Gregor Purgaj. 1 + 1

Giovedì 21 marzo 2019, alle ore 18.00, s’inaugura alla Art Factory di Majšperk la mostra 1+1 heterogeneous similitudes con le opere di Elisabetta Bacci e Gregor Purgaj. L’esposizione è curata da Dušan Fišer.

Motivi, situazioni, temi, all’apparenza diversi, si dispiegano in un unico progetto espositivo, quasi in una sorta di contrappunto, confronto e dialogo. E, sebbene la declinazione delle singole opere conduca a una apparente diversità, l’impeto conduttore, per questi due artisti è il medesimo: il ragionare sulla dinamica del colore, sulle sue sfumature e contrapposizioni. Un modo questo, per dire che il colore, è il vero e proprio punto nodale del loro pensiero e la via indiretta per dialogare a distanza. Il colore in tutte le sue esplosioni cromatiche e frammentazioni modulate su un sistema ternario nel caso di Bacci e nell’intera possibilità del tono smorzato e pastellato nel caso di Purgaj.

Per Elisabetta Bacci, la stesura del colore si manifesta nella costruzione dello spazio disegnato, diviene architettura come definizione del dettaglio all’interno della macrostruttura e come definizione di luoghi simbolici definiti per sagome geometriche semplici e appiattite. Certo, si tratta di una figurazione quasi del tutto scomparsa, messa a riposo sotto cumuli di pigmento e di variazioni cromatiche, dove diviene difficile percepire l’oggetto delle trame pittoriche: un trapezio è il molo (nel caso del ciclo Piers), un rettangolo d’oro è la Tebah nel caso del ciclo omonimo: la ripetizione come gioco di perfezione, la sequenza come schema compositivo e installativo.

In Purgaj, invece, il soggetