Nicola Bertoglio. The QR-code exhibition: That Human Touch

Intervista a Nicola Bertoglio, iPhoneografo, che presenterà al Novegro Photo Day il progetto “The QR-code exhibition: That Human Touch”, nell’ambito della sezione di iPhoneografia da lui curata. La mostra sarà visitabile all’interno della Fiera di Novegro dal 18 al 20 Ottobre 2019.

Durante il Novegro Photo Day 2019 esporrai, accanto alle tue opere, anche 27 QR code. Vuoi spiegarci il perché di questa scelta?
Quando mi è stato chiesto di curare, per la seconda volta all’interno della Fiera Novegro Photo Day, uno spazio dedicato alla “iPhoneografia”, ho pensato di dover realizzare qualcosa che, pur restando all’interno della mia personale ricerca artistica, andasse un po’ oltre, che approfondisse il rapporto tra azione e immagine. Ho pensato al gesto, ormai quotidiano, di avvicinarsi ad un codice QR con il telefono ed a ciò che può scaturire da esso, per esempio con una fotografia postata su Instagram.
Nella nostra quotidianità siamo abituati a vedere molte immagini quasi in automatico, come se ci venissero sparate contro, ma l’atto dello “scoprire” è qualcosa di raro e per conto mio prezioso.

Come hai selezionato le foto? Perché hai scelto di mischiare, anche se solo virtualmente, le tue opere a quelle di altri?
Le immagini che ho scelto per la mia installazione sono di quotidiana umanità prese dall’hashtag #photocircuito1, creato nel 2013 da me e Giuseppe Giacobino quando collaboravo con lo “Studio Raffaello Giolli” allo scopo di raccogliere la miglior fotografia d’arte da smartphone italiana.
Tra le 27 opere scelte ce ne sono un paio anche mie per sottolineare il legame profondo tra il mondo di Instagram, nel quale risiedono tutte le mie creazioni, e il mio proposito di trasporre tutto questo in una dimensione fisica e con una grammatica ben precisa che ho costruito nel tempo.

Come è stato diffuso al pubblico e agli artisti l’hashtag #photocircuito1? Come consideri i risultati raggiunti in base al tuo preciso obbiettivo? Sei soddisfatto degli oltre 1.000 post attualmente presenti su Instagram?
Quando io e Giuseppe Giacobino decidemmo di organizzare la prima mostra di “iPhoneografia” a Milano, pensammo di radunare opere e artisti usando un hashtag che fosse abbastanza complesso e insolito da essere utilizzato solo da chi ne fosse a conoscenza, così da selezionare solo chi fosse stato veramente interessato al nostro progetto.
Le foto iniziarono ad arrivare e riuscimmo a creare un gruppo di artisti che, nel tempo, ha collaborato a diverse nostre iniziative. Alcuni di loro li conosco personalmente, altri solo per i loro lavori.
Con il tempo abbiamo pensato di lasciare che l’hashtag si diffondesse indipendentemente dal nostro intento originario e devo dire che non ha mai smesso di raccogliere contributi. Per questa installazione ho potuto selezionare immagini decisamente interessanti!

Le tue opere, a differenza di quelle presentate in QR code, saranno stampate su lastre di alluminio Chromaluxe riflettente, a cui saranno affiancati altri QR code che rimanderanno a video e audio. La tua opera sarà dunque la somma dei due medium e dei loro contenuti?
In passato ho associato i QR code a certe mie opere perché mi piaceva l’idea di aggiungere altre dimensioni oltre quella puramente visiva. I suoni, i rumori, le immagini in movimento hanno lo scopo di estendere il significato di ciò che il pubblico ottiene guardando i miei lavori.

Hai iniziato la tua ricerca artistica fotografando con lo smartphone. Hai proseguito stampando su lastre quadrate riflettenti che, da una parte, rimandano al formato tipico di Instagram e, dall’altra, all’effetto lucido del cellulare. Da qualche anno hai aggiunto i QR code arricchendo il contenuto visivo delle opere con suoni e rumori, spesso rielaborati a formare una sorta di “tappeto sonoro”. Ora la scelta di usare i QR code in un’installazione interamente dedicata, ti ha spinto un passo ancora più in là nell’uso della tecnologia. Non temi che il gap tecnologico possa risultare criptico e allontanare a priori una certa fascia di pubblico, distante dalla tecnologia sia per età che per attitudini personali?
Non credo ci sia un limite anagrafico alla voglia di apprendere il nuovo e il bello che la contemporaneità ci offre, anche se mi aspetto che le persone abbiano un po’ di difficoltà nello svelare le immagini dietro quei codici. Sarà forse più facile che il pubblico fotografi l’intera installazione piuttosto che fare lo sforzo di capire cosa ci sia nascosto all’interno di essa. Questa installazione può essere considerata come una sorta di performance collettiva nella quale, per accedere alle immagini, si dovrà compiere un’azione, un gesto e una scelta. Ma può essere vista come una provocazione, per denunciare una certa voglia di “automatismo” nell’approccio al mondo e ai problemi che ci circondano.
L’arte non deve per forza essere “facile”, non deve dire tutto a chi vi si approccia, non deve dare risposte come fossero slogan. L’arte è meditazione, silenzio, attesa, concentrazione e poi, forse, svelamento e meraviglia. L’arte è di tutti, ma non necessariamente per tutti. L’arte è un dono che ci concediamo per avere in cambio altri doni, sotto forma di nuove domande.

Lo accennavi prima: uno dei tuoi timori è che l’installazione di QR code venga vista e fotografata per sé stessa, come pura opera da fruire passivamente, e non “attivata” dagli spettatori. Consideri questa possibilità un insuccesso o una delle modalità lecite di utilizzo libero della tua arte da parte dello spettatore?
Se nessuno dei fruitori provasse a scoprire le immagini nascoste nei codici ne sarei certamente dispiaciuto, ma non lo considererei un insuccesso: solo la dimostrazione che le persone oggi vogliono risposte facili e immediate. Ad ogni modo i codici sono prima di tutto segni e forme a prescindere dal loro “contenuto” celato. Quindi posso accettare che vengano considerati opere essi stessi. Dopotutto l’artista crea a prescindere da come vengano usate le proprie creazioni. L’arte resta un’urgenza che non necessita per forza comprensione, ma solo accettazione.

Erika Lacava

Info:

Novegro Photo Day
18 – 19 – 20 ottobre 2019
pad. A – Parco Esposizioni Novegro
Via Novegro, 20090, Segrate (MI)
Apertura al pubblico:
venerdì, sabato e domenica
ore 10.00 – 19.00
Ingresso: 8€

Calcio Sacro – Versetto n. 125, 60x60 cm, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2017Nicola Bertoglio, Calcio Sacro – Versetto n. 125, 60×60 cm, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2017

Nicola Bertoglio Corpo LiberoNicola Bertoglio, Corpo Libero, Il gioco del pedone, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2017

Nicola Bertoglio, Capendo Adamo – Lotta perpetua, 30×60 cm, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2014

Nicola Bertoglio, Capendo Adamo – Corpo estraneo, 30×90 cm, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2014

Nicola Bertoglio, Capendo Adamo – Sulla Apertura, 30×90 cm, stampa su lastre di acciaio Chromaluxe, 2014




Flashback 2019

Viaggiare nel tempo: è questa la chimera che Flashback, la fiera più contemporanea d’arte antica e moderna, rende possibile da sette edizioni, senza alcuna paura dei paradossi spazio-temporali, sotto la guida e il coordinamento di Stefania Poddighe e Ginevra Pucci. Il motto della manifestazione si ispira al pensiero dell’artista Gino De Dominicis, per cui “L’arte è tutta contemporanea”, parla sempre al presente, anche quando affiora dalla profondità del passato.

Una volta varcate le soglie del Pala Alpitour di Torino, aperte dal 31 ottobre al 3 novembre, i visitatori saranno catapultati in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, dove, tra gli spazi degli espositori – più di quaranta, provenienti da tutta Italia e dal mondo –, gli sguardi ciechi dei manichini di De Chirico (proposti dalla Galleria dello Scudo) si perderanno nei dettagli di boscosi paesaggi fiamminghi (esposti da Caretto & Occhinegro). Non mancheranno opere del grande Picasso (esposte dalla Galerie Jean-François Cazeau) che dialogheranno con Vasari (Piacenti), mentre la W. Apolloni & Galleria del Laocoonte, il cui progetto mette a confronto ritratti femminili di ogni epoca, proporrà la Marchesa Du Chatel de Crozat di Domenico Pellegrini, rispondendo in questo modo con aria serafica al turbamento de La Petroleuse vainçue di Giacomo Ginotti (Frascione Arte) e alla vertigine di Libby Faux CMYK, musa inquietante di Evan Penny (opera e autore proposti da Gian Enzo Sperone).

A dare forme e colori a questo nuovo capitolo di Flashback ci sarà Sergio Cascavilla, artista eclettico, in bilico tra fumetto e design, con otto opere create ad hoc e un grande wall-painting (coloratissimo, divertente, dal sapore giovanile). Da segnalare, senza ombra di dubbio, anche la doppia personale di Eva Marisaldi e Hidetoshi Nagasawa, due artisti apparentemente distanti che però si incontrano nel tema universale del viaggio, e, a un anno dalla scomparsa, la mostra dedicata a Marco Gastini, con il racconto del suo errare tra materiali insoliti e ardite sperimentazioni, allo special project Opera Viva Barriera di Milano ideato da Alessandro Bulgini e curato da Christian Caliandro.

In definitiva una galassia di eventi, performance, talk e mostre, tra cui ricordiamo i flashback lab di Mariachiara Guerra; i flashback sound a cura di Mauro Battisti e Ivan Bert; i flashback video del collettivo Ramingo; e – novità assoluta di quest’anno – l’avventura enogastronomica di flashback food & drink.

Il tema guida di quest’anno, Gli Erranti, si ispira a “The Time Wanderers”, romanzo fantascientifico del duo Arkadij e Boris Strugackji. L’invito che Flashback vuole rivolgere ai suoi visitatori è perciò quello di abbandonare ogni itinerario e pregiudizio, per percorrere strade mai battute ed errare senza pregiudizio e senza temere l’errore. In definitiva, dopo sette anni, Flashback dimostra di essere un mondo che continua a espandersi, un paradosso di successo, che porta avanti il suo messaggio di atemporalità dell’arte, declinandolo in ogni possibile variante.

