In conversazione con Bagrat Arazyan

Bagrat Arazyan è nato a Yerevan, in Armenia. Sua madre è filologa della lingua inglese e suo padre è un uomo creativo: attore, regista, violoncellista e scrittore. A diciassette anni Bagrat è partito per Mosca, dove si è diplomato all’Accademia di Belle Arti.

Come vivi le tue origini culturali russo-armene adesso che risiedi in Slovenia?
Entrambi i miei genitori sono armeni, pertanto la mia origine è sicuramente armena. Il fatto che io abbia vissuto a Mosca, nel contesto culturale russo, rende il mio background culturale solo in parte russo. Di certo la cultura russa, proprio come quella francese, italiana, angloamericana,  ha avuto e continua ad avere un profondo effetto su di me, e questo è un processo naturale per qualsiasi artista. Il quesito è: fino a che punto l’artista può trasformare dentro sé stesso queste influenze e generarne di nuove? Pur vivendo attualmente in Slovenia, il mio bagaglio culturale, per la sua diversità, mi distingue in maniera molto chiara dal contesto culturale sloveno. Ecco perché, mentre mi trovo a vivere in questa realtà, all’interno della quale intreccio relazioni e scambi, mi percepisco come autore anomalo e distante. Ma sento questa alterità come un valore e non come un difetto, perché bisogna essere vaccinati verso il rifiuto della diversità; solo in questo modo ci può essere un’apertura verso l’altro, verso un estraneo, ed è così che nasce la tolleranza e inizia il dialogo su come ridurre le distanze.

Questa sensazione di poter vivere – attraverso l’arte – con incroci etnici e linguistici di vario genere, in quale modo influenza i tuoi pensieri sui conflitti per ridefinire confini o sulle lotte a sostegno di popoli e minoranze che subiscono abusi e violazione dei loro diritti e, dall’altra parte, le reazioni forti per fermare tutto questo?
Come persona, sono interessato a molte cose e problemi che ci coinvolgono a livello quotidiano. Ma questo non ha nulla a che fare con il mio lavoro artistico, perché dal mio punto di vista la creatività non può risolvere problemi a breve termine, e non può parlare direttamente di problemi sociali, politici o ecologici, come per esempio pretendono di fare William Kentridge, Michelangelo Pistoletto o Michele Guido. Questo non è compito dell’arte, e quando vedo artisti che gridano ad alta voce a favore o contro alcune istanze con le loro opere, non vedo arte in tutto questo. Per me, l’arte è costantemente avvolta nel mistero, non parla mai direttamente, e anche tutto ciò che preoccupa l’autore e lo agita ha sempre un numero infinito di strati semantici nella sua attuazione. Quando un artista sa già tutto su qualcosa e non ha più dubbi e non fa più domande, allora muore come artista.

Quale è, quindi, il messaggio o il contenuto della tua produzione artistica?
Il contenuto del mio lavoro è di solito una domanda. E in tutte le opere, la domanda è sempre diversa: il mio lavoro è una serie di domande e pensieri. E non ci sono mai risposte. Questo è il processo che può concludersi solo in me stesso. Quando ci si interroga ci si tuffa nelle profondità: è solo da queste profondità che possono giungere le risposte. E il lavoro stesso, per un osservatore riflessivo, può diventare il trampolino dal quale  può iniziare a interrogarsi. E se puoi stimolare l’osservatore e farlo pensare, allora l’obiettivo sarà raggiunto.

Tu sei direttore artistico del Center for Contemporary Art Pivka. Puoi farci sapere qualcosa su questa realtà e su come la gestisci?
Per me è stata una grande avventura fondare, senza fondi e senza sostegni di nessun tipo, nel 2017, con la collaborazione di mia moglie Irina Vdovenko, che cura i progetti performativi, il Center for Contemporary Art Pivka, di cui sono curatore per le arti visive. Si tratta di una piccola realtà priva di una sede espositiva, all’interno di un paese di piccole dimensioni (bisogna pensare che la Slovenia che pur dedica tanti sforzi per sostenere la cultura contemporanea ha due milioni di abitanti), e dunque non posso avere delle reali aspettative su un eventuale sostegno statale. Ecco perché c’è solo il nostro entusiasmo e il nostro desiderio di metterci in relazione  con il mondo che ci porta a creare progetti internazionali per luoghi diversi.

Questa attività può contare sul sostegno di sponsor privati?
No, questa idea di piattaforma operativa al momento è priva di sostegno da parte di sponsor privati. Quando possiamo investire del denaro in un progetto, lo facciamo. Se non c’è questa disponibilità, allora bisogna attendere che i fondi arrivino. Abbiamo realizzato alcuni progetti di altissima qualità per i quali la Pivka Tourism Society e il Prule Cultural Center di Lubiana ci hanno fornito tutta l’assistenza possibile e saremmo entusiasti di poter avere un’ulteriore esperienza di cooperazione con loro.

Bagrat Arazyan accanto all’opera Geometria 4, del 2019, ph Archivio A.Curto Bagrat Arazyan accanto all’opera Geometria 4, del 2019, ph Archivio A.Curto

Bagrat ArazyanBagrat Arazyan, Opera dalla serie Lines, 2018, inchiostro e penna su tela, 40 x 50 cm, ph courtesy Gallery Art3B, Izola

Bagrat Arazyan, vista parziale dell’installazione Calligraphic, 2015-2019, realizzata per la mostra Variations / Directions, ph courtesy Galerija Mesta Ptuj

Quali sono i tuoi prossimi progetti espositivi per il 2020?
Di recente sono stato invitato in Ucraina, a Chernobyl, in una residenza d’arte che ha dato seguito a una mostra di venti partecipanti, al Museo di Storia di Kiev. C’erano molti autori interessanti che, spero, porteranno alla realizzazione di almeno due importanti eventi, uno in Ucraina e l’altro in Slovenia. L’intento è quello di riuscire a realizzare una grande mostra che potrebbe diventare il più grande progetto di artisti ucraini, che sia mai stato realizzato in Slovenia.

Ci puoi indicare alcuni nomi degli autori ucraini che conti di farci conoscere?
C’è un accordo con Plac Izolanov Gallery di Izola per esporre alla fine di maggio un’installazione di Olga Drozd, e sto lavorando per organizzare una mostra dei suoi acquarelli in un altro spazio. Inoltre, al momento, sono intento a pianificare la presentazione del lavoro di artisti ucraini come Yulia Kisil, Stan Kvitko, Ksenja Oksin, Oleksii Burdii.