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Crazy: una mostra da abitare per vedere oltre

Crazy: una mostra da abitare per vedere oltre

Davanti a una crisi mondiale, fatta di pandemie, mercati a rilento, aumento dei costi delle materie prime, un conflitto nel cuore dell’Europa tra Ucraina e Russia, forse, è il caso di riflettere sulla nostra umanità, fatta anche di arte, oltre che di follia, selfie, social, dati e algoritmi. Se il mondo corre esponenzialmente verso una costante digitalizzazione del mercato, della vita e dell’arte stessa, forse è il caso di chiederci, senza retorica, alcuni quesiti: a che serve l’arte contemporanea? Nelle sue varie manifestazioni, può raccontarci cos’è la follia?

Qui, non troverete certo una ricetta confezionata o una risposta precisa ma l’indicazione a percorrere e conoscere l’itinerario della mostra Crazy, La follia nell’arte contemporanea, inaugurata lo scorso 18 febbraio e visitabile fino all’8 gennaio del 2023, al Chiostro del Bramante, a Roma.

Considerate queste parole come oggetti da inserire nella vostra metaforica busta della spesa dove alla voce “aggiungi al carrello”, potete inserire questa mostra con ventuno artisti internazionali che hanno avuto l’ardire e l’ardore di raccontare la follia – o quel che resta di essa – da punti di vista deliranti, sorprendenti, performativi e teatrali con più di undici installazioni site-specific inedite.

Opere concepite per essere attraversate, anzi abitate come ha dichiarato il curatore, Danilo Eccher, il quale ha spiegato come il «concetto di “pazzia” nasce dal fatto che ognuno abita le follie degli altri e nel momento in cui si confronta con le follie degli altri, esprime anche le proprie follie. La sfida è invitare il pubblico a diventare parte dell’opera e vivere la follia dell’artista».

Si riconosce al curatore Eccher, l’aver ideato già in precedenza per la suddetta istituzione romana mostre riuscitissime, come Love, Enjoy e Dream. Ora, con Crazy, la mostra ha davvero abitato in modo totalizzante i luoghi esterni e interni del Chiostro, riempiendo ogni spazio disponibile anche quelli mai resi accessibili.

Il percorso espositivo si articola partendo dalle ricostruzioni di due opere di artisti visionari del Novecento: Ambiente Spaziale del 1968 di Lucio Fontana, e Topoestesia del 1965-1970 di Gianni Colombo, che esprimono elementi che tracciano la perdita di senso sul piano sia sensoriale sia ottico. Dal primo artista deriva l’idea di uno spazio minimale e spirituale, fatto di un apparente vuoto sensoriale e percettivo; mentre dal secondo emerge uno spazio elastico all’interno di un chiaro gioco ottico-percettivo.

Insomma, un percorso eccentrico e coinvolgente, che presenta anche le colate di cemento realizzate dal pittore inglese Ian Davenport, e i neon di Alfredo Jaar, visibili anche dall’esterno della struttura proprio accanto alla Chiesa di Santa Maria della Pace.

Spicca, inoltre, l’installazione del duo Fallen Fruit, già presentata in Italia durante l’edizione del 2018 della biennale Manifesta, organizzata a Palermo. E ancora, la visione del crollo di un soffitto di Thomas Hirschhorn; le luminarie sul pavimento di Massimo Bartolini; e i giardini sospesi e gli spiragli cosmici di Petah Coyn.

Questo modo di raccontare la follia attraverso l’arte contemporanea è un tentativo per riflettere sul disorientamento, sulla mancanza di equilibrio e su una idea di mostra esperienziale che rende i visitatori protagonisti e fruitori attivi di un’emblematica follia che li impacchetta nel simbolico confezionamento partecipativo della mostra. Termini che sono ormai tipici del nostro tempo presente, e che riecheggiano i nomi degli artisti dell’impacchettamento Christo e Jean Claude, che hanno avuto l’acume di vedere oltre e di raccontare questo qualcosa su una scala macroscopica.

Per rispondere alla domanda iniziale, forse vale la pena provare l’esperienza di abitare Crazy, perché essa ricorda a tutti noi la precarietà dell’esistenza, l’annullamento di ogni certezza e quel disorientamento percettivo, fatto di racconti visionari, a tratti vertiginosi. È pur sempre vero che sia l’arte sia la follia creano delle vertigini da cui guardare il mondo e noi stessi.

Nilla Zaira D’Urso

Info:

Crazy
19/02/2022 – 08/01/2023
Dart – Chiostro del Bramante, Arco della Pace, 5, Roma
www.chiostrodelbramante.it

Sun Yuan & Peng Yu, Teenager Teenager, 2011, vetroresina, divani, misure ambientali, courtesy gli artisti e Galleria Continua

Janet Echelman, Study for Butterfly Reststop (1/9th scale), 2021, fibra giuntata e intrecciata composta da nylon e polietilene, messa in tensione e drappeggiato in combinazione con strutture architettoniche e luce proiettata,  610 x 350 cm, altezza variabile, courtesy Studio Echelman

Fallen Fruit aka David Allen Burns e Austin Young, 2022, Chiostro del Bramante Roma, vinile stampato, tessuto stampato, misure ambientali, courtesy Fallen Fruit aka David Allen Burns e Austin Young


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