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Patrick Tuttofuoco. Like They Were Eternal

Patrick Tuttofuoco. Like They Were Eternal

Con “Like They Were Eternal” l’artista milanese Patrick Tuttofuoco (1976) inaugura la sua seconda personale presso Schiavo Zoppelli Gallery di Milano presentando un corpus di opere capace di far letteralmente vibrare quelle corde più intime e nascoste dell’interiorità umana. La mostra s’incentra attorno l’intento di voler declinare, mediante una chiave personale e meditativa, una serie di concetti che, all’opposto, presentano un carattere di totale universalità e onnicomprensività quali lo spazio-tempo. Prendendo come riferimento quel filone di ricerca scientifica volto a scardinare la concezione di piatta linearità a esso associata, Tuttofuoco fornisce una materializzazione artistica della relatività e caoticità invece attribuita alla dimensione temporale. Quel che mette in atto è dunque un completo ribaltamento, in senso metaforico, del flusso temporale comunemente inteso e, di conseguenza, della sempre più opinabile rigida interpretazione di binomi quali vita-morte e corporeità-spiritualità.

L’espediente impiegato per affrontare un proposito che sa a tutti gli effetti di incommensurabile è quello della memoria, scavando tra le lande più profonde della sua persona per far affiorare tuttavia un ‘tempo’ che non è semplicemente passato ma dove anche presente e futuro paiono intrecciarsi in una circolarità senza fine. È una dimensione letteralmente sospesa e altra quella che si presenta agli occhi del visitatore che, appena entrato, si trova di fronte un imponente ritratto fotografico su carta da parati raffigurante quelli che sono ed erano i componenti della sua famiglia, scorporato in una moltitudine di poster – con un testo di Umberto Sebastiano – che il visitatore può scegliere di portar via con sé in un, almeno apparente, senso di coinvolgimento (indiretto) da tempo rappresentante una cifra distintiva del lavoro di Tuttofuoco.

Scendendo nello spazio principale, ecco invece che si resta ipnotizzati dalla criptica “Freddy Boy”, installazione in cui neon colorati delineano in aria figure umane capovolte – diretto rimando al passaggio delle anime dal regno dei vivi nell’aldilà secondo quanto descritto nel Libro dei Morti (testo funerario egizio) – e ispirata alla scomparsa di un cugino dello stesso artista. L’opera si configura dunque come una sorta di portale di passaggio tra la dimensione terrena e quella spirituale, andando letteralmente a fondersi in un unicum inscindibile agli occhi dell’osservatore, che resta quasi prigioniero di questa continua alternanza tra un’aura di sacralità (accentuata anche dalla posizione dell’opera appesa alla stregua di un’icona religiosa) e di corporeità data dall’alternarsi dei neon di diversi colori e delimitanti figure concrete in uno spazio altrimenti vuoto.

E questa perenne suggestione di oltrepassamento di qualsiasi vincolo di natura temporale e d’immersione in una dimensione altra viene abilmente alimentata dall’aggiunta dello stimolo uditivo. Lo spazio è infatti permeato dal brano realizzato da Nicola Ratti in collaborazione con Umberto Sebastiano che, alla pari di un mantra, s’imprime di prepotenza nelle mente dell’osservatore mediante la frase ‘Like they were eternal’, fatta ripetere in un ipnotico loop infinito dalle voci di parenti e amici dello stesso artista andando inevitabilmente a incrementare in maniera esponenziale la carica emotiva con cui ci si approccia ai lavori. Proseguendo, ecco che s’incontrano le sculture “No Space” e “No Time” con cui Tuttofuoco riproduce moglie e figlio in un abbraccio plastico, trasudante un senso di umanità quanto mai necessario e dando forma a una commistione tra un’ispirazione sia di stampo classico e sia di spiccata modernità dato dall’impiego di materiali e tecniche quali il metacrilato e la stampa 3D.

Sulla parete di fronte invece, emerge una gestualità più netta dai disegni della serie “Like They Were Eternal” contornati da imponenti cornici specchianti in cui chi guarda si ritrova inevitabilmente invischiato nell’intreccio di linee raffiguranti il moto di braccia e mani. Un motivo riprendente, per colori e raffigurazione, sia i neon di “Freddy Boy” e sia le stampe su acciaio lucidato a specchio di “Time Capsule” collocate sulle pareti di fondo. A essere rappresentati sono i movimenti delle braccia di moglie e figli in una gestualità che riproduce quel senso circolare che fa da motivo trainante di tutta la mostra. Di nuovo, grazie alle superfici riflettenti, l’osservatore si ritrova a essere parte di questi frammenti di vita dell’artista, quasi in un invito a farli propri tramite uno slancio nella propria interiorità.

L’impressione è che Tuttofuoco cristallizzi un flusso di momenti che partono dai meandri della memoria ma che, in un gioco di sovrapposizioni e superamento di limiti temporali, si consacrano definitivamente all’eterno. Quasi in automatico, chi osserva è indotto a replicare la lezione dell’artista nel medesimo lungo e complesso tentativo di rendere immortali la molteplicità di tasselli componenti il mosaico della propria esistenza. Tempo e spazio, vita e morte perdono di significato in un’oasi sospesa in cui la poeticità di Sebastiano sarà per sempre memorabilia a portata di mano se si sceglie di portare il poster con sé; un poster dove è trascritto nero su bianco: “And our bodies, trembling, hold each other tight, and find comfort in love, and become full of light and fly away to the words sung by a poet”.

Gabriele Medaglini

Info:

Patrick Tuttofuoco. Like They Were Eternal
09/09/2021 – 06/11/2021
Schiavo Zoppelli Gallery
Via Martiri Oscuri 22 – Milano

Patrick Tuttofuoco, Like they were eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli GalleryPatrick Tuttofuoco, Like they were eternal, 2021, exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano, courtesy Schiavo Zoppelli Gallery

Patrick Tuttofuoco, exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano, courtesy Schiavo Zoppelli Gallery

Patrick Tuttofuoco, Famiglia, 2021, ph. Andrea Rossetti, courtesy of the artist and Schiavo Zoppelli Gallery


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