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Hayy Jameel: apre a Jeddah (Arabia Saudita) il pri...

Hayy Jameel: apre a Jeddah (Arabia Saudita) il primo hub multidisciplinare per tutti gli appassionati d’arte

Il centro, inaugurato il 6 dicembre 2021, comprende gallerie d’arte contemporanea, studi d’arte e di design e il primo cinema d’essai del regno. Hayy Jameel è il primo grande edificio pubblico di Jeddah e apre i battenti con un programma inaugurale di cinque mesi completamente gratuito. Dopo la storia di successo di Art Jameel (organizzazione indipendente) a Dubai, la nuova apertura del complesso coincide con la celebrazione dei 75 anni di beneficenza e attività sociali della famiglia Jameel.

In particolare Fady Jameel , presidente e fondatore di Art Jameel, ha voluto sottolineare che Jeddah si avvia ad avere una nuova destinazione e che la realizzazione di questo grande progetto è stato possibile grazie alla collaborazione di importanti partner culturali nazionali e internazionali. L’obiettivo era e sarà il coinvolgimento della comunità locale per tutte le produzioni culturali che guideranno il cambiamento positivo e di impatto per la città e le realtà della comunità artistica della regione e oltre. Sebbene l’idea di creare uno spazio artistico permanente a Jeddah sia nata circa due decenni fa, è nel 2014 che Art Jameel ha acquisito il terreno che sarebbe diventato il sito di Hayy. Scelto per la sua posizione in un quartiere residenziale, vicino alle scuole e a un centro di musica jazz, questa istituzione mira a inserirsi nella quotidianità della comunità.

Il progetto architettonico, che occupa un’area di 17.000 metri quadrati, è stato affidato allo studio multidisciplinare di architettura Waiwai, con sede a Dubai e Tokio, guidato dagli architetti Wael Al Awar e Kenichi Teramoto recentemente insigniti del Leone d’Oro per la loro cura del Padiglione degli Emirati Arabi Uniti alla Biennale di Architettura di Venezia 2021. Il nuovo centro vanta un design contemporaneo e luminoso. Fondamentale per il progetto è il cortile centrale principale, che funge da motore dell’architettura e cuore programmatico della comunità. Ai livelli superiori dell’edificio, il cortile è circondato da terrazze ombreggiate e sfalsate che hanno la funzione come di prolungamento del cortile e consentono di concepirlo come un insieme spaziale che collega ogni livello del progetto.

Al piano terra, il cortile è arricchito da posti a sedere tra vegetazione naturale e verde. Con la sua collocazione strategica il cortile fornisce collegamenti diretti e continui ai servizi dell’architettura: spazi espositivi d’arte, uffici, comedy club, teatro, biblioteca, studi d’artista, ristorante, spazi commerciali e multiuso spazi. All’ultimo piano del centro saranno inoltre disponibili alcuni studi a disposizione degli artisti (Hayy Residents). Inoltre, Hayy Learning sarà la piattaforma educativa che offrirà corsi che possono durare da quattro mesi a due anni. Il design dell’edificio di Hayy Jameel ha ricevuto numerosi riconoscimenti architettonici, tra cui l’Oro agli Hong Kong Design Awards; Argento ai New York Design Awards; l’Honor Award for Exceptional Design dell’American Institute of Architects (capitolo Medio Oriente).

L’architettura dell’edificio è stata completata da una colorata facciata commissionata all’artista saudita Nasser Almulhim con il progetto intitolato: “The dove, the partridge and the crow”, ispirato all’omonimo racconto popolare e sviluppato in collaborazione con l’artista e architetto Tamara Kalo. La Hayy Jameel Façade Commission è un programma annuale che offre a un artista l’opportunità di sviluppare un’importante opera pubblica sulla “tela” di 25 metri posta sulla parte anteriore dell’edificio, una caratteristica integrante dell’intento architettonico. La commissione 2021-22 è avvenuta attraverso una nomina diretta ma, in futuro, l’opera  sarà selezionata attraverso una open-call. È lo studio di architettura Bricklab di Jeddah, che si occuperà, invece, di dare forma e contenuto alla prima casa cinematografica indipendente del regno (Hayy Cinema), includerà un teatro da 165 posti, una sala di proiezione, una biblioteca multimediale e uno spazio educativo: l’inaugurazione è prevista nell’aprile 2022.

Per la stagione di apertura, il centro si concentra sulle arti visive (Hayy Arts) e presenta una serie di mostre tra le quali: “Staple: What’s on your Plate?”, una mostra collettiva co-curata da Rahul Gudipudi di Art Jameel e Dani Burrows di Delfina Foundation (London). Si indaga ciò che mangiamo e l’intreccio del cibo con la memoria, l’ecologia e il luogo e considera il nostro rapporto con il cibo come un punto di partenza per esplorare un più ampio panorama di emergenza climatica. Tutti mangiano. Il cibo può unire, deliziare o disgustare. “Staple: What’s on your plate?”, invita a esplorare alcune delle storie nascoste del cibo che consumiamo ogni giorno. L’idea di “base” è infusa negli ingredienti che compongono le opere in mostra, tra cui acqua, datteri, riso, miele, zucchero e cioccolato, nonché negli elementi essenziali inerenti alla coltivazione e al consumo di questi oggetti, come il lavoro, la cura, il patrimonio, la religione, la migrazione.

