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Le sessioni psico-artistiche di Paola Santagostino

Le sessioni psico-artistiche di Paola Santagostino

L’uso della parola scritta come forma alternativa al disegno o alla pittura tradizionalmente intesi è una pratica ricorrente nell’arte contemporanea, che conosce oggi una rinnovata vitalità. Diverse mostre hanno esplorato i vari aspetti di un polifonico corpus di opere, realizzate a partire dagli anni ’20, che esprimono l’antico impulso umano a captare l’altrove del significato, attingendo alle risorse immaginative e creative del segno. Un sottile filo rosso collega i Coup de dés di Mallarmé e i calligrammi di Apollinaire, il Paroliberismo futurista, i fonemi di Raoul Hausmann e Ursonate di Kurt Schwitters, le scritture visuali di Irma Blank, le glossolalie di Hildegarde von Bingen, i disegni automatici di Chiara Fumai e le scritture illeggibili di Bruno Munari, solo per citare alcuni esempi. Ciò che accomuna questi esperimenti è l’intenzione di aggirare la funzione comunicativa del linguaggio e della sua traduzione segnica per indagare la sfera dell’illeggibile e dell’indicibile. La scrittura trascende la comunicazione per diventare traccia di esistenza e strumento di affermazione del sé attingendo apertamente alle risorse generative e fantasiose del segno-disegno.

Oltrepassare la dimensione semantica del linguaggio significa liberare l’energia che rende performativo il gesto scritturale, incoraggiando l’osservatore a intuire nella traccia segnica finale la motivazione mentale, l’azione fisica, la pulsione psichica e la reazione neurale. In questo processo istintivo cade quello che Barthes nel saggio Variazioni sulla Scrittura (1994) definisce pregiudizio etnico di un alfabeto-centrista, cioè la restrittiva convinzione che «il codice scritto sia secondario per rapporto al codice orale che è la lingua». Barthes rivela in queste pagine anche il proprio rapporto con la scrittura, dove al rendersi autonomo del significante corrisponde l’insistenza sulla materialità e sulla relazione tra la scrittura e il corpo perché «la mano e l’occhio guidano la scrittura, non la ragione e il linguaggio». Decretare l’autonomia del segno umano primitivo ‒ scrittura e disegno ‒ apre la strada all’irriducibile complessità dell’arte in cui il labirintico percorso del segno nella cultura occidentale diventa metafora dell’inestricabile trama del mondo.

In queste considerazioni s’inscrive pienamente anche il lavoro di Paola Santagostino, psicanalista specializzata in medicina psicosomatica che negli ultimi anni ha deciso di affiancare alla sua professione la produzione artistica. I suoi lavori più recenti, appartenenti alla serie intitolata Psychoanalytic Session (2019) nascono dalla trascrizione pittorica delle sedute con i suoi pazienti. I simboli, le connessioni e i modelli che emergono nel dialogo si fissano sulla tela in calligrafie corsive e liquide sovrapposte a strati pittorici animati da vivaci astrazioni informali ed espressionistiche. Queste lande oniriche attraversate da una scrittura automatica, che richiama visivamente il dettato di un medium, delineano per mappe, tra iconico e aniconico, semantico e asemantico, le fasi di un percorso di terapia e di esplorazione fatto di improvvise intuizioni, momenti di assoluta lucidità, silenzio e ascolto di sé, ma anche di ostacoli inaspettati. Come spiega l’artista «esplorare la propria profondità è come entrare in una fitta foresta con pochissimi percorsi chiari, con pericoli a volte inaspettati, ma anche un’eccitante avventura per scoprire sé stessi. Nel nostro inconscio giacciono veri tesori di saggezza, intuizione e lucidità che possiamo recuperare ogni notte nei nostri sogni, ma anche facendo “immersioni esplorative” attraverso l’arte».

I segni e gli indizi che possono darci indicazioni sulla strada da seguire quando ci sentiamo sperduti nel vuoto dell’insignificanza sono tracce di movimenti interiori, proiezioni calligrafiche e vettori direzionali generati da libere associazioni di idee materializzate da un gesto che si proietta nella linearità della traccia come percorso, mettendo in coincidenza il tempo con il movimento, la vita con l’opera. Esplode la tensione tra il regno iper codificato della semantica e la dissidenza dell’automatismo e dello scarabocchio, veicolo di espressioni misticheggianti, sensazioni paranormali, ibridazioni di senso, linguaggi onirici. Le impressioni dal vivo trascritte dall’artista, oltre a presentarsi come mappe mentali in cui il flusso continuo di pensiero del paziente incontra la sistematizzazione scientifica del terapeuta, catturano un ‘altrove’ all’interno della comunicazione manifestando l’ampio scarto di senso tra le parole del dialogo intercorso e la sua interpretazione tramite un alfabeto immaginario elaborato dall’artista.

La relazione tra lingua inventata e pensiero non lineare mette in scena il Labyrinthos psichico dell’uomo contemporaneo creando un’ambigua convivenza tra il tentativo di dire e il dire, tra la potenzialità semantica e il significato. Se dal punto di vista medico, infatti, come sostiene l’artista riferendosi all’interpretazione simbolica dei suoi dipinti, «tutto è scritto, dipinto e disegnato sulla tela», dal punto di vista artistico l’aspetto più intrigante sta proprio nell’impossibilità di circoscrivere con chiarezza l’irriverente potenziale espressivo e comunicativo della scrittura asemantica in cui si traduce quest’evidenza scientifica. Ritorna quindi cruciale la questione del segno e della scrittura in arte, a conferma dell’intuizione di Barthes che l’atto di scrivere riguarda più le potenzialità del significato che il significato in sé e che la calligrafia è un interessantissimo strumento per esplicitare gli aspetti impliciti del linguaggio.

Sullo sfondo dei dipinti di Paola Santagostino troviamo le cellule, la base fisica della materia organica e poi i neuroni che tessono i loro dendriti creando sinapsi: i processi fisiologici sono “invisibili” alla coscienza eppure ci tengono in vita, i processi mentali partono dall’inconscio come semi che mettono radici sottoterra prima di arrivare alla luce. Se la nostra coscienza oscilla tra momenti di piena consapevolezza e reazioni inconsce automatiche e l’Universo stesso è composto dal 96% di materia oscura invisibile, anche il rapporto tra soggettività e linguaggio, tra apparenze e significato è altrettanto insondabile, aspetto che rende limitato e artificiale qualsiasi tentativo di pedissequa decodificazione del segno.

Info:

www.paolasantagostinoartista.com

Paola SantagostinoPaola Santagostino, Treasures of the UnconsciousPsychoanalytic session 3.2.0106, acrylic on canvas, 2019

Paola Santagostino, Psychoanalytic session 5.2.279, acrylic on canvas, 2019

Paola Santagostino, Psychoanalytic session 4.1.279, acrylic on canvas, 2019

Paola Santagostino, Visible and InvisiblePsychoanalytic session 1.4.084, acrylic on canvas, 2019

Paola Santagostino, Treasures of the UnconsciousPsychoanalytic session 3.1.225, acrylic on canvas, 2019


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