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Bruce Weber presenta al “Cinema Ritrovato” il suo nuovo film su Paolo Di Paolo

“Una volta, mentre ero a Roma con mia moglie, abbiamo trovato due foto magnifiche in bianco e nero: una di Pier Paolo Pasolini e una di Anna Magnani alla galleria “Museo del Louvre”. Scoprii che erano state scattate da Paolo Di Paolo, un grande fotografo che non conoscevo. Decisi allora di andarlo a cercare”. Inizia così abbastanza casualmente la prima genesi di “The Treasure of his Youth: the Photographs of Paolo di Paolo” (2021), l’ultimo affascinante documentario diretto dal celebre fotografo Bruce Weber proposto alla Fondazione MAST nel ricco programma del Festival “Il Cinema Ritrovato”, giunto con successo alla XXXVI edizione. Il regista americano, già autore di “Broken Noses” e di “Let’s Get Lost” su Chet Baker con una nomination all’Oscar, è riuscito con il suo team a creare un nuovo capolavoro andando a scavare nella vita del fotografo Di Paolo. Il fotografo americano vestito con una giacca blu su camicia bianca, jeans e bandana blu, è venuto accompagnato dalla moglie Nan Bush e dalla sua producer Eva Lindemann-Sànchez, oltre a Paolo Di Paolo e Silvia Di Paolo.

Paolo Di Paolo ha avuto una vicenda esistenziale quanto mai particolare. Nato nel 1925 a Larino, un piccolo paese del Molise in una famiglia semplice, dopo il liceo decise di studiare Filosofia. Approdato a Roma con una valigia di cartone, in poco tempo diventò uno dei fotografi più importanti degli anni Cinquanta. Con la sua Leica ritrasse le star del cinema e del mondo dell’arte, realizzando straordinari reportage dell’alta società internazionale, ma anche dell’Italia distrutta nel dopo guerra. Amico molto stretto di Pier Paolo Pasolini e Marcello Mastroianni e, tra le tante dive, di Anna Magnani, Sofia Loren, Elizabeth Taylor, Anouk Aimée e Gina Lollobrigida, all’apice della sua carriera, si ritirò dalle scene, rifugiandosi in campagna con sette cani. Questa decisione misteriosa e incomprensibile ha fatto scattare la curiosità del regista che, con un occhio giornalistico e nello stesso tempo poetico, ci racconta in vari capitoli l’ascesa, la carriera e l’abbandono della ribalta del grande Paolo Di Paolo.

“Per me che vivo di fotografia, era impossibile capire una scelta di questo genere” spiega Weber “le sue foto memorabili in bianco e nero erano piene di bellezza. Perché nonostante il successo e la frequentazione della società glamour avrebbe deciso di fare perdere ogni traccia di sé e di non lavorare più come fotografo?”

Di Paolo dopo il 1968 si ritirò in campagna, sposò Elena, la giovane assistente, e ai figli non raccontò nulla del suo passato. Coltivava i suoi grandi interessi: la filosofia e le macchine d’epoca. Un giorno di vent’anni fa la figlia Silvia, come vediamo nel film, cercando un paio di sci, scoprì in cantina un incredibile archivio fotografico con migliaia di rullini catalogati. Chiese al padre che cosa fossero e solo dopo molte insistenze lui accettò di parlare del suo passato. Weber intervista in vari luoghi significativi il reporter, che a questo modo si è riconciliato con il successo e la fama di gioventù. Aveva abbandonato Roma per non cedere ai rotocalchi che volevano solo scoop scandalistici, quando aveva chiuso con la testata “Il Mondo” fondata da Pannunzio, dove aveva pubblicato per quindici anni immagini di attori, scrittori e foto del Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, rigorose e struggenti come i due bambini soli sullo sfondo di una periferia romana derelitta. Grazie al devoto lavoro sull’archivio paterno di Silvia Di Paolo, dopo cinquant’ anni è arrivata la riconsacrazione del fotografo con la bellissima mostra “Mondo perduto” (2019) al MAXXI a Roma e la chiamata di Pier Paolo Piccioli a Parigi per il backstage della sfilata di Valentino Haute Couture nel 2020.

Piccolo, magro, sempre elegantemente vestito, deciso e sicuro della sua maestria, vediamo nel film il fotografo di Larino sempre accompagnato in modo discreto dalla figlia, attraverso lo sguardo di Weber che lo ritrae nel suo bellissimo bianco e nero a Parigi mentre chiede a Piccioli di avvicinarsi al viso di una modella con un sofisticatissima corona di rami lucenti. Di Paolo ancora adesso, nonostante l’età avanzata, ha una vitalità creativa e uno sguardo delicato e vibrante. Chiedo a Weber che emozioni ritrova nelle foto di Di Paolo e lui risponde: “Di Paolo è il cantore della bellezza e della memoria… La bellezza italiana e quella delle emozioni della mia infanzia. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia straordinaria, divertente e colta, ho dei ricordi magnifici, tutto era bello. Vivevamo in campagna a Greensburg in Pennsylvania in una casa con un grande giardino e gli animali. I miei genitori e la nonna mi hanno fatto amare le cose belle della vita, erano eleganti e amavano la musica, i libri, l’arte e la fotografia e il cinema. Ci portavano in macchina a vedere dei film che mi hanno fatto innamorare molto dell’Italia. Amo molto il vostro vivere romantico, pieno di poesia e di storia. Mi piace stare ancora adesso a contatto con le stesse cose di allora, come i miei adorati cani, sono così interessanti anche da guardare e fotografare. Ha visto il mio ultimo libro pubblicato da Tasche The Golden Retriever?”.

Quando gli chiedo come sia riuscito a strutturare così perfettamente la sceneggiatura e il ritmo dell’editing del film, mi spiega: “Non ero solo, abbiamo lavorato assieme a Eva Lindemann e suo marito al progetto. Non ho avuto bisogno di una sceneggiatura definita. Io ho iniziato anche questo film scattando le mie foto, che ho continuato a scattare seguendo Di Paolo sui set e nei suoi luoghi. Io lavoro attraverso la mia macchina fotografica e le immagini che mi danno emozione e un certo feeling. È una cosa molto intima e privata, emotiva. Dalle immagini che sento e che scatto semplicemente nascono le storie: fotografare mi fa entrare in un mondo nuovo, è come iniziare un viaggio sorprendente”.

Quando gli chiedo se esiste un artista, tra i tanti che ha conosciuto, su cui vorrebbe fare un altro documentario risponde: “C’è un’artista americana che amo e ammiro: Imogen Cunningham, è stata una grande fotografa di ritratti e di natura. Ha lavorato molto con il bianco e nero realizzando delle foto meravigliose. Mi piacerebbe fare un documentario su di lei”.

Gli chiedo: “Ha una domanda che vorrebbe sentirsi chiedere e che non le hanno ancora mai fatto?” Sorride, si ferma un attimo a pensare per dire: “È complicato, ci vorrebbe più tempo per rispondere. Posso dire che non mi piacciono per niente quelle domande che a volte mi fanno i giornalisti tipo: che cosa è la vita per lei, o che cosa significa per lei essere felici. Non amo le domande così generiche o quelle che hanno a che fare con la mia privacy. Per cui questa era una bella domanda”.

Manuela Teatini

Paolo Di Paolo (a sx) e Bruce Weber, ph courtesy Bruce Weber

Paolo Di Paolo, Roma, I Piccoli Guerrieri di Monte Mario, 1954, ph courtesy Archivio Paolo Di Paolo

Il fotografo Paolo Di Paolo, la figlia Silvia e la curatrice Giovanna Calvenzi alla mostra “Paolo Di Paolo. Mondo perduto” al MAXXI, Roma, 2019, ph courtesy Archivio Paolo Di Paolo

Il fotografo Paolo Di Paolo alla mostra “Paolo Di Paolo. Mondo perduto” al MAXXI, Roma, 2019, ph courtesy Archivio Paolo Di Paolo

Il fotografo Paolo Di Paolo e la figlia Silvia alla mostra “Paolo Di Paolo. Mondo perduto” al MAXXI, Roma, 2019, ph courtesy Archivio Paolo Di Paolo


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