PoliArte (L’Arte delle Arti)

La mostra PoliArte (L’Arte delle Arti) a cura di Giacinto Di Pietrantonio presenta nella Galleria Enrico Astuni di Bologna i lavori di cinque grandi maestri accomunati dal fatto di aver studiato Architettura al Politecnico di Milano con l’intento di dedicarsi solo marginalmente a questa professione o di svolgerla in maniera eterodossa. La collettiva riunisce un gruppo di amici legati da rapporti di frequentazione e di stima reciproca che per anni hanno indagato l’architettura pensando che fosse anche e soprattutto arte e assumendo in tutti i loro progetti una posizione programmaticamente trasversale nei confronti delle varie discipline creative. Gabriele Basilico, Alberto Garutti, Ugo La Pietra, Corrado Levi e Alessandro Mendini sono autori poliedrici affetti dalla “Sindrome di Leonardo”, specificità prettamente italiana che trova le sue premesse nella grande tradizione del passato, quando ancora non esisteva una suddivisione specialistica tra le arti. Gli artisti del Rinascimento, al servizio di papi, principi e signori, sviluppavano la loro progettualità all’insegna dell’intersezione tra competenze e della configurazione a tutto campo dello spazio. Il progetto curatoriale della mostra rilegge la vicenda creativa di questi cinque esponenti della nostra cultura visiva nazionale predisponendo uno spazio mentale di conversazione tra le loro opere che, realizzate in periodi e con metodologie differenti, testimoniano un forte legame con l’ambiente urbano inteso come materia viva da plasmare e non come condizione da subire passivamente. In linea con una folta schiera di artisti-architetti che si sono avvicendati a Milano a partire dalla prima metà del ‘900 (tra cui citiamo ad esempio Balla, Sottsass, Alviani e Nivola) i loro lavori raccontano di una continua messa in opera dello spazio per esplorarne le valenze plastiche, semantiche, estetiche e politiche.

Gabriele Basilico (Milano 1944–2013) si è dedicato con continuità alla documentazione delle città e delle trasformazioni del paesaggio urbano, raccontando storie per immagini che preparava prima di ogni viaggio cercando degli itinerari tematici sulle mappe e documentandosi sui libri. Il suo ampio corpus di lavori, che spazia da Milano a Rio de Janeiro, Gerusalemme, Mosca, Istanbul, New York, Shanghai e San Francisco per arrivare al commovente reportage su Beirut devastata dalla guerra civile, testimonia il suo approccio all’arte (sarebbe riduttivo dire alla fotografia documentaria) inteso come missione etica. Il suo sguardo penetrava ogni luogo con passione, captando atmosfere e misurando spazi, luci, linee ed equilibri per tradurre le sue impressioni in composizioni perfette che solo un architetto avrebbe potuto progettare con tale coerenza. Il forte impatto emozionale che contraddistingue i suoi scatti deriva dal profondo dialogo che riusciva a instaurare con gli oggetti della propria visione, frutto di una capillare comprensione dell’ambiente urbano a livello strutturale, epidermico ed empatico.

Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, Pescara, 1938. Vive e lavora a Milano) da sempre incentra il proprio lavoro sulla relazione tra architettura e arte. Laureatosi nel ’63 con una tesi intitolata “Sinestesia tra le Arti”, sceglie di non appartenere a nessun ambito disciplinare per attraversare liberamente architettura, design e pratica artistica. Appartiene alla generazione che intorno agli anni ’60 credeva che l’artista avesse la responsabilità intellettuale di contribuire alla società elaborando nuovi strumenti per comprendere, decodificare e ampliare la consapevolezza del pubblico. Dalla formazione universitaria mutua una pungente capacità di attenzione nella lettura dell’ambiente esterno, che sfocia in una sistematica produzione di fotomontaggi che interpretano in modo ironico e poetico le incongruenze e le aporie delle città in crescita all’apice del boom economico italiano. In mostra troviamo anche una serie recente di case-vaso modellate a mano che richiamano con sorridente leggerezza le visionarie suggestioni di quel periodo e alcuni dipinti del ciclo Città senza morale in cui il disegno scalfisce la materia densa dello sfondo con una scrittura continua al limite tra la pianificazione e l’ossessione.

Corrado Levi (nato a Torino, vive e lavora a Milano), artista, architetto, scrittore, poeta, critico e docente al Politecnico (dove Basilico fu suo allievo) è una figura trasversale e poliedrica della cultura italiana. Le sue opere multiformi non conoscono restrizioni né distinzioni tra discipline e sono il risultato di un’unica metodologia operativa radicata in un disegno rabdomantico che abbozza idee sospese tra la potenza e l’attuazione. Il suo approccio istintivo, assieme alla valenza politica dell’attività artistica, nasce come conseguenza e sviluppo della rivoluzione intellettuale degli anni ’70, quando si pensava che l’arte avesse il compito di cambiare la società. I suoi lavori partono da “lui stesso attento agli altri e al mondo”, sono opere autentiche, oggetti attivi, usufruibili e vitali che trasmettono al pubblico la felicità dell’artista nel realizzarle. In mostra troviamo una serie di tele che testimoniano la sua giocosa rielaborazione di elementi consumistici, il piacere dell’improvvisazione, la ricerca spaziale e il coinvolgimento fisico con la superficie della tela da campire, graffiare e colare.

Alberto Garutti (Galbiate, Lecco, 1948. Vive e lavora a Milano) ha studiato architettura perché voleva fare l’artista, ma l’Accademia in quel periodo non era in grado di offrire il respiro internazionale di cui aveva bisogno. Il suo lavoro si evolve da una rielaborazione autonoma della matrice concettuale e figurativa della generazione precedente (come è evidente nella serie di moduli intitolata Orizzonte) verso la produzione di oggetti che si relazionano nello spazio sociale. Obiettivo primario della sua ricerca è l’aderenza alla realtà, come si evince dal progetto Il cane qui ritratto appartiene a una delle famiglie di Trivero, commissionatogli dalla Fondazione Zegna. L’opera consiste in una serie di panchine distribuite in vari luoghi della cittadina piemontese, sede della fabbrica di abbigliamento, sulle quali sono collocate alcune sculture che ritraggono i cani appartenenti alle famiglie del paese. L’artista ha accolto l’invito della committenza a ragionare sul territorio scegliendo come proprio alter-ego il cane, interfaccia tra l’uomo e la natura in grado di percepire e mappare spontaneamente il territorio con l’olfatto.

Alessandro Mendini (Milano 1931-2019) è un personaggio difficile da inquadrare e classificare: tra i principali progettisti, designer e critici del panorama internazionale, la sua attività ha spaziato dalla realizzazione di oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni e architetture. Nato da una famiglia di politecnici in una vera e propria casa-museo, in cui si trovavano tra gli altri, capolavori di Morandi, Fontana e Savinio che per tutta la vita hanno rappresentato per l’artista un punto di riferimento ideale, considerava il suo lavoro come elaborazione di un sistema di segni che si sviluppavano all’infinito su oggetti, case, arredi e superfici. In mostra troviamo una serie di pitture concepite come iconici cataloghi di possibili alfabeti visivi e otto vasi in ceramica dipinta con i colori usati da Le Corbusier nell’Unité d’Habitation di Marsiglia, in cui il materiale sembra fingere una natura diversa per stimolare nell’osservatore un’indagine approfondita della sua superficie.

Questa mostra a carattere museale, che consegna al futuro l’eredità di cinque esponenti dell’eccellenza creativa italiana, sfida la capacità interpretativa del visitatore suggerendo percorsi alternativi di approccio all’arte e alla realtà attraverso le molteplici letture suggerite dai suoi percorsi visivi.

Info:

PoliArte (L’Arte delle Arti)
Gabriele Basilico, Alberto Garutti, Ugo La Pietra, Corrado Levi, Alessandro Mendini
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
2 febbraio – 27 aprile 2019
Galleria Enrico Astuni
Via Jacopo Barozzi 3 Bologna

Veduta parziale della mostra PoliArte (L’Arte delle Arti), Galleria Enrico Astuni, Bologna. Ph. Renato Ghiazza

PoliArteGabriele Basilico, Milano, Porta Nuova, 2012. Pure pigment print, 100 x 130 cm, edizione 1/10

Veduta parziale della mostra PoliArte (L’Arte delle Arti), Ugo La Pietra, Galleria Enrico Astuni, Bologna. Ph. Renato Ghiazza

PoliArteVeduta parziale della mostra PoliArte (L’Arte delle Arti), Alberto Garutti, Orizzonti, 1987-2018, Galleria Enrico Astuni, Bologna. Ph. Renato Ghiazza

PoliArteVeduta parziale della mostra PoliArte (L’Arte delle Arti), Corrrado Levi, Galleria Enrico Astuni, Bologna. Ph. Renato Ghiazza

PoliArteVeduta parziale della mostra PoliArte (L’Arte delle Arti), Alessandro Mendini, Corbu, 2016. 8 vasi in ceramica dipinta, 59,5 x 27 x 20 cm cad. Collezione dell’Artista.

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