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Scultura di Marca – Omaggio a Umberto Peschi

Scultura di Marca – Omaggio a Umberto Peschi

La mostra Scultori di Marca – omaggio ad Umberto Peschi alla Galleria Laboratorio41 di Macerata, visitabile fino al 1 marzo 2022, è il primo appuntamento dopo il lungo periodo di lock down dello spazio espositivo. L’allestimento è stato curato da Gianfranco Pasquali e Alessandra Leanza, mentre le note critiche sono di Loreno Fiorucci.

La mostra riconosce all’artista l’impegno del maestro sia nel sociale, sia nella cultura e quindi la sua poetica che si è fatta sentire negli spazi più importanti della città. Tanto che alcuni artisti marchigiani hanno voluto esporre le loro opere, avvicinandole ai lavori di Peschi perché hanno condiviso idee comuni sui linguaggi e sulla tecnica espressiva. In tal senso, la ricerca e la sperimentazione sono i temi che ripercorrono la mostra su cui lo spettatore è invitato a riflettere perché potrà vedere una varietà di tecniche e linguaggi espressivi che si sono formati negli ultimi quarant’anni grazie anche all’incontro con i maestri del passato. Dunque, la mostra non è soltanto il prodotto del genio creativo perché nasce da una idea, ma anche per il fatto che l’abilità dello scultore, l’artigianalità e l’operosità sono qualità fondamentali per trasformare materiali «informi» in un’opera d’arte in cui vive il pensiero e l’anima dell’artista. Il che ha indotto Peschi e gli altri scultori presenti in questo evento espositivo a prediligere certi stilemi primitivi e arcaici al fine di arrivare a scoprire uno stile che potesse superare le barriere regionali. E Peschi è riuscito a farlo inconsapevolmente con l’opera l’«Aeroritratto d’aviatore» che è stato utilizzato dallo scenografo Dante Ferretti nel 1975 come simbolo di un’epoca nel film Salò o le centoventi giornale di Sodoma di Pasolini.

Venendo poi agli artisti, il primo è Paolo Annibali che sviluppa un discorso plastico di esemplare coerenza, interpretando il tema tradizionale del mondo femminile attraverso la speculazione del genere classico in un euritmico contesto di forme in cui si dissolvono le motivazioni simboliche e surreali.  La ricerca di spigolature, spazialità e invenzione formale lo avvicinano a Peschi così come gli aspetti formali ci inducono a pensare ad Arturo Martini. Invece, Claudio Candelaresi risente delle esperienze dell’arte europea e dell’arte del secondo futurismo che emergono nel lavoro «Senza titolo» (1990). Inoltre, si avverte l’influsso di Desiderius Lenz per l’accostamento di figure geometriche basilari, in particolare i solidi regolari riconducibili alla figura umana o divina. Insomma la formula espressiva di Candelaresi si esplicita nel seguente modulo: il quadrato, o anche il cubo, il triangolo, o il tetraedro, il cerchio, o la sfera, ossia vertice corrispondente alla testa della scultura. Egidio Del Blanco trasla, attraverso tagli e pressioni plastiche regolari, il legno che ha forti assonanze con l’idea della scultura di Peschi.

Già diversa è la scultura di Rocco di Natale che espone «Armonia primavera» (2009) da cui emerge forse la polemica con la poetica informale per ricercare nelle origini marchigiane un linguaggio nuovo e potente. La materia si articola estrosamente in grovigli, grumi, filamenti metallici, nuclei di vetro fuso in Valerio Valeri in «Orbitale» 2020. Qui si avverte si l’influsso di Peschi, ma anche di Edgardo Mannucci.  In Paolo Tosti, la forma vive nella tensione animistica, nell’impatto quasi escatologico che imprime alla scultura. E, infine, Valeriano Trubbiani, rappresentato dalla scultura «Rinoceros urbis» 1983 (collezione G. Pasquali) evoca l’aggressione dell’uomo sulla natura.  La scultura è una rappresentazione tutta iconica della violenza fisica degli animali. In più, la scultura ricorda un celebre lavoro installato a Piazza Pertini ad Ancona la «Mater amabilis» (1995) ispirata al film E la nave va di Federico Fellini, alcune scende del quale furono girate nel porto del capoluogo marchigiano. Ed ecco Gianfranco Pasquali che appare il più vicino a Peschi all’idea della funzione sociale che l’opera d’arte debba svolgere. Dall’altro canto, le sue sculture stimolano l’immaginazione giacché il colore brillante e intenso induce a pensare al mondo dell’infanzia. Tanto che le opere di Pasquali intendono rispettare quella parte interiore dell’uomo in cui si conservano i ricordi del passato. Non è da dimenticare la componente ironica nelle sue opere che si vede in «Generosa ac nobilis mulier postea» (2018) cui lo spettatore dovrà guardare con allegria.

Non meno rilevante è il lavoro di altri scultori che testimoniano il ruolo solto da Peschi nelle Marche come: Alfredo Alimento, «Fegato» (1960); Ugo Caggiano, «Sculture che raccontano» (1990); Marco Cingolani, «Projection» (2018); Bruno Mangiaterra, «Trans – humus» (1990); Vittorio Zitti, «Stele Germogli» (2001).

Andrea Carnevali

Info:

Scultori di Marca – omaggio ad Umberto Peschi
29/01/2022 – 01/03/2022
Laboratorio41
via Maffeo Pantaleoni 41, Macerata

Umberto Peschi, Dinamica divisibile, ,1984, ph Giulio Perfetti, courtesy Collezione G. Pasquali

Gianfranco Pasquali, Reperti spaziali di origini sconosciuti, 2014, ph di Gianfranco Pasquali, courtesy Laboratorio41

Valeriano Trubbiani, Rinoceros urbins, 1983, ph Giulio Perfetti, courtesy Collezione G. Pasquali


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