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Estetica accelerazionista e popoli della Rete (III...

Estetica accelerazionista e popoli della Rete (III)

Alla luce delle minoranze chiassose

“La presa di parola individuale è uno dei fenomeni tipici dell’ipermoderno, insieme fomentato e svalutato dal web” scrive Raffaele Donnarumma in Ipermodernità. Dove va la narrativa contemporanea (2014). Lo sviluppo capillare delle nuove tecnologie e dei nuovi media da esse generati ha fatto sorgere un nuovo tipo di utenza e, per quanto concerne gli aspetti più alti sul piano culturale che qui affrontiamo, un nuovo tipo di artista, focalizzato su produzioni in rete (definite Post Internet) fondate sulla fusione di reale e virtuale, ossia, di vero e falso.

Jean Baudrillard ne All’ombra delle maggioranze silenziose, ovvero, la morte del sociale[1], sosteneva che la massa amorfa e indifferente prodotta dal capitalismo, non solo non producesse sociale, ma addirittura lo assorbisse neutralizzandolo perché ogni contenuto ideologico, etico o politico, non suscitava nella massa alcuna risposta critica. La condizione iper-reale prodotta dai nuovi media descrive invece uno scenario opposto a quanto delineato dall’autore francese.

È sotto gli occhi di tutti come in rete l’accelerazione tecnologica abbia prodotto sociale, socialità e soggettività e che il mescolamento tra vero e falso avviene grazie all’uso manipolatorio dei nuovi media. La conseguenza più evidente di questo fenomeno è la chiassosa presenza in rete di una “minoranza” (in termini assoluti rispetto la popolazione mondiale) che sfrutta l’opportunità tecnologica principale offerta dal Web 2.0: il self broadcasting e, in seconda istanza, l’interattività offerta da blog e social network. Quando nel 2005 fu inaugurata la piattaforma Youtube, il suo slogan fu “broadcast yourself”, “trasmetti te stesso”, aprendo, di fatto, la stagione dell’auto promozione in rete, sia per intrattenimento (giaculatorie personali o tutorial) sia per motivi commerciali di piccola imprenditorialità idealmente orientati alla creazione di personal brand.

L’importanza del fenomeno non risiede tuttavia in quest’opportunità di sfogo egotico, quanto in quella di divenire consapevoli utenti dei mass media, capirne il funzionamento e la portata, e trasformarsi in editori e direttori della propria trasmissione, al di là che si tratti di una semplice imitazione dei modelli stabiliti dalla comunicazione o, piuttosto, di un’interrogazione critica e soventemente creativa, sul potenziale espresso dai nuovi media – ed è qui, ovviamente, che si inseriscono le produzioni artistiche. Altre forme di self broadcasting sono distribuite da social come Instagram e Tumblr. Qui osserviamo il fenomeno delle Aesthetics: raccolte tematiche di immagini, brevi video, gif animate reiterate, in grado di illustrare un immaginario personale che si intende condividere.

Il self broadcasting dunque non ha limiti e si fa personal su piattaforme come Facebook, Twitter e gli altri social testé citati, mentre il suo strumento mediatico principale resta il video. S’intuisce a questo punto la portata epocale di questa opportunità tecnologica sul piano non solo della distribuzione di informazioni, ma anche nella diffusione di immaginari, pratiche estetiche, invenzioni stilistiche; in breve, di identità artistiche virtuali che rappresentano la coscienza dell’intera Internet, offrendo manipolazioni e riflessioni che debordano dal recinto virtuale del computer, per dilagare nella concretezza degli spazi espositivi sotto forma di oggetti, favorendo il processo di mescolamento tra virtuale e reale.

Info:

Introduzione al libro di prossima pubblicazione L’arte Contemporanea e i nuovi media. Teoria, storia, critica di Piero Deggiovanni

[1] J. Baudrillard, A l’ombre des majorités silencieuses ou la fin du social, Paris, Utopie, 1978, trad. it., All’ombra delle maggioranze silenziose, ovvero, la morte del sociale, Bologna, Cappelli, 1978.

boyrebecca, Dulce de leche, 2021 Foto di Francesco Tommasi

Chris Torres AKA PRguitarman, Pop Tart Cat (Nyan Cat), meme, 2011

Davide “inchiostro nero” Cautiero & Heartbreak47, immagine di copertina del blog, 2020

M¥SS KETA, Foto Dario Pigato


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