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L’elogio alla Natura di Andrea Marco Corvino/LOL 63 alla GALLLERIAPIÙ di Bologna

C’è stato un tempo in cui guardare al cielo significava stupirsi di ogni cosa. L’alba e il tramonto, le eclissi, l’aurora boreale erano fenomeni inspiegabili e meravigliosi, e, perciò, connessi a un potere superiore, divino, a sua volta identificato con le forze della Natura. Il Sole, in particolare, ricopriva un’importanza fondamentale per le civiltà antiche, in quanto fonte di luce e di calore, simbolo di fertilità, potenza e regalità. Innumerevoli erano le divinità a esso associate, da Ra per gli egizi, ad Apollo per i greci e i romani, fino a Mārīcī per i buddhisti e a Sūrya per gli induisti.

A quel tempo, se avessimo chiesto a qualsiasi essere umano di provare a immaginare di sopravvivere senza l’apporto della luce solare – al di là delle ben note ripercussioni biologiche – la risposta sarebbe stata, probabilmente, catastrofica. Con la mostra L’Ascella del Sole, inaugurata il mese scorso presso GALLLERIAPIÙ di Bologna, Andrea Marco Corvino alias LOL63 prova a tratteggiare lo scenario al quale si dovrebbe rinunciare nel caso tale malaugurata fantasia dovesse effettivamente realizzarsi.

La domanda a cui l’artista si ispira, tuttavia, è posta in maniera diversa e, forse, ancor più appropriata rispetto ai tempi iper-tecnologici in cui viviamo. Fa pensare, infatti, che non si faccia capo al Sole per sottolinearne l’importanza in un’ipotetica circostanza distopica nella quale dovesse venire a mancare, ma alla corrente elettrica, trasfigurazione moderna della luce quale fonte energetica, e invenzione che più di ogni altra (insieme alla scrittura) ha segnato l’esistenza dell’uomo, soprattutto con le successive e più recenti applicazioni. A questa scoperta, per così dire, occidentale e, per molti aspetti, elitaria – l’Africa utilizza il 4% dell’energia elettrica mondiale, a fronte di una popolazione che corrisponde a un quinto di quella globale – si accosta, inoltre, l’eventuale scomparsa dell’acqua, elemento ancestrale, se si considera il fatto che sia comparsa sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa – tra l’altro grazie all’azione del Sole, secondo alcuni ricercatori dell’Università di Glasgow – ed essenziale per il fabbisogno di qualsiasi essere vivente (scandaloso che, sempre nel continente africano, si faccia fatica a trovarne di incontaminata ancora nel 2022).

Così, un artista nato e vissuto in Sudafrica per i primi anni della sua vita, non poteva non guardare a questa immensa porzione di mondo per cercare di riflettere sull’importanza della Natura e dei suoi elementi. E nel rivolgerle lo sguardo, alla ricerca di un segnale di forza e di resistenza, non poteva non considerare la vicenda dei Boscimani, “popolo che ha fatto della sopravvivenza un’arte perfetta”. È per questo che le opere esposte in mostra, tra cui una monumentale pittura site-specific che riveste le pareti della sala d’ingresso, prendono spunto, in particolare, dalle Fiabe Boscimane curate da Anna Meda ed edite da Mondadori nel 1999: una raccolta di componimenti orali che l’antica comunità del Kalahari – regione desertica nella quale i Boscimani vivono, che comprende parte del Botswana, della Namibia e del Sudafrica – ha tramandato da sempre nel corso dei secoli e che, evidentemente, è rimasta impressa nei ricordi d’infanzia dello stesso artista.

Nel libro si leggono “storie di animali e di cacciatori, di deserti, di foreste e di spiriti della natura”, le quali vengono elaborate da Corvino attraverso il disegno e l’immaginazione, per poi essere trasferite su muro, su supporti in iuta (tra questi, spicca il riferimento al The first Bushman, ossia al primo, ideale uomo apparso sulla Terra), su un tappeto in lana (decorato con bandiere del continente africano, simboli adinkra e altri elementi autobiografici), un vaso in ceramica (mix tra tradizione artigianale e contemporaneo linguaggio degli sticker) e un’installazione al neon (anche questa fortemente simbolica ed evocativa). Il risultato è un caleidoscopio ricchissimo di suggestioni, restituito con la chiarezza tipica della tradizione murale e con uno spirito marcatamente street/pop – l’artista, infatti, sviluppa la propria prassi studiando graphic design e passando attraverso l’esperienza, ancora praticata, degli interventi urbani. Il tutto, come visto, risente anche delle sue origini africane, dell’atmosfera e dei sapori unici di quella terra, rimasti impressi nella sua mente.

L’Ascella del Sole, come si legge nel testo che accompagna la mostra, si riferisce a un “mito dei Boscimani che vuole spiegare come ebbe origine il mondo, quali funzioni siano assegnate agli astri e quale sia il ruolo degli agenti atmosferici”: informazioni che, seppur rielaborate in chiave personale, si evincono facilmente non solo dall’estrema vivacità della narrazione costruita, ma anche dal ruolo assegnato a ogni singolo protagonista. Difficile, in effetti, non rimanere travolti dal vortice cromatico e sintattico elaborato da LOL63, tra frasi evocative che emergono qua e là nelle opere, simboli primitivi e misteriosi, e ornamenti fito-geometrici che fungono da cornici decorative e da dispositivi altamente ipnotici.

Forse, la scelta di riferirsi alla corrente elettrica e all’acqua nel quesito di partenza – la prima un’invenzione dell’uomo, la seconda un frutto della Natura, eppure entrambe carenti in determinate zone del mondo – corrisponde a un velato tentativo di soffermarsi sulle disuguaglianze che imperversano sugli esseri umani e sulle relative, differenti concezioni di sopravvivenza che ne derivano. Così, se il racconto per immagini pensato da Corvino “ci fa riflettere su una stringente attualità quale la crisi energetica ma anche lo sfruttamento delle risorse naturali”, la vitalità e la brillantezza che lo contraddistinguono ci suggeriscono che c’è ancora una possibilità per tornare a stupirsi e meravigliarsi, proprio come succedeva migliaia di anni fa.

Antongiulio Vergine

Info:

Andrea Marco Corvino/LOL 63 – L’Ascella del Sole
26/05/2022 – 10/09/2022
GALLLERIAPIÙ
Via del Porto 48 a/b, Bologna

Andrea Marco Corvino/LOL 63 – L’Ascella del SoleAndrea Marco Corvino/LOL 63, Eternal, 2022, murales site specific per Gallleriapiù, courtesy l’artista e Gallleriapiù

Andrea Marco Corvino/LOL 63, Eternal, 2022, murales site specific per Gallleriapiù, courtesy l’artista e Gallleriapiù

Andrea Marco Corvino/LOL 63, L’Ascella del Sole. Veduta parziale della mostra, da sinistra: The first Bushman, 2022, smalto su iuta, 158 x 115 cm; The best sound stars from the roots, 2022, tappeto in lana realizzato a mano, 155 x 152 cm; Awakened mind, 2022, vaso in ceramica smaltata, 63 x 18 cm, photo di Stefano Maniero, courtesy l’artista e Gallleriapiù

Andrea Marco Corvino/LOL 63, L’Ascella del Sole. Veduta parziale della mostra da sinistra: Anteater and the order of creation, 2022, smalto su iuta, 156 x 120 cm; I got to show you the dark so can really feel the light, 2022, neonled, 165 x 110 cm, photo di Stefano Maniero, courtesy l’artista e Gallleriapiù


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