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Sanja Ćopić. Il duello artistico fra Ego e Supereg...

Sanja Ćopić. Il duello artistico fra Ego e Superego

Sanja Ćopić è la tipica giovane artista balcanica. Nata nel 1992 a Belgrado, si è laureata nella sezione scultura della Facoltà di Belle Arti, ottenendo il Master nella classe del prof. Mrđan Bajić. Sebbene abbia ottenuto dei premi prestigiosi, l’autrice non può vivere del suo lavoro artistico ed è costretta a un lavoro di ripiego. Il conflitto tra l’ideale (immaginare come la vita dovrebbe essere) e la realtà (la vita di ogni giorno) è presente in tutti i lavori di Sanja.

Nel passato, osservando il mondo attraverso il suo essere artista, l’autrice ha scoperto qualcosa anche su di sé, e per riflesso ha imparato qualcosa di nuovo sul mondo che la circonda e le sue connessioni tra lei e il mondo. Affrontando le sue insicurezze e frustrazioni, le smaschera davanti a noi sotto forma di opera d’arte. Nella collisione tra reale e ideale, Ego e Super-Io, l’artista analizza i concetti di bellezza, femminilità, vulnerabilità, forza, emotività, tristezza, frustrazione, caducità e mortalità.

L’arte di Sanja è decisamente personale. L’artista è al centro, con il suo corpo e la sua anima. Lei non si concentra sull’ambiente ma disseziona apertamente sé stessa, il suo aspetto, le emozioni, il carattere e le aspettative. In My Fragrance series sulle pagine originali tratte da riviste con pubblicità di profumi, l’artista usa una tecnica classica per dipingere il suo volto invece di quelli delle modelle e delle attrici. La visibilità dell’intervento artistico testimonia che l’obiettivo è la sua ovvietà. L’artista diventa la metafora delle donne ‘meno perfette’ a cui la perfezione viene posta come imperativo, in modo che possano, almeno, godersi il lusso senza curarsi del mondo della pubblicità dei profumi. Così ha incorporato il suo viso con difetti e qualità in corpi idealizzati  e seducenti, problematizzando la valutazione del non ideale con la questione se l’imperfezione possa essere bella e se possa meritare lo stesso trattamento. L’artista dice che questa è una sorta di lavagna dei desideri, la fantasia di molte donne: “Un modo di renderlo reale e di godere della propria immagine femminile imperfetta, in un ambiente insolito e glamour”.

In Maybe I Should Have Been an Artist Sanja si è dipinta come una bambina sopra delle tendine alla veneziana: riconosciamo il contorno delle sue labbra, il naso e il profilo del suo orecchio. Questa ragazza felice e risoluta, con la frangetta, piena di vita e di fiducia, ci guarda proprio piena di aspettative. Quest’opera d’arte mette in discussione il valore, lo scopo e il significato dell’arte nel mondo di oggi. Con il nostro intervento (aprendo o chiudendo le veneziane), la ragazza diventa appena visibile o riappare. La responsabilità nei confronti di questa giovane anima dipinta è apprezzabile perché la sua sopravvivenza dipende da noi e dalla nostra decisione di intervenire. Quest’opera parla della crisi d’identità di tutti i giovani artisti, della disparità tra desideri e realtà, del dilemma tra il dover scegliere un lavoro ‘stabile’ e le aspirazioni e aspettative che insorgono sin dall’infanzia.

Sanja Ćopić ha decantato il suo desiderio di diventare attrice in una serie di lavori video intitolati My movie scenes, organizzate sotto forma di trittico: la scena originale di un film che l’artista non aveva mai visto prima è sul lato sinistro, al centro Sanja interpreta il ruolo di questa scena secondo la sua intuizione personale, e sulla destra troviamo la versione creata dopo aver visto il film. Tutte e tre le colonne sonore vengono suonate contemporaneamente e creano una cacofonia. My movie scenes mettono insieme, nella stessa opera, l’originale, l’interpretazione, la decostruzione e la ricostruzione della scena selezionata, facendo sì che tutte le varianti del personaggio femminile descritto coesistono nello spazio e nel tempo.

Nel lavoro concettuale intitolato It is important that you are aware of everything at all times, l’artista ha coperto un tavolo con una grande lista delle cose ‘Da fare’ su cui ha scritto tutto ciò che considera mancante nella sua vita ‘ideale’. Un vaso con fiori e una ciotola piena di dolci sono messi sul tavolo come ricompensa per il successo (o come consolazione dovuta al fallimento). L’elenco di Sanja non contiene alcun luogo comune; è molto personale ed elenca le azioni e i cambiamenti nei quali crede per avvicinarsi al suo alter ego ideale.

Un altro obiettivo del suo lavoro sono i ricordi e il riesame delle relazioni personali con il cambiamento, l’effimero e la morte. L’accento è sulle emozioni, sull’esperienza profonda di tutto: pianto (Crying over Lost Love), canto (Songs to Cry to), rottura, selezione naturale, età e mortalità (How to Love Ugly and Sad Things). In Crying over Lost Love, siamo i testimoni di un documentario che, come un pezzo musicale, ha la sua ouverture (la ragione), l’elaborazione, il culmine e la fine. La sensazione di angoscia e di empatia viene spostata, e l’effetto Rashomon dell’osservatore e l’esibizionismo dell’artista sono magnificamente equilibrati.

L’arte di Sanja Ćopić, impostata sulla comunicazione, ci invita ad abbracciare, confortare, incoraggiare, lodare, simpatizzare, cantare e piangere con lei, ma anche a riconsiderare la nostra comprensione della relazione tra il reale e l’ideale, l’Ego e il Super-Io. Sanja Ćopić ci porta a pensare alle nostre vite. Attirandoci nel suo mondo, lei risveglia l’empatia in noi e il desiderio di riconoscere, capire e sostenere sia lei che noi stessi.

Info:

www.g12hub.com/en

Sanja Ćopić Sanja Ćopić, artist portrait

Sanja Ćopić “Maybe I should have been an artist”, venetian blinds, acrylic, 110x200cm, 2018, courtesy of the artist and Art Zoom

Sanja ĆopićSanja Ćopić “Crying over Lost Love” 2016, video frame, ph courtesy of the artist and Art Zoom

Sanja Ćopić “Songs to cry to, All I could do was cry” 2015, video frame, courtesy of the artist and Art Zoom

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