Osservazioni su miart 2022

Si è appena conclusa la 26esima edizione del miart, diretta, per la seconda volta, da Nicola Ricciardi. Tre le sezioni proposte, Established, Emergent e Decades, con un inglobamento della sezione Objects, dedicata dall’ex direttore Rabottini al design, negli Established e la scomparsa della sezione site specific On Demand e di quella del confronto intergenerazionale Generations. Una semplificazione dell’ossatura della fiera e forse un’inversione di tendenza, che si può leggere nella scelta di posizionare l’ingresso alla fiera nella sezione delle gallerie emergenti.

Già dallo statement e dall’immagine di copertina l’intento dell’edizione di quest’anno era evidente: fare un “salto in avanti”, dopo la scorsa stagione autunnale ricchissima di fiere italiane e internazionali, le prime in presenza dopo gli interminabili rinvii dei due anni appena passati. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, per citare il dantesco lavoro al neon di Alfredo Jaar esposto da Lia Rumma (Milano, Napoli), insieme alle fotografie di Thomas Ruff e Gianmaria Tosatti e alle sagome in alluminio di William Kentridge.

Molti gli stand ben curati, come quello giocato sui colori arancio, bianco e nero della galleria Alberta Pane (Parigi, Venezia) con le opere minimaliste del croato Igor Eskinja e della bolzanina Esther Stocker, o quello monotematico di Copetti Antiquari (Udine), un omaggio all’America Latina di Emilio Scanavino e Alik Cavaliere. Poderoso, per il peso – non solo visivo – delle opere, l’allestimento alternato di Louise Nevelson ed Enrico Baj da Gio Marconi.

Chiuso da una tenda sagomata in alluminio di Daniel Steegmann Mangrané lo stand di Francesca Minini, Milano, e Massimo Minini, Brescia, che hanno proposto opere di Enzo Mari, Jonathan Monk e i bei collage stellati di Flavio Favelli. Chiuso invece da un telo di Daniela Comani per “lavori in corso” lo stand dello Studio G7 di Bologna, che ricostruiva una situazione precaria con opere a terra parzialmente allestite e tavoli di legno poggiati su cavalletti.

Interessanti soluzioni anche negli emergenti, dove spiccavano le pareti floreali a colori accesi delle gallerie Sperling, Monaco, e di UNA, Piacenza, che proponeva il solo show di Thomas Berra. Saranno da seguire anche gli sviluppi di Gilda Lavia (Roma), Gaep (Budapest) e Octagon (Milano).

Molto convincenti i lavori di Maria Elisabetta Novello che, esposti dalla Galleria Fumagalli (Miano) accanto a quelli di Jannis Kounellis in un progetto di riattualizzazione del grande maestro, cercano di rendere l’esistenza umana meno effimera fissando, tra lastre di vetro, cenere, polvere o frammenti di foglie raccolti in un istante di tempo. Seducente anche la svolta di Salvatore Arancio, presentato da Schiavo Zoppelli gallery, che dalle piccole sculture di concrezioni materiche passa a collage di paesaggi fotografici in bianco e nero, di cui delinea i contorni con pastelli a olio dai colori accesi. Da segnalare anche i piccoli lavori tessili di Thomas de Falco da Richard Saltoun, Londra, e la buona selezione di lavori di fiber art da Primo Marella (Milano), che ha proposto l’imponente trittico di nastri dell’artista malgascio Joël Andrianomearisoa e le composizioni tessili di strisce sovrapposte del malese Abdoulaye Konaté.

Tra le immagini più iconiche di questa edizione di miart è doveroso menzionare il bambino sdraiato in tenuta da tennis di Elmgreen & Dragset, esposto dalla galleria König (Berlino), una resa della nostra individualità allo strapotere dei Big Data. Tra le più inquietanti, gli esseri zoomorfi dimezzati di Giulia Cenci proposti da Spazio A e l’iguana trafitta su un piatto di ceramica di Bertozzi&Casoni, proposta da Gian Enzo Sperone. Tra i pezzi di moderno più singolari, le acqueforti erotiche di Duchamp da Erica Ravenna, accompagnate dal collage “Le tre grazie” di Giulio Paolini.

Tra i dieci stand della sezione Decades, uno per decennio, spiccavano quello in bianco e nero di Franco Noero (Torino) con le opere di Robert Mappelthorpe per un racconto degli anni Settanta, e quello di Vistamare (Milano, Pescara) che porta in rappresentanza degli anni 2000 i lavori luminosi dedicati al paesaggio di Mario Airò, di cui un’opera è stata scelta dal Fondo Acquisizioni di Fondazione Fiera Milano. Tra le altre acquisizioni, anche i piccoli gessi di Silvia Bächli esposti da Raffaella Cortese, Milano, su un piccolo tavolino accanto a Marcello Maloberti, Kiki Smith e ai molto chiacchierati lavori fallici di Monica Bonvicini che riattualizzano gli scolapiatti di Duchamp.

Info:

www.miart.it

Alfredo Jaar, e quindi uscimmo a riveder le stelle, 2022, neon, 14 x 225 cm, galleria Lia Rumma, ph Erika Lacava

Monica Bonvicini, Fleurs du Mal (droop pink), 2022, bronze, hand blown glass, courtesy galleria Raffaella Cortese

Daniela Comani, We apologize for the inconvenience, 2022, site-specific installation, courtesy Galleria Studio G7


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