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Lungo gli anni … Concetto Pozzati alla de’ Foscher...

Lungo gli anni … Concetto Pozzati alla de’ Foscherari

Nel 1963 Concetto Pozzati si chiuse per tre giorni e tre notti all’interno della neonata Galleria de’ Foscherari assieme agli amici artisti Pirro Cuniberti e Luciano De Vita per lavorare fianco a fianco ad un’opera al tempo stesso personale e collettiva. La grande tela realizzata in quell’occasione, intitolata Grande spettacolo ortogonale, presenta già in nuce alcuni aspetti salienti della poetica del Maestro bolognese e segna l’inizio di un’appassionata collaborazione con la galleria, che dal 1964 al 2016 ha dedicato al pittore 16 personali e una nuova si sarebbe dovuta aggiungere quest’anno, se la sua scomparsa nell’agosto del 2017 non l’avesse impedito.

La mostra Lungo gli anni … Concetto Pozzati alla de’ Foscherari ripercorre questo lungo sodalizio intellettuale e artistico attraverso sedici opere (una per ciascuna delle esposizioni precedenti) provenienti dalla collezione della galleria e una tela inedita che avrebbe dovuto aprire l’ultima mostra in programma. Fare arte per Pozzati significava produzione di differenza, deflagrazione del conflitto e amplificazione del dubbio, tutte suggestioni che rispecchiano anche il programma culturale della galleria, recentemente segnata dal lutto per il suo co-fondatore Pasquale Ribuffo, che ha sempre dedicato attenzione a vari versanti della sperimentazione artistica con intuizioni che il tempo ha rivelato vincenti. In sintonia con Pozzati, al quale piaceva definirsi “pittore rapinatore”, per essersi nutrito, ai suoi esordi, del clima dell’informale e della pop art e per essersi poi orientato verso la convinzione che «le immagini non nascono dall’immaginazione, ma solo da altre immagini», anche de’ Foscherari ha sempre seguito l’evoluzione dell’arte figurativa nella delicata congiuntura della post-avanguardia dialogando in modo continuativo con i suoi protagonisti. Da questo punto di vista quindi la mostra costituisce un’affascinante immersione nella vicenda dell’arte colta nel suo farsi, in un recentissimo passato che si appresta a essere storicizzato ma che è ancora attivo nelle poetiche dell’oggi, in un’avventura creativa e umana che ci ricorda come nessuna piattaforma digitale può sostituire la fecondità delle relazioni esperite nella quotidianità.

La selezione delle opere in mostra sottolinea la fascinazione di Pozzati per gli artisti che amava e la sua costante ossessione di misurarsi con la storia dell’arte in un confronto che recepiva sempre come impari ma indispensabile. “È sempre meglio essere sconfitti da Bellini che da Koons” diceva. “La pittura è irrinunciabile e non è mai stata pre o post. È sempre più intelligente del pittore perché ha secoli di memoria e di esperienza, è lei che ti guarda non solo quando dipingi ma anche quando fai una mostra”

Pozzati procedeva per cicli pittorici e quando si accorgeva di averli esauriti era sempre pronto a reinventarsi, a smentire sé stesso per ricominciare da capo, convinto che il successo del pittore non risiedesse in un’astuta riconoscibilità, ma nella capacità di fare un altro quadro che non assomigliasse a quello precedente. Sempre diviso tra originalità e originarietà, traeva forza dal suo rovello intellettuale che percepiva come presuntuosa impotenza, come estremo tentativo di appropriarsi del tempo e di fermarlo in un presente sospeso e fermo per capire il senso autentico del passato e la sua irreversibilità.

L’altro aspetto cardine attorno al quale è incentrata la mostra è l’onnipresenza degli oggetti, di volta in volta dipinti, disegnati, modellati, citati o prelevati, oggetti che il pittore non si stancava mai di scandagliare e che avvertiva come insidie, come rovine cariche di memoria che solo attraverso la rielaborazione artistica acquisivano riconoscibilità e familiarità. Oggetti silenziosi che tramite la pittura squarciavano l’indifferenza della routine per echeggiare ingigantiti dalla nostalgia e dall’affezione in uno spazio mai saturo di immagini nelle cui profondità Pozzati amava rifugiarsi.

E poi i paesaggi, che il pittore definiva impossibili dopo la crisi della pittura nel periodo della post-avanguardia, ma che strenuamente continuava a dipingere come dissonanti agglomerati di materia pittorica e concettuale che pur urlando la defraudazione e la perdita, riuscivano ancora ad essere luoghi e teatri di irriverenti narrazioni nate dalla lucidità di uno sguardo che sapeva esplorare l’invisibile e restituirlo in un’infinita varietà di forme tangibili.  Pozzati era ben conscio che l’indiscriminata proliferazione di immagini della società digitale, quella che lui definiva “il diluvio della comunicazione” avrebbe reso ancora più difficile la resistenza della pittura, ma individuava la sua essenza (e la radice della sua intramontabile attualità) nella sua capacità di inglobare il mondo per trasformarlo in pretesto per dipingere, senza necessità di simulare il referente reale. Pittura quindi come necessità, come disagevole soluzione per riportare a galla le interiora del mondo, come riscoperta del valore del caos e come immersione nella lentezza di un tempo che diventa presenza.

Anche la mostra alla Galleria de’ Foscherari richiede un tempo lento, il tempo necessario per ripercorrere mentalmente la vicenda creativa di una vita, per soffermarsi a ogni tappa e deviazione cogliendo anticipazioni e conseguenze e forse per provare a sentire come fece Pozzati il peso degli oggetti, della storia e del tempo che in ogni momento ci sovrasta.

Info:

Lungo gli anni … Concetto Pozzati alla de’ Foscherari
1 dicembre 2018 – 12 gennaio 2019
Galleria de’ Foscherari
Via Castiglione 2b Bologna

For all the images: Lungo gli anni … Concetto Pozzati alla de’ Foscherari, installation view at de’ Foscherari

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