivare il significato intrinseco di un’opera, alle volte non rispetta la volontà creatrice dell’artista. Una volontà – se non verità – che Thomas Braida, pittore goriziano, tenta di celare servendosi dello strumento retorico proprio dell’ironia nella sua nuova personale, intitolata Grandi Piccolini/The Shape of Paint to Come, inaugurata lo scorso 9 aprile presso la galleria MONITOR di Roma.

Se vero è che, come sostiene Agamben, “ironia è la facoltà attraverso la quale l’artista strappa al mondo delle contingenze e corrisponde a quell’esperienza della propria assoluta superiorità su ogni contenuto”, è altrettanto vero che la ricerca spasmodica di una verità assoluta e oggettiva riguardo all’opera d’arte è ciò che spinge la critica ad approfondire, e poi a pronunciarsi, la conquista di un posto nel podio degli eletti.

Le opere di Thomas Braida non peccano però di questa presunzione. Certamente la chiave ironica è presente nelle sue tele, le quali spaziano dal piccolo al grande formato, ma questa ironia offre uno spunto che, se colto, obbliga lo spettatore a non limitarsi a osservare solo lo strato liminale della superficie pittorica, ma a stimolarne la riflessione. Per trovare un punto di discussione su quanto sostenuto da Agamben e incitare il pensiero critico a un’ulteriore riflessione, si potrebbe indirizzare l’attenzione, che normalmente si dedica alla soggettività creatrice dell’artista, più al contenuto dell’opera che al suo processo. È proprio di «contenuto» che la pittura di Braida viene arricchita, un contenuto immediatamente visibile e spesso tangibile, come la pasta pittorica che appare a volte stesa in modo uniforme, a volte emergente dalla superficie della tela. La compresenza di elementi simbolici contrastanti fra loro, propria della matrice ironica, getta le basi per una possibile traduzione da parte dello spettatore. In un continuo rimando alla mitologia greca, alla tradizione pittorica moderna, al rapporto costante fra l’artista e l’elemento naturale, si palesa nella sala a destra della galleria una giovane Leda dai toni oscuri, immersa in una vasca di rame, che regge un dardo alla maniera di un’amazzone, il cigno poggiato a lato (Lontano dai cigni vicino ai salmoni, 2022, olio su tela, 220×185 cm).

Dark Teddy Bear (2020) ribalta la tradizione iconografica della natura morta olandese del Seicento. Se quest’ultima rappresentava l’elemento naturale nel suo massimo splendore, Braida ne esprime invece la sua caducità. La materia organica viene affiancata a quella artificiale, propria dell’orsetto di pezza, un elemento della cultura contemporanea che convive con quella stessa tradizione. L’ironia adottata da Braida annulla l’idea di linea temporale, e lo fa inserendo dei simboli tradizionali in scenari contemporanei e viceversa.

Il tema della contrapposizione caratterizza lo strumento ironico, celando quella verità oggettiva che la critica tenta disperatamente di raggiungere. Per Braida la pittura è l’unica certezza, come lo sono i soggetti che sceglie di ritrarre contrapponendo l’atmosfera quasi onirica delle sue tele alla rappresentazione di scenari bestiali, frequentemente dominati dalla presenza femminile. In Baci e abbracci (2021) vediamo una donna chinata intenta a cibarsi brutalmente di una tigre, ribaltando nuovamente i canoni visivi e semantici tradizionali, dove la bestia diventa preda e l’essere umano predatore.

“Dipingere pulisce, scava e pulisce. Rende brillanti cose terribili senza renderle belle, fa luce nel nostro e nel tuo buio”. Interessante è la dichiarazione di Braida, all’interno della rubrica I never explain #139 di ATP Diary (http://atpdiary.com/i-never-explain-139-thomas-braida/) sul ruolo della pittura, alla quale egli attribuisce un valore apparentemente salvifico oltre che illusorio, come a ribadire che è la pittura stessa ad essere ironica.

Arrivando alla conclusione, sorge spontaneo sostenere quanto affermato da George Braque nel 1910 in merito alla funzione dell’arte: “Tutti sappiamo che l’Arte non è verità [ma] una bugia che ci fa raggiungere la verità, perlomeno la verità che ci è dato di comprendere”. Un atteggiamento assertivo, che certamente non risponde a quanto sostenuto invece da Agamben. L’ironia, nelle tele di Braida, non obbliga lo spettatore a decifrare un messaggio, tantomeno a dover disvelare una qualsiasi recondita verità. La scelta a favore di una pittura figurativa non permette di rivelare, certamente, questa «verità recondita» dell’artista, ma offre un codice di traduzione per niente semplicistico, il quale affonda le sue radici nella capacità cognitiva del riconoscimento, propria del simbolo. Davanti a un’opera di Braida, lo spettatore identifica i due simboli, opposti nel loro significato, e ne deduce il messaggio, appagato e non angosciato dalla certezza che il segno pittorico esprime nella sua immediatezza.

Giulia Pontoriero

 Info:
Thomas Braida. Grandi Piccolini/ The Shape of Paint to Come
9/04/2022 – 28/05/2022
MONITOR Gallery – Palazzo Sforza Cesarini
Via Sforza Cesarini 43a 00186 Roma
Email: monitor@monitoronline.org

Thomas Braida, Dark teddy bear, 2020, resina, olio su tavola, 25 x 35 cm – Courtesy l’artista e Monitor Roma, Lisbona, Pereto

Thomas Braida, Baci e abbracci, 2021, olio su tela, 36 x 26,5 cm – Courtesy l’artista e Monitor Roma, Lisbona, Pereto

Thomas Braida, Carabbean you beyond Blue, 2020, olio su tela, 410 x 269 cm – Courtesy l’artista e Monitor Roma, Lisbona, Pereto


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