Stephen Chambers. The court of Redonda

Qual è il vero significato de La Corte di Redonda e cosa rappresenta per lei?
La Corte Di Redonda (CoR) mi ha attratto a sé diventando uno strumento di impegno nei confronti dei cambiamenti della società; mi piace l’idea che una corte, una di quelle influenti, possa essere costituita da persone che fanno cose, hanno un pensiero fantasioso e esplorano le idee. Artisti, scrittori e compositori prendono decisioni continuamente, è fondamentale per quello che facciamo. Non mi sto appellando a un mondo gestito da un’etica hippy, ma le arti sono generlamente liberali, non conoscono confini, sono indulgenti e positive.

La Corte di Redonda si trova in un luogo a metà tra realtà e fantasia. Dov’è il confine tra questi due termini?
Usiamo spesso frasi come il passato è una terra straniera o non lasciare che la verità entri in una buona storia, o, piuttosto inquietante, l’attaulità delle fake news. Redonda è reale, la Corte è costituita da persone conosciute, Javier Marias è uno scrittore di tutto rispetto. Tutto ciò è vero. CoR è anche, ovviamente, una costruzione. Una corte senza castello e senza potere. È simbolica, è un’idea, ma allo stesso tempo giocosa e profonda. Le idee concrete iniziano con idee fantasiose.

Ci racconti come convivono insieme il tuo ruolo di Visconte e quello di pittore.
Ho diversi appellativi bizzarri in aggiunta al mio nome: tra gli altri premi educativi, lauree onorarie e sono membro di alcuni istituzioni reali. Nessuno di questi titoli fa la differenza quando mi confronto col verduraio, col direttore di banca o con chiunque altro. Di conseguenza diventare Visconte di Redonda (il più fiorito tra i miei titoli)  può essere aggiunto al mucchio restante con particolare eleganza.  Costruisco cose, le mie mani si sporcano, faccio viaggi esotici nella mia testa.  Anche io, a volte, ho partecipato a cene grandiose e sorridenti. Questo è un titolo ridicolo, ovviamente, ma anche la gran parte della lista dei miei titoli non ha senso.

Javier Marias, l’ultimo re di Redonda, è venuto a vedere la mostra a Venezia?
Javier Marias non è pouto venire a vedere la mostra, ma siamo comunque in contatto. È coinvolto nella stesura finale del suo nuovo romanzo. Non c’è spazio per le distrazioni.

La corte di Redonda è una sorta di monarchia fantastica. Quale messaggio politico possiamo trovare nel “Sistema Redonda” e come possiamo usarlo nella società di tutti i giorni?
In parte ho già risposto in precedenza. Basta dire che le idee e la cretività hanno un significato al di là del potere.

La Corte di Redonda è in un certo modo sia senzatempo che una leggenda dei tempi moderni. Possiamo, quindi, creare narrazioni mitilogiche a partire dal presente senza trarre inspirazione dai miti antichi?
Le figure nella Corte di Redonda sono posizionate in un qualche indefinito passato senzatempo. Sono interessato alla pittura del tempo attraverso immagini statiche in 2 dimensioni. Se metto ogni cosa come assoluto ritratto dell’oggi, domani sarà già fuori dal tempo. Il cinema e la letteratura contemporanea giocano con le epoche senza la paura di essere viste come vecchie o nostalgiche, Le arti visive, invece, sono più nervose di fronte a questo di fronte a questo gioco del tempo. Sono un artista contemporaneo, non è un problema. Se queste figure diventeranno mitologiche è difficile da dire ora, ma la mitologia non è prereogativa assoluta degli antichi greci.