Info:

Flashback 2019. L’arte è tutta contemporanea – settima edizione
31 ottobre – 3 novembre 2019 
h 11 – 20
Pala Alpitour, Torino
Anteprima stampa: mercoledì 30 ottobre h 11 > 13
Anteprima collezionisti: mercoledì 30 ottobre h 16 (solo su invito)
Vernissage: mercoledì 30 ottobre h 18 (solo su invito)
Navetta gratuita: Pala Alpitour – Oval dal 31 ottobre al 3 novembre 2019

Marco Gastini, Retablo, 1986 In collaborazione con Archivio GastiniMarco Gastini, Retablo, 1986. In collaborazione con Archivio Gastini

Sergio Cascavilla, Senza titolo, 2019Sergio Cascavilla, Senza titolo, 2019

Flashback 2019. L’arte è tutta contemporaneaFlashback, edizione 2018

Eva Marisaldi, Surround, 2017, exhibition view at Galleria de’ Foscherari (Bologna) Flashback exhibition, Cambiando dimora: i passi nel tempo, a cura di Michela CasavolaEva Marisaldi, Surround, 2017, exhibition view at Galleria de’ Foscherari (Bologna)
Flashback exhibition, Cambiando dimora: i passi nel tempo, a cura di Michela Casavola

Evan Penny, L. Faux: CMYK, 2001-2005, courtesy Gian Enzo Sperone (Sent, New York)Evan Penny, L. Faux: CMYK, 2001-2005, courtesy Gian Enzo Sperone (Sent, New York)

Giacomo Ginotti, La Pétroleuse vainçue, 1887 courtesy Frascione Arte (Firenze)




Art Fair Zagreb

Dal 9 al 13 ottobre si terrà la prima edizione di ART FAIR ZAGREB. Il direttore artistico della fiera è Ante Potočnjak, pittore e designer. È membro di vecchia data della Croatian Designers Association, Likum, della cooperativa “Colors of Fortune” e di numerose altre associazioni ufficiali. Potočnjak è il fondatore e il sostenitore di numerosi eventi artistici e mostre di beneficenza. Tra le altre cose ha iniziato il primo seminario artistico della città di Kastav e il seminario estivo dell’isola di Krapanj.

La fiera si presenta come un evento low cost, con la partecipazione e promozione in prima persona di molti autori, ma in realtà presenta anche delle chicche, come l’adesione di One Monev Gallery di Sofia e l’Independent University di Banja Luka. Sono previste opere di tutti i generi (performance, foto, sculture, pitture, ecc), ma ospita anche alcune sezioni di impostazione molto tradizionale e accademica. La fiera si sviluppa su 4mila mq, sono previsti 40mila visitatori e ospita 275 stand. Con una certa astuzia, per attirare pubblico e curiosi, è realizzata in parallelo con la fiera “Ambienta”, dedicata all’arredo e al design.

Come evento della fiera, la casa d’aste Kontura organizzerà una mostra pre-asta di 300 opere d’arte (dipinti, sculture, installazioni e fotografie) molte delle quali sono state create durante la metà del secolo scorso, il che vale a dire che dell’arte croata saranno proposti i “classici” (come gli artisti di fama internazionale Ivan Kožarić, Julius Knifer o Mladen Stilinović), alcuni dei più importanti rappresentanti dell’arte concettuale (Ivo Gattin, Braco Dimitrijević, Boris Demur, Željko Kipke, Zlatko Kopljar, Antun Maračić), assieme ai rappresentanti più significativi delle giovani generazioni (Kristijan Kožul, Marko Tadić, Ivan Fijolić). Infine, più di 100 fotografie d’arte di alcuni dei più significativi fotografi croati contemporanei (Ante Brkan, Stanko Abadžić, Boris Cvjetanović) saranno offerte in vendita.

L’asta si terrà nel padiglione 7A sabato 12 ottobre a partire dalle 13.00 e la seconda seduta è prevista per le 15.00.

La rivista JULIET partecipa ad Art Fair Zagreb non solo con la distribuzione gratuita di 3.500 copie arretrate della rivista e di extra issues, ma anche con cinque stand espositivi: “City Angels” di  Giovanni Pulze, dove saranno esposte sei tele sul tema dell’angelo metropolitano; lo stand dove verrà collocata l’installazione/ambiente “Kiss me again” di Lucia Flego; l’ambiente definito da undici tele (tutte, rigorosamente, di formato quadrato) di Elisabetta Bacci e una installazione a pavimento, dal titolo complessivo “Cycles”; lo stand con opere coloratissime (tele e piatti in ceramica) di Carlo Fontana dal titolo “Paysages”. Inoltre, lo stand 3B accoglierà un progetto propagandistico, intitolato “Since 1980 style & elegance”, ovvero una collettiva che evidenziando nel titolo l’anno 1980, vuole richiamare alla mente l’uscita del numero zero della rivista JULIET e l’inizio di questa avventura che sta per toccare il traguardo dei quarant’anni di attività. Tra le varie opere esposte ci saranno anche quelle di: Bagrat Arazyan, Maurizio Cattelan, Piero Gilardi, Mark Kostabi, Živko Marušič, Gregor Purgaj, Antonio Sofianopulo.

Cover image: Lucia Flego “Kiss me again” 2016, scultura/neon, cm 150 x 100

Art Fair Zagreb
Pad 6, ZV
Avenija Dubrovnik, Zagreb
apertura al pubblico: 9 e 10 ott
dalle h 10.00 alle 19.00
11, 12, 13 ott
dalle h 10.00 alle 20.00
artfairzagreb@gmail.com




Matilde Baglivo. Sit Tibi Terra Levis

L’associazione culturale Officina 15 con il patrocinio del Comune di Castiglione dei Pepoli, ospiterà negli spazi della propria sede, dal 5 Ottobre al 16 Novembre 2019, una mostra di Matilde Baglivo (1992) nata ad Ivrea (To), diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, vive e lavora a Bologna.

La mostra fa parte del progetto artOFF, un progetto di promozione artistica nato all’interno dell’associazione culturale Officina15 che ha l’intento di avvicinare e sensibilizzare la comunità e il territorio dell’Appenino nei confronti dell’arte e della fruizione delle opere.

L’esposizione raccoglie in un’unica installazione i diversi ritratti pittorici di “Sit Tibi Terra Levis” – locuzione latina che tradotta letteralmente significa “che la terra ti sia lieve”. Durante l’epoca del Paganesimo la dicitura era un auspicio frequentemente utilizzato come epigrafe per le tombe latine e greche.

 E come si evince dal testo che accompagna la mostra:

L’artista accorpa vicine diverse tele con plurimi protagonisti, anonimi, riconoscibili e connotabili esclusivamente grazie ai loro difetti – di stile o fisionomica; anche le tonalità cromatiche virano volutamente all’oscurità della terra, della polvere, dell’obsoleto e del consunto. I volti segnati dal tempo, accigliati e al limite dell’indignazione ricordano vagamente l’aspetto grottesco e caricaturale della pittura espressionista di James Ensor – nella versione della Baglivo si tratta dell’entrata di tanti piccoli cristi pagani in una riflessione metaforica di cimitero contemporaneo.”

E ancora: “Al paradiso di ritratti digitali perfetti e ben confezionati di Instagram la Baglivo ci  riporta alla pittura e ci introduce ad una riflessione sotterranea – la sua sfilata di brutti volti ci sommerge di rughe, grinze, occhiaie, capelli bianchi o maldestramente tinti, nasi lunghi e pronunciati, di bocche piegate all’ingiù e sguardi scolpiti tra la disperazione e la rabbia. La Baglivo inscena un altare – teatrino che odora di naftalina e ceri, i ritratti assurgono la funzione di piccoli specchi futuristici nei quali occorre riflettersi per capire che Narciso non solo si è infranto ma forse ha smesso anche di fingere.

Info:

DOVE:
ass.ne culturale Officina15
Via Aldo Moro, 31
40035 Castiglione dei Pepoli (BO)

info@ofcn15.comofficina15@pec.ofcn15.com

TITOLO: “Sit Tibi Terra Levis”
DATE: 5 Ottobre – 16 Novembre
VERNISSAGE: 5 Ottobre
FINISSAGE: 16 Novembre
A CURA DI: Federica Fiumelli
ARTISTI: Matilde Baglivo

COME ARRIVARE:

In auto: Siamo a pochi Kilometri dall’autostrada A1, dalle uscite di Pian del Voglio per chi proviene da Bologna e di Roncobilaccio per chi proviene da Firenze. In alternativa sulla strada provinciale 325 Val di Setta

In treno: Per chi voglia raggiungere Castiglione dei Pepoli in treno occorre scendere alla stazione di San Benedetto Val di Sambro nel tratto della ferrovia Direttissima Bologna-Firenze e proseguire poi con l’autobus per 16Km sulla SP 325

INGRESSO LIBERO

Matilde Baglivo, Sit Tibi Terra Levis, 2019, dettaglioMatilde Baglivo, Sit Tibi Terra Levis, 2019, dettaglio

Matilde Baglivo, Sit Tibi Terra Levis, 2019, dettaglio




Juliet 194

COPERTINA
Caitlin Keogh “Study for Stairs For A Theater” 2019, penna colorata su carta, 41,9 x 29,8 cm, Art Basel 2019, sezione “Parcours” (courtesy Bortolami Gallery, New York; ph Loretta Morelli)

36 | L’interazione disciplinare – Dall’arte visuale alla società globale (II) / Luciano Marucci
46 | 58. Biennale di Venezia – May You Live in Interesting Times / Emanuela Zanon
54 | L’invasione dell’Iran – The spark is you / Emanuele Magri
56 | Art Basel 2019 – Tra certezze e nuove sfide / Loretta Morelli
58 | Joan Brossa – Teatro irregular / Enzo Minarelli
60 | 58. Biennale di Venezia – The Death of James Lee Byars / Boris Brollo
61 | 58. Biennale di Venezia – GR Iranna / Elisabetta Bacci
62 | 58. Biennale di Venezia – Padiglione Germania / Annibel Cunoldi Attems
63 | 58. Biennale di Venezia – “Sun & Sea (Marina)” / Boris Brollo
64 | Gail Clair Morris – Revisited / Majda Božeglav Japelj
65 | ArtVerona 2019 – 15° edizione / Roberto Grisancich
66 | Damiano Mirò Serafini – L’eterna attualità della storia / Andrea Guerrer
67 | Vera Portatadino – Yellow / Roberto Vidali
68 | Geumhyung Jeong – Oggetti inanimati? / Stefano Rossi
69 | L’arte di vivere – a Gaza / Paola Forgione
70 | Stockholm – “Shoegaze 2” / Chiara Baldini
71| Maria Cristina Rodeschini – Fondazione Accademia Carrara / Pina Inferrera
72| Elisabetta Galasso – Open Care / Emanuele Magri
73 | Immagine in movimento – The Sound of Screens Imploding / Valeria Ceregini
74| A proposito del MacTe – Termoli / Nino Barone
75 | Nessun Escluso – Tributo a Roberto Vitali / Gaetano Buttaro

76 | Shirin Moayya – Le forme inquiete / Andrea Guerrer
78 | Paola Bristot – Autoritratti 8 /Giuliana Carbi Jesurun
80 | David Horvitz – 435 Ponti (a Venezia) / Jacques Heinrich Toussaint
82 | Angelica Bergamini – She song the universe into existence Anna Battiston
84 | Eufemia – un’opera collettiva / Amina Gaia Abdelouahab
85 | Anna Maria Novelli – Ricordo d’un vissuto pluriculturale / Roberto Vidali

PICS
77 | Kaarel Kurisma – “Steam Express and Halts”
79 | Huma Bhabha – “We Come In Peace”
81 | Julia Gault – “La cure”
83 | Felix Gonzalez Torres – “Untitled”

RITRATTI
86 | Fil rouge – Diana Bosnjak Monai / Fabio Rinaldi
93 | Alberto Salvadori – Fotoritratto / Luca Carrà

RUBRICHE
87 | Sign.media – Dove sono le corrispondenze? / Gabriele Perretta
88 | Appuntamento costruttivo – Regina De Albertis / Alessio Curto
89 | P.P. dedica il suo spazio a… – Marcello Mantegazza / Angelo Bianco
90 | (H) o – della critica / Angelo Bianco
91 | Phong Bui – From New York to Venice / Leda Cempellin
92 | Arte… e Scienza – Serena Zacchigna Serenella Dorigo

AGENDA
94 | Spray – Eventi d’arte contemporanea AAVV




ArtVerona 2019

Dall’11 al 13 ottobre torna ArtVerona, la manifestazione dedicata all’arte moderna e contemporanea alla sua 15° edizione, la terza diretta da Adriana Polveroni, con la partecipazione di 150 gallerie. Quindi una fiera a tutti gli effetti in crescita.

Oltre alla Main Section, dedicata agli artisti più consolidati, la fiera dedica attenzione anche ai giovani e alle realtà più sperimentali. Numerosi i premi, con due novità: il Premio MZ Costruzioni, nato su iniziativa di due imprenditori e collezionisti campani, e il Premio Casarini ideato dal Gruppo DueTorriHotels e rivolto alla pittura under 35.

Confermati tutti gli altri riconoscimenti: Level 0, a cui aderiscono i direttori di alcuni dei principali musei italiani, sostenuto da AGSM, Premio Icona, Premio WiDiba in collaborazione con Banca Widiba, Premio fotografia under 35, Display, Sustainable Art Prize promosso dall’Università Ca’ Foscari Venezia, la seconda edizione del fondo di Veronafiere A Disposizione e il riconoscimento per gli Spazi Indipendenti, nel decennale del progetto, sostenuto da AMIA. Il percorso in fiera prosegue con Free Stage, la sezione dedicata agli artisti che ancora non sono rappresentati da una galleria, quest’anno con otto giovani promesse invitate da Alberto Garutti e con i quattordici project spaces selezionati per la sezione dedicata agli Spazi Indipendenti, a cura di Cristiano Seganfreddo.

La ricerca è uno stimolo fondamentale per il mercato, per le gallerie e i collezionisti, ma anche per il mondo dei musei italiani che con i loro direttori partecipano al format Level 0 e si impegnano a individuare uno degli artisti in fiera per realizzare un progetto nel corso dell’anno successivo. Aderiscono per la prima volta Arturo Galansino per Palazzo Strozzi a Firenze, Daniele Pitteri per la Fondazione Modena Arti Visive e Andrea Busto per il MEF di Torino. Focus è il rapporto con il collezionismo, a cui sono dedicate occasioni di incontro anche nel corso dell’anno, a partire dal territorio del Nord Est, e l’impresa, con nuove collaborazioni. Tra queste quella con Sineglossa, vincitrice in partnership con ArtVerona del Bando Cultura della Fondazione Cariverona.

Per festeggiare il suo quindicesimo anniversario ArtVerona apre al pubblico le attigue Gallerie Mercatali: i 6.400 mq di questo affascinante edificio di archeologia industriale si trasformano per tre giorni in “Loony Park”, una grande installazione ambientale dell’artista Norma Jeane, realizzata da Contemporary Locus e a cura di Paola Tognon. Non solo una festa, ma un’esperienza artistica che evolve dal giorno alla notte, per entrare nei meccanismi dell’intrattenimento: opera interattiva che abbraccia arti visive e performance. La rivista Juliet sarà presente nello spazio dedicato all’editoria d’arte. Segnaliamo, infine, alcune delle gallerie che hanno aderito a questa edizione di ArtVerona: Enrico Astuni (Bologna); Alessandro Bagnai (Foiano della Chiana); Dep Art Gallery (Milano); Federico Luger (Milano); MLZ Art Dep (Trieste); Studio Raffaelli (Trento); Santo Ficara (Firenze); Studio G7 (Bologna); Michela Rizzo (Venezia); White Noise (Roma).

Info:

ArtVerona 2019 Pad 11 e 12 di Veronafiere

viale dell’Industria

preview ad invito: ven 11 ott dalle 11.00 alle 14.00 apertura al pubblico: dalle 14.00 alle 19.00

orario: sab 12 e dom 13 ott dalle 11.00 alle 19.00 045 8298204  staff@artverona.it

ArtVerona 2019Norma Jeane “The Straight Story”, cabine individuali per fumatori, Frieze Projects, Frieze Art Fair, Londra 2008. Ph Linda Nylind, courtesy the artist and ArtVerona

Bianca Baldi “Classic Scent” 2018, silver gelatin print mounted on Alu-dibond, wooden contruction, 120 x 100 cm, detail. Ph courtesy Flip Project Space, Napoli (sezione Art Verona dedicata agli Spazi Indipendenti)

Norma Jeane “Loony Park”, ph Mario Albergati, courtesy Art Verona 2019 (spazio delle Gallerie Mercatali)




Installazioni di Pina Inferrera per Landscape Festival

Anche quest’anno prosegue in due siti suggestivi la collaborazione dell’artista Pina Inferrera, fotografa e scultrice, con l’Orto Botanico di Bergamo e la Fondazione MIA in occasione della nona edizione  della manifestazione LANDSCAPE FESTIVAL – I MAESTRI DEL PAESAGGIO che si tiene a Bergamo.

L’artista dialogherà con esperti e pubblico la sera dell’equinozio d’autunno.

Il 22 settembre alle ore 19,00 in Città Alta, davanti la Sala Viscontea/Passaggio Torre di Adalberto  si terrà un incontro su ARTE PIONIERA PER UNA NATURA MINACCIATA

Introduce e coordina: Paola Suardi, titolare di Alterego COMUNICAZIONE.

INTERVERRANNO:                                  

Gabriele Rinaldi, Direttore dell’Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota”
Stefano Zenoni, Assessore all’Ambiente del Comune di Bergamo
Carlo Manicardi, Presidente di Phoresta Onlus
Dalle ore 20,30 seguirà il concerto dedicato all’Equinozio con musica live di Simone Prandin

“Come le specie di piante pioniere crescono su terreni stressati e preparano il suolo per accogliere altre piante e ripopolare il territorio, così queste mie realizzazioni artistiche nascono dagli scarti del processo industriale, dal consumo di materiali, e vogliono preparare a una riflessione sull’ambiente” afferma Pina Inferrera.

 – PASSAGGIO TORRE DI ADALBERTO – 1) Un’installazione aerea, Traveling suspended in the air, sospesa all’antico soffitto ligneo dialoga con lo spazio sottostante e coi passanti, (anche i più distratti, invitandoli ad alzare lo sguardo), con immagini di riflessi arborei delle acque della Senna.

“L’acqua è l’elemento che lega le diverse installazioni del Passaggio nella giornata dell’Equinozio, a ribadire le tematiche attuali ed impellenti che riguardano ambiente e risorse naturali per la vita e l’alimentazione, ovvero la minaccia creata da un intervento irresponsabile da parte dell’uomo sia nell’uso eccessivo di agenti chimici dannosi, sia per comportamenti individuali superficiali di spreco che si protraggono oramai da oltre un secolo” spiega l’artista.

2) Una seconda installazione, Crossing in water, presente solo per la giornata dell’Equinozio, è costituita da tubi in policarbonato, scarti di produzione industriale che contengono al loro interno bottiglie di acqua usate e ritagliate a mano. L’opera realizza una spirale retrattile che evoca il modello del DNA, allude al consumismo e all’uso di bottiglie di plastica per il consumo e la distribuzione industrializzata di acqua potabile e, inevitabilmente, all’inquinamento indotto dal consumo di materie plastiche. Vuole inoltre condurre una riflessione su una prospettiva di recupero e suggerire la brillante freschezza dell’acqua pura.

– CHIOSTRO DI ASTINO – Il tema aderente all’alimentazione viene ribadito dall’installazione NATURA ALTERA -OGM 1998– costituita da pomodori giganti che hanno occupato uno dei prati del chiostro, evocando l’idea degli alimenti geneticamente modificati, così belli a vedersi e così innaturali…, proprio come il cibo OGM.  Realizzati in cemento e col picciolo ricavato da scarti di bottiglie d’acqua, colorano in modo complementare il verdissimo prato. L’installazione site-specific parte da un progetto degli anni ’90 scaturito dalla necessità di comunicare cosa si stava delineando per chiedere una maggiore attenzione all’insorgere del fenomeno OGM che già dagli ’70 cominciava a profilarsi con interrogativi a cui non sempre sono state date risposte.

Pina Inferrera

 




Riccardo Varini. La luce giusta

La luce giusta: Riccardo Varini propone a Reggio Emilia la prima personale del giovane fotografo Marco Gargiulo.
L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, avrà luogo presso la sede dell’associazione culturale ARTyou.

«Un lavoro sperimentale che si muove intorno ad un oggetto di uso quotidiano – un libro – trasfigurato dalla luce, che diventa altro, in un gioco di immagini che lascia libero sfogo alla creatività dell’autore e dell’osservatore»: il celebre fotografo e talent scout Riccardo Varini introduce La luce giusta, prima mostra personale del giovane Marco Gargiulo che inaugurerà a Reggio Emilia, presso la sede dell’associazione culturale ARTyou, sabato 21 settembre alle ore 17.

«Prendono forma immagini fantasiose di vascelli, fisarmoniche, gabbiani e altre strane apparizioni, in un chiarismo lirico ed essenziale, un bianco-nero delicato e non violento, con tutte le sue sfumature possibili, in cui l’oggetto non è più descritto e importante ma diventa trampolino di lancio per i sogni dell’osservatore» continua Riccardo Varini, amico e discepolo di Luigi Ghirri «Una fotografia finalmente fresca, non decadente, fuori dagli stereotipi del mondo dei social. Solo apparentemente estetica».

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 6 ottobre tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 e dalle 16.30 alle 19.30 (chiuso il lunedì, domenica aperto su richiesta).

La sede dell’associazione culturale ARTyou si trova in via Gazzata 16/b a Reggio Emilia.

Riccardo Varini nasce nel 1957 a Reggio Emilia. Fondamentali nel suo percorso sono l’incontro con Luigi Ghirri e il “chiarismo” della scuola di Guidi e Morandi. Sue opere e pubblicazioni sono archiviate allo CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma, alla Fototeca Panizzi di Reggio Emilia, al MAXXI di Roma, nelle Biblioteche Civiche di Modena e Matera nonché presso numerosi collezionisti in Italia, Francia e Germania.

Marco Gargiulo nasce nel 1992 a Reggio Emilia. Si avvicina alla fotografia nel 2012. Inizia a frequentare nel 2018 l’associazione culturale ARTyou, partecipando a diversi corsi e workshop ed esponendo i suoi primi lavori in mostre collettive. La luce giusta è la sua prima personale.

Per informazioni: 348 3803077 – 347 8231189, artyou114@gmail.com, https://artyou-arte.weebly.com/.

Marco Gargiulo© Marco Gargiulo




Arting159: a Milano nasce uno spazio che unisce arte, design e architettura

Roberto Papini, gallerista e critico d’arte, inaugurerà a settembre un nuovo progetto che esalta la dimensione artistica dell’architettura, mettendo in relazione i capolavori di artisti affermati con il linguaggio moderno di giovani architetti di talento.

 «Nasce a Milano in zona Duomo una nuova idea di spazio, in grado di raccogliere e fondere le diverse forme di espressione artistica: uno spazio pluridimensionale dove le arti non siano più soltanto accostate e accostabili, ma compenetrate e coesistenti». Così Roberto Papini – gallerista e critico d’arte fondatore della galleria milanese Arting159 – racconta il nuovo progetto che da settembre lo vedrà protagonista, la startup “CPA – Arti dell’architettura”, con sede in Via Pantano 2, a pochi metri dal Duomo di Milano. «Negli ultimi cent’anni le varie discipline artistiche hanno preso ciascuna una strada divergente, allontanandosi da quella visione unitaria che invece ne aveva caratterizzato il passato – spiega Papini -. Oggi invece assistiamo una nuova sintesi tra diverse espressioni artistiche, l’architettura può azzardare le forme della pittura e della scultura, i linguaggi perciò diventano comuni e lo spazio può essere condiviso. Ne consegue una ridefinizione delle competenze dell’architetto, che, oltre a essere un disegnatore e un costruttore impeccabile, deve conoscere e amare appassionatamente le arti».

Obiettivo di CPA è «operare una trasformazione degli spazi delle abitazioni di prestigio, attraverso la creazione di progetti d’interior design personalizzati e personalizzabili dove le opere di grandi maestri dell’arte comunicano con il linguaggio moderno di giovani architetti talentuosi nella progettualità di arredamenti d’ interni». Nella visione di Roberto Papini, «oggi non è possibile limitarsi ai quadri e alle sculture, cioè all’arte cosiddetta pura. La pittura dovrebbe invece indirizzarsi non verso il pezzo unico fine a se stesso, come fu in passato, ma piuttosto verso un originale già concepito per essere riprodotto. La creatività guarda al mondo della produzione, dell’industria e dei nuovi materiali. L’industria stessa però attinge a sua volta alla creatività e si instaura così un legame fecondo tra questi due mondi».

Il nuovo progetto di Roberto Papini si affianca alla sua ormai consolidata attività di gallerista, iniziata a Milano nel 2007. Dopo il rientro dalla stagione estiva a Saint Tropez, la galleria Arting159 riaprirà il 15 settembre in una prestigiosa sede  nel cuore del quadrilatero della moda, in via Monte Napoleone 8: un contenitore di talenti dove artisti internazionali, critici, storici dell’arte, curatori e collezionisti  s’incontrano per condividere l’amore per l’arte.

Info:

www.arting159.com

Arting159

Caption: Roberto Papini / exhibition views in District Brera, Milano




Fondazione Prada presenta Jannis Kounellis

Dipingere con la materia il passato e il presente rendono Jannis Kounellis un artista unico, in grado di imprimere al mondo dell’arte contemporanea quel quid in più che spesso fa discutere. La storia artistica di Jannis Kounellis (Pireo 1936- Roma 2017) inizia nel 1956, a Roma, dove sotto la guida di Toti Scialoja si lascia influenzare dal linguaggio espressionista astratto e da quell’arte informale che lo accompagneranno per tutta la carriera.

Esordisce a Roma negli anni ‘60, presso la galleria La Tartaruga. Il suo è un linguaggio pubblico non formalizzato, fatto di segni riconoscibili che alludono ad un nuovo linguaggio artistico. L’incontro con l’arte povera, sempre negli stessi anni, sarà fondamentale per una svolta stilistica dal sapore mistico e creativo che troveremo però nei lavori realizzati verso la fine di questo periodo e che avvicineranno Kounellis agli altri colleghi appartenenti a quel filone artistico.

La mostra in Fondazione Prada di Venezia ci aiuta a comprendere meglio questo meraviglioso artista che oggi a distanza tanti anni dal suo esordio non smette mai di ispirare molti artisti contemporanei. Gli spazi di Ca’ Corner della Regina sono letteralmente invasi dalla retrospettiva più interessante mai realizzata dopo la sua morte. Il progetto nasce in collaborazione con l’Archivio Kounellis e riunisce più di 60 lavori eseguiti tra il 1956 e il 2015 provenienti da importanti istituzioni nazionali e internazionali.

Il focus della mostra è il dialogo tra le opere di Kounellis e gli spazi settecenteschi della Fondazione da cui scaturisce un incontro unico in grado di rendere questo percorso contrastante e singolare. A primo impatto si potrebbe pensare quasi fuori luogo l’idea di esporre un artista come Kounellis, così attuale e poco “fastoso” in un contesto tanto sfarzoso, in realtà è proprio questa dissonanza a rendere la mostra singolare.

Il primo piano nobile del palazzo presenta i primi lavori dell’artista. Si tratta di scritte, segnali e insegne spesso “raccolte” per le strade di Roma che diventano poi lettere e numeri tracciati su tela bianca.  Si tratta di poesie visive che frammentano il linguaggio reale per essere altro e assumere forme astratte che nella ricerca pittorica successiva di Kounellis si ricomporranno fino a diventare soggetti naturali. Un ulteriore processo di trasformazione pittorica lo vedrà avvicinarsi sempre più al linguaggio dell’arte povera: elementi concreti quali terra, acqua e soprattutto fuoco diventeranno centrali nella sua ricerca. Dal linguaggio fisico tipico dell’arte povera, Kounellis si avvicina al concettuale, lavorando su elementi vitali e le loro relazioni con la terra. Organico e inorganico si fondono trasformando il linguaggio artistico in un’esperienza corporea sensoriale. Tatto, olfatto, vista e udito diventano l’espressione di un’arte sinestetica che non si limita più a volere essere osservata ma pretende di essere vissuta intensamente.

Le opere degli anni ‘70 sono presentate attraverso uno scontro dialettico tra percezioni opposte. Leggerezza vs pesantezza, fragilità vs permanenza, attraverso i lavori di Kounellis, vogliono ricordarci di quanto l’uomo si senta oppresso a vivere tra le costrizioni sociali nonostante ricerchi costantemente un senso di libertà che solo l’arte è in grado di restituirci.

Il fuoco, elemento centrale nell’arte di Jannis Kounellis, ci guida verso le altre opere esposte e rappresenta quella scissione tra passato e presente che tiene viva la speranza di ricomporsi, proprio come accade in Senza Titolo(Tragedia Civile) del 1975. Dal fuoco al fumo, centrale invece nei lavori degli anni ‘80 che rappresentano un ritorno alla pittura e una triste consapevolezza: se il fuoco tiene viva l’idea di un’arte rivoluzionaria il fumo ne rappresenta la morte politica e sociale.

Avanguardista e sensibile, Jannis Kounellis attraverso i suoi lavori ci insegna che l’arte può rinascere dalle sue ceneri, attraverso un processo di trasformazione che non deve smettere mai di accompagnarci nella vita.

Flavia Annechini

Info:

Jannis Kounellis
a cura di Germano Celant
11 maggio – 24 novembre 2019
Fondazione Prada
Ca’ Corner della Regina, Venezia

da sinistra a destra: Jannis Kounellis Senza titolo, 1959 bottiglie, compensato/ Senza titolo, 1960 acrilico e smalto su tela/ Senza titolo, 1969 juta, granaglie, legumi, caffè / Senza titolo, 1960 olio e matita su lino

Jannis Kounellis, Senza titolo, 2011 cappotti, cappelli, scarpe; sullo sfondo: Senza titolo (Giallo), 1965 olio su tela

Jannis KounellisJannis Kounellis, Senza titolo (Tragedia civile), 1975 muro ricoperto in foglia d’oro, attaccapanni, cappotto, cappello, lampada a petrolio

Per tutte le immagini: ph. Agostino Osio – Alto Piano Courtesy Fondazione Prada