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LINGUAVIVA: Matteo Fato, Thomas Berra, Giulio Saverio Rossi, Alessandro Fogo e LOL63 a KAPPA-NöUN

In molti forse si saranno chiesti, visitando fiere e gallerie, quale sarebbe stata la destinazione delle opere vendute e se sarebbe mai stato possibile rivederne alcune dopo il loro ingresso in una collezione privata. Ci si domanda spesso anche qual è il criterio che indirizza ciascun collezionista nella scelta dei pezzi e se alcune selezioni abbiano un filo conduttore in grado di farci intuire fenomeni artistici che, sottratti al chiasso della fiera e dei social network, riescano nel silenzio della collezione a far sentire più distintamente la propria voce.

Nella maggior parte dei casi queste curiosità, per i non addetti ai lavori, sono destinate a rimanere insoddisfatte e la vita delle opere dopo la fine della mostra rimane avvolta in un alone di mistero. Apre uno spiraglio su queste domande la collettiva LINGUAVIVA a KAPPA-NöUN, spazio espositivo fondato a San Lazzaro di Savena, comune nelle immediate vicinanze di Bologna, dal collezionista Marco Ghigi affinché la sua raccolta, che spazia dai grandi maestri già storicizzati, ai mid-career, ai giovanissimi capaci di cogliere le problematiche del presente nel loro emergere, possa essere fruita anche dal pubblico.

I protagonisti sono infatti cinque giovani artisti italiani: Matteo Fato (1979), Thomas Berra (1986), Giulio Saverio Rossi (1988), Alessandro Fogo (1992) e Andrea Marco Corvino aka LOL63 (1993), per un totale di dieci lavori appartenenti alla produzione degli ultimi anni. Ciascuno di essi propone un diverso approccio alla pittura e il tema su cui si concentra la loro convocazione, nelle parole del curatore Antongiulio Vergine, è l’idea di “intendere la pittura come un organismo autonomamente vivo, capace di comunicare e dotato, quindi, di una lingua propria”. Un altro aspetto che accomuna i cinque artisti è il fatto di appartenere o di essere rappresentati da gallerie del territorio, indice dell’impegno di Marco Ghigi nel sostegno delle gallerie che si assumono il rischio di presentare progetti di ricerca e di crescere negli anni assieme ai loro artisti.

Entrando nella location espositiva, un vero e proprio white cube, il cui rigore chirurgico viene stemperato durante il giorno da una luce morbidissima e velata, si incontra Untitled (Somersult), 2015-2017, di Matteo Fato, imponente oggetto pittorico formato dal dipinto e dalla sua cassa di trasporto in compensato, i cui componenti, una volta smontati, funzionano da cornice e da sostegni in modo da rendere l’opera autosufficiente nel suo rapporto con lo spazio. Anche la pittura dell’artista tende marcatamente alla tridimensionalità e si struttura in dense pennellate materiche in aggetto che costruiscono l’immagine scolpendone le proporzioni con decisi percorsi di colore.

La poetica di Alessandro Fogo si fonda invece su una figurazione sfumata ed evanescente che crea atmosfere enigmatiche, espressione di una surrealtà druidica in cui virtuosismi e primitivismi si mescolano sullo stesso piano visivo. L’immaginario dell’artista sembra rimescolare prassi surrealiste, severità formali da “ritorno all’ordine”, bagliori sulfurei da videogioco e licenze poetiche per generare visioni sincretiche di realtà parallele che, pur manifestandosi per dettagli avulsi dal contesto, vengono assunte nel loro insieme, globalmente.

Giulio Saverio Rossi ragiona sul rapporto tra il medium pittorico e la visione giocando con differenti registri di espressione che vanno dall’astrazione alla mimesi magica. In mostre le due anime della sua ricerca sono rappresentate da Gipsoteca, 2019, tela di grandi dimensioni che indaga le vibrazioni visive dell’elemento gesso – materiale utilizzato nella preparazione della tela – nel suo naturale stato roccioso e ITEM, 2021, perturbante pistola sospesa in un indefinibile paesaggio semi-naturale. Qui il riferimento è all’ambito digitale e alle possibilità della pittura di rievocarne la presenza psichica e la costitutiva evanescenza.

Anche Thomas Berra dimostra di essere interessato a più registri pittorici, che però non hanno a che fare, come in Rossi, con l’analisi a diversi livelli della texture delle cose, ma al contrario sembra voler sperimentare quanto siano variegati i mondi che le diverse qualità e gradazioni della trama pittorica riescono a creare. In mostra vediamo sia un esangue schermo vegetale che intriga per la sua indeterminatezza, a metà tra l’impronta dell’erbario e le decorazioni di un arazzo (Non ho fatto nessun tentativo se non quello di immaginare di dipingere casualmente un bel quadro, 2018), sia una densa sintesi visiva in cui la compattezza e la brillantezza dei colori ricordano gli smalti cloisonné (Beccanaso, 2022).

Si dedica alla traduzione in diversi media della propria cifra espressiva immediata e stravagante LOL63, giovane muralista che qui approccia la pittura “da cavalletto” e la tappezzeria coniugando una sperimentazione gioiosa con un’insospettabile ispirazione intimista, suggerita dai titoli dei lavori. All’artista, scoperto personalmente da Marco Ghigi, è stato anche commissionato un intervento murale permanente all’esterno di KAPPA-NöUN che verrà condiviso con il pubblico in occasione di ART CITY Bologna, palinsesto di eventi artistici diffusi che, come ogni anno, farà da cassa di risonanza urbana della prossima edizione di Arte Fiera, in programma a maggio.

In conclusione LINGUAVIVA presenta un’interessante ricognizione di alcune tendenze pittoriche emergenti che dimostrano come la figurazione possa essere ancora un linguaggio da rilanciare e su cui riflettere ed è un positivo esempio di come una collezione aperta al pubblico non resti (per usare un facile gioco di parole) lettera morta e possa talvolta offrire quelle occasioni di confronto sulla contemporaneità più attuale che le istituzioni italiane sembrano predisporre con fatica e lentezza.

Info:

LINGUAVIVA
Opere di: Matteo Fato, Thomas Berra, Giulio Saverio Rossi, Alessandro Fogo e Andrea Marco Corvino aka LOL63
A cura di Antongiulio Vergine
12/02/2022 – 30/04/2022

Orari: tutti i giorni, dalle 16.30 alle 19.30.
Visitabile solo su appuntamento.
Contattare in anticipo: kappanounart@gmail.com
KAPPA-NöUN
Via Imelde Lambertini 5, San Lazzaro di Savena (BO)

1. LINGUAVIVA, exhibition view, 2022, KAPPA-NöUN, San Lazzaro di Savena (BO), ph. Carlo FaveroLINGUAVIVA, exhibition view, 2022, KAPPA-NöUN, San Lazzaro di Savena (BO), ph. Carlo Favero, courtesy KAPPA-NöUN

Thomas Berra, Beccanaso, 40 x 30 cm, 2022, LINGUAVIVA, installation view, 2022, KAPPA-NöUN, San Lazzaro di Savena (BO), courtesy KAPPA-NöUN

Giulio Saverio Rossi, ITEM (videogame) #3, 75 x 63 cm, 2021, LINGUAVIVA, 2022, KAPPA-NöUN, San Lazzaro di Savena (BO), courtesy KAPPA-NöUN

Alessandro Fogo, La danza del corvo, 50 x 40 cm, 2020, LINGUAVIVA, installation view, 2022, KAPPA-NöUN, San Lazzaro di Savena (BO), courtesy KAPPA-NöUN


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