Tutte le stanze di Cà Dandolo ci mostrano un capitolo differente del suo lavoro artistico. Sembra che ci raccontino di un interesse per le peculiarità degli esseri umani o le differenze antropoligiche, da Casanova al trittico sulla Brexit. È così? Qual è la connessione tra questi esseri umani e luoghi geografici, se ce n’è una?
Quando ero più giovane facevo dipinti e stampe appositamente per le mostre. Questi aspiravano ad essere dipinti singoli non direttamente collegati tra loro. Un dipinto, poi un altro, e un altro ancora. Una volta decisa la data della mostra sceglievo i migliori. Negli ultimi anni, ho sostituito questa pratica selezionando un’idea ed esplorandola. Richiede l’abbandono del tempo, come uno scrittore mette da parte il tempo per scrivere un libro. Ne risultano corpi di lavoro che sono per lo più unità indipendenti. Gangs of New York è stato un modo per indagare la nuova città in cui stavo vivendo. Anche Casanova, CoR e State of a Nation hanno un tema. Questi sono corpi di lavoro che si appartengono a vicenda. Sono interessato alle persone e a quello che fanno. CoR è il mondo di ogni uomo. Ho voluto fare bellissimi dipinti di persone che non erano necessariamente belle, infatti desideravo che la gente apparisse ordinaria. Esse ricevono uno status per la semplice appartenanza alla Corte.  Sono appese in un palazzo nobiliare, racchiuse in cornici perfette. Sono interessato all’idea che l’ordinario sia più straordinario dello straordinario.

Ha un personaggio preferito, o un personaggio che l’ha particolarmente inspirata, nella Corta di Redonda o nelle altre opere esposte a Cà Dandolo?
Ho i miei personaggi preferiti, ma non dirò chi sono. Non voglio elevare nessuno a Re o Regina. Mi piace l’ide che ogni spettatore possa creare la propria gerarchia, la propria relazione con i personaggi. Quando i dipinti hanno un solo soggetto si crea un dialogo tra chi guarda e la figura dipinta. Questo è uno dei motivi per cui i dipinti sono smaltati, i riflessi portano lo spettatore dentro il quadro.

Che cosa significa per lei la presenza de La Corte di Redonda a Venezia durante la 57° Biennale d’Arte?
Ho visto la mia prima biennale nel 1981, ne ho viste molte da allora. Quando mi hanno offerto questa opportunità, in questa sede in particolare, sapevo che sarebbe stata perfetta per The CoR. I tre dipinti di State of a Nation sono la mia piccola difesa rispetto alla tragica decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Europa. Mi dispiace dover dire di essere stato uno dei pochi a riconoscere che una volta data la possibilità di scelta la Gran Bretagna sarebbe fuoriuscita dall’EU. Ne avevo paura, l’ho previsto, e dovrò convivere con questa scelta. Il primo quadro è stato fatto una volta dato l’annuncio che si sarebbe fatto il referendum, il secondo, alla vigilia delle elezioni e per realizzare il terzo ho aspettato fino a che non ho saputo il risultato. Il tema del cavaliere in bilico è un riflesso dell’amore che la società britannica ha per i ritratti di gente a cavallo. State of a Nation è anche un richiamo al trittico di Paolo Uccello, La battaglia di San Romano, originariamente i tre quadri erano appesi insieme, ora sono dislocati a Firenze, Londra e Parigi. Ho sempre sperato (ma sono realista) come segno di armonia e cooperazione europea e che si sarebbero riuniti.

Potrebbe dare un consiglio a un giovane artista che sta leggendo l’intervista?
Se un giovane vuole fare questo nella vita non dovrebbe studiare nessun altro mestiere; nei momenti di panico si possono avere dei dubbi su questa scelta ed esserne allontanati. Se fai un po’ di soldi, dopo compra il tempo. Sii te stesso e insistente e non scendere a compromesi.  Sii curioso e decisivo.

Carolotta Borasco

L’artista inglese Stephen Chambers

Stephen Chambers. The court of Redonda, installation view at Ca’Dandolo, Venezia

Stephen Chambers. The court of Redonda, installation view at Ca’Dandolo, Venezia

Stephen Chambers. The court of Redonda, installation view at Ca’Dandolo, Venezia

Stephen Chambers. The court of Redonda, installation view at Ca’Dandolo, Venezia

Stephen Chambers. The court of Redonda, installation view at Ca’Dandolo, Venezia

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