Beyond the Border

Sabato 11 ottobre è iniziato nel centro storico di Reggio Emilia Beyond the Border, un progetto di mostra collettiva ideato da due giovani curatori, Giulia Daolio e Domenico Russo. L’esposizione prevedeva quattro monografiche: Linee di Tensione di Erjon Nzeraj e Valentina Scaletti, Gangnam Night Tales di Antonio Cavicchioni, Nomade Fermo di Angelo Massaro e Heart of Gold di Felix Curto. Gli artisti in mostra, che provengono da contesti culturali differenti, sono stati chiamati a riflettere sul tema dell’emigrazione, in quanto importante fenomeno sociale del nostro tempo, in grado di produrre cambiamenti tra fasce sociali e limiti geografici. Un processo di mobilitazione ed aggregazione, che oltre a svelare demarcazioni territoriali, fa riflettere sui labili confini identitari, sentimenti incerti, ombre notturne che a volte sembrano fondersi con la luce del giorno. Sentirsi a casa propria ovunque, pur non avendo casa in nessun luogo, può risultare nel tempo doloroso, ma un anonimo vagabondare perpetuo crea positive differenze, sia spaziali che relazionali.

Il progetto Beyond the Border si è sviluppato in due differenti fasi di elaborazione. In un primo momento, in uno spazio in Viale Allegri 6 ciascun artista ha presentato a rotazione per dieci giorni una serie inedita realizzata ad hoc sul tema della mostra. Gli artisti hanno creato un luogo espositivo dinamico, cercando di integrarsi, in base alle specifiche capacità, con pratiche metodologiche di affermazione identitaria, tipiche della società e del mondo dell’arte. Erion Nazeraj e Valentina Scaletti, hanno unito le loro differenti esperienze sul progetto Linee di Tensione. Immaginandosi il muro del palazzo come una superficie epidermica hanno inciso cicatrici, segni di rilievi topografici. Qui la realtà, congiunta in un equilibrio rassicurante, appare precaria, per il suo perdersi in proiezioni e viaggi immaginifici. Angelo Massaro, con il lavoro Nomade Fermo invita il pubblico alla pratica dell’abbandono, ad un cammino instabile, dove il buio simboleggia l’illusione umana di raggiungere un rassicurante equilibrio e maturo autocontrollo. Felix Curto, artista noto in ambito mondiale, analizza l’idea del viaggio interpretando la propria cultura attraverso il filtro mitico della cinematografia e fotografia americana. Antonio Cavicchioni, nella sua serie Koreana Gangnam Night Tales, esplora il territorio asiatico e mostra un oceano notturno di presenze inquietanti e surreali, illuminate da neon artificiali.

La mostra segue poi in un secondo luogo, Via dei Gobbi 3, presso Palazzo Gobbi. Quest’ultima location è abitata da altri artisti che ci stazionano quotidianamente con i propri atelier. Con lo spostamento, di artisti e pubblico, da una sede all’altra, si è realizzato una sorta di rituale, di viaggio oltre confine, evocando così un’idea di mescolanza cosmopolita, di sconfinamento e integrazione. Lo spettatore in questo modo è diventato parte integrante del progetto, invitato a compiere un tragitto che lo ha costretto a valicare il confine fisico e materiale delle due strutture e ha trasferire il proprio Se da uno spazio all’altro, acquisendo una nuova presenza, condividendo nuovo qui che è un non qui.

Così si compie l’esperimento che sta a cuore ai curatori e, come spiega Domenico Russo, gli artisti “cercando di adattarsi al sistema interno della comunità del palazzo, mettono alla prova la propria identità sottoponendola alla pressa delle difficoltà del migrante. In base al proprio livello d’inserimento instaurano un dialogo personale col pubblico e gli abitanti del posto, rivelando la struttura dell’attuale condizione diasporica, intesa come mobilitazione ormai comune di persone e cose attraverso limiti spaziali.”

Natalia Franchi

Angelo Massaro, Casa Ospedale 120kmh 4-a.m.

Beyond the borderAntonio Cavicchioni, Gangnam Night Tales 10

Erjon Nazeraj e Valentina Scaletti, Linee di tensione 6


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