La mostra presenta un gruppo eterogeneo di artisti internazionali e con sede nel Golfo che lavorano su vari media, che insieme esplorano le domande alla base di ciò che mangiamo, le storie intrecciate all’interno e le tracce significative delle nostre scelte quotidiane. Insieme a un vasto programma pubblico che include conferenze, spettacoli, workshop, sessioni di cucina, tour, cene e proiezioni, “Staple” ospiterà più di 30 artisti, ricercatori, chef, produttori, artisti, registi e professionisti creativi. Hanno partecipato gli artisti: Leen Ajlan, Bricklab x Misht Studio, Annalee Davis, CATPC (Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise), Mohammad Alfaraj, Moza Almatrooshi, Asunción Molinos Gordo, Sancintya Mohini Simpson, Pratchaya Phinthong, Fatima Uzdenova, Munem Wasif, Lantian Xie, Jonathas de Andrade, Florence Lazar, Franziska Pierwoss, Zina Saro-Wiwa, Suha Shoman.

L’opera di Sancintya Mohini Simpson esplora le complessità della migrazione, della memoria e del trauma affrontando le lacune e silenzi all’interno dell’archivio coloniale. A supporto della comunità un vasto programma pubblico di apprendimento interattivo che vede collaborare artisti e ricercatori scientifici, oltre a una selezione di documentari a rotazione; interviste; laboratori di cucina e semina; tour gastronomici e pop-up con produttori locali. Gli artisti che hanno realizzato i lavori: Mirna Bamieh, Bricklab, Mariam Al Noaimi, Cooking Sections, Salma Serry, Slavs and Tatars, Lantian Xie e Raed Yassin insieme a Ute Wassermann.

La mostra “Illuminate: a Noor Riyadh Capsule” propone invece una serie di installazioni luminose immersive su larga scala adattate dal festival inaugurale del 2021 Noor Riyadh organizzato da Riyadh Art. Sono presenti opere di undici importanti artisti sauditi che hanno contribuito in modo significativo a promuovere la pratica tecnica e sociale della creazione artistica nel Regno e nella regione in generale. Gli artisti partecipanti: Ahmed Angawi, Dana Awartani, Ayman Daydban, Manal Al Dowayan, Sultan bin Fahad, Ahmed Mater, Maha Malluh, Marwah Al Mugait, Nasser Al Salem, Rashed Al Shashai e Saeed Gamhawi. L’opera di Sultan bin Fahad: “Once was a ruler” (2019) è una composizione delle sue fotografie di sculture antiche raffiguranti monarchi del regno del nord arabo di Lihyan. La sovrapposizione delle fotografie con radiografie del proprio corpo, cattura lo spirito umano di queste sculture del IV e III secolo a.C. Affermando la loro passata esistenza come esseri umani che un tempo governavano la penisola arabica,  l’artista commenta lo stato di adorazione simile a Dio, spesso frainteso, di questi governanti.

L’opera di Manal Al Dowayan intitolata “Nostalgia Takes Us to Sea but Desire Keeps Us from the Shore” (2010) raffigura una conversazione immaginaria tra gli abitanti delle città e il loro paesaggio urbano: un rapporto instabile, simbiotico in un costante stato di incertezza. Attraverso questo lavoro, Al Dowayan mette in evidenza la fisicità distinta che la nostalgia impone alla mente e al suo movimento. Cattura l’immagine dello sfondo raccogliendo immagini scattate da un’auto in movimento tra due luoghi diversi sullo stesso ponte che collega l’Arabia Saudita a Bahrein. Un verso poetico del prolifico poeta e scrittore saudita, Ghazi Al Gosaibi si sovrappone alla fotografia, resa al neon. Le parole del poeta rappresentano la conversazione tra il luogo e i suoi residenti e contemporaneamente affronta lo stato di essere “in mezzo”. Il lavoro riflette il movimento tra due spazi, sia fisicamente e sia emotivamente, e le barriere incontrate all’interno di entrambi.

La mostra personale “Paused Mirror” di Osama Esid presenta invece una serie di ritratti di artisti realizzati utilizzando la metodologia del “collodio umido” e sviluppati attraverso un viaggio collaborativo attraverso il Regno; Esid ha allestito studi sul campo a Riyadh e nei dintorni, nella provincia orientale e Jeddah, e ha interagito con diversi artisti e organizzazioni ospitanti. Il progetto vuole essere un tributo multigenerazionale agli artisti, che sono al centro di Hayy Community. Non c’è dubbio dell’enorme potenziale trasformativo che Hayy Jameel esercita in un paese in rapido cambiamento come l’Arabia Saudita; la reattività dell’organizzazione continuerà a essere messa alla prova nel corso degli anni a venire.

Antonella Zaccuri

Info:

Hayy Jameel

Al Muhammadiyah District, Jeddah 23615, Arabia

Per tutte le immagini: courtesy Hayy Jameel

Hayy JameelHayy Jameel, WAIWAI, 2021. Photo by Turki Al Angari

Hayy Jameel, WAIWAI, 2021 Photo by Mohammed Alaskandrani

Hayy Jameel, WAIWAI, 2021. Photo by Turki Al Angari

Nasser Almulhim, Tamara Kalo, 2021, photo by Mohammed Alaskandrani

Manal Al Dowayan, Illuminate A Noor Riyadh Capsule, 2021. Photo by Mohammed Alaskandrani

Sultan bin Fahad, Illuminate A Noor Riyadh Capsule, 2021. Photo by Mohammed Alaskandrani

Osama Esid, Paused Mirror. The Saudi Artists. Photo by Mohammed Alaskandran

Sancintya Mohini Simpson, Staple. What’s on your plate, 2021. Photo by Mohammed Alaskandrani


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