Sara Pacucci. Gesti Incisivi

Nei giorni frenetici della preview della Biennale di Venezia abbiamo incontrato Sara Pacucci. L’occasione è stata assai particolare: questa giovane artista ha presentato tre incisioni nel ristorante Vittoria 1938, dove assieme allo chef Nicolò Trento e al sound artist Giovanni Dinello si è tentato quasi l’impossibile: armonizzare i sensi del gusto, della vista e dell’udito in un unico ondeggiare di sapori, immagini e suoni. L’esperimento tanto ardito, convincente benché alle sue primissime prove, è stato realizzato nell’ambito di Chef Comanda Colore, un’iniziativa curata da No Title Gallery, progetto culturale veneziano diretto da Francesco Liggieri che ha come scopo la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea con particolare attenzione al lavoro dei giovani artisti.

Ne abbiamo discusso con la stessa Sara Pacucci, alla quale abbiamo chiesto anche della sua opera più complessiva.

Valerio Romitelli: Come è nata e si è sviluppata questa iniziativa così singolare di tentare un coro tra l’arte dell’incidere, il far cucina d’alta qualità e il comporre musiche contemporanee?

Sara Pacucci: Con l’esposizione del mio lavoro al Giudecca Art District per il premio We Art Open di No Title Gallery ricevetti l’invito di Liggieri a fare parte di questa iniziativa; mi colpì l’opportunità di dialogo tra le diverse arti capace di creare “traduzioni” e nuove influenze. Avvennero poi le condivisioni delle rispettive ricerche artistiche per conciliarle insieme. Ciò che mi ha portata a scegliere l’incisione è stato l’ambiente e la metodologia di Dinello. La sua opera sound si sviluppava a partire dai suoni creati nella cucina, i quali mi ricordarono i rumori che si creano nell’incidere e nei processi di morsura del metallo. Dimostrando come diversi linguaggi siano capaci di raccontare un’immagine di fondo, si è mirato all’emersione di sensazioni simili capaci di arricchirsi le une con le altre generando un’esperienza multi sensoriale.

A Vittoria 1938 hai presentato tre sequenze di incisioni ispirate al motivo dell’onda, che era ripreso anche dagli altri due tuoi sodali in questa impresa. Ma l’onda è un tema ricorrente anche nelle tue opere per lo più pittoriche. Ci puoi dire qualcosa su questo tuo leitmotiv e come riesci a farlo riemergere anche tecnicamente nelle diverse forme espressive nelle quali ti impegni?

Quando traccio emerge sempre una forma sinuosa e ondivaga. Nonostante sia natura del segno parlare di noi, nel perpetuare la sua esecuzione tento di intravedere qualcosa che vi è al di sotto. Sono attratta dalle immagini che “lasciano respirare”. L’onda trattiene in sé lo scontro, l’unione, il movimento e la forza. Nelle incisioni miro all’affioramento di queste energie cercando di slegarle dai miei impulsi per riscoprire quel movimento che sembra chiedere sempre di venir mostrato. Ogni matrice ha uno sviluppo indipendente, ricomponendole è possibile cogliere un continuum tra i segni svelati. Dalla pittura all’incisione lavoro per livelli, con questi cerco di far intravedere quel che vi è al di sotto e immediatamente al di sopra: la vibrazione di una figura.

Tra gli altri temi della tua ricerca pittorica ci sono anche ritratti e immagini del corpo umano, spaziando così in un ampio spettro di riferimenti iconici. C’è un campo tematico o tecnico verso il quale ti senti più attratta?

La mia ricerca si sviluppa a partire dall’idea dei Punti di Con-tatto. Il mio interesse è la possibilità dialettica che si crea tra diversi sistemi visivi e l’emersione di ciò che è sotto di loro. L’obiettivo è far schiudere lo sguardo fino alla percezione di una partecipazione generale tra tutte le cose per svelarne i dialoghi nascosti. Credo nella possibilità di ricomparsa di immagini che, al di là delle nostre intenzioni, raccontano un mondo segreto e autonomo. Indagando la realtà è possibile soffermarsi su particolari capaci di risvegliare la nostra sensibilità, così concepisco le figure come possibilità di un racconto velato. Le immagini, che considero esistenti di per sé, nel lasciarsi guardare instaurano un dialogo con chi le osserva. Credo in una chiamata delle immagini, dove superando il soggettivismo dell’autore, esse possono essere libere. Prima di artista vorrei considerarmi mezzo per la loro riemersione. Intendo raccontare l’interazione tra gli elementi, senza subordinazioni, nell’ottica di rompere il dualismo Io-mondo. È una visione che lascia spazio al corpo e all’elemento naturale di comunicare per le loro affinità.

Quali sono le opere o gli artisti che prediligi come modelli di riferimento?

Conservando l’attenzione verso il dato sensibile dell’esperienza, in pittura, fotografia o scritti, fra gli autori a cui sono più legata emergono Borremans, Klein, Celmins, Piotrowska e Hillman.

Progetti per l’avvenire?

Sto partecipando a vari progetti artistici nel contesto veneziano. In prospettiva l’intenzione è di ampliarmi al di fuori e continuerò a concentrarmi sul lavoro pittorico avanzando comunque un’attenzione alla piccola editoria, la scultura e altre forme d’arte.

Valerio Romitelli

Info:

linktr.ee/sara.pacucci

Sara Pacucci

Sara Pacucci, Continuum II, acquaforte, matita grassa e puntasecca in solfato di rame, matrici in alluminio e zinco, non-toxic method, 2021, courtesy dell’artista

Sara Pacucci, Continuum III, acquaforte, matita grassa e puntasecca in solfato di rame, matrici in alluminio e zinco, non-toxic method, 2021, courtesy dell’artista

Sara Pacucci, Linea d’onda, acquaforte, matita grassa e puntasecca in solfato di rame, matrici in alluminio e zinco, non-toxic method, 2021, courtesy dell’artista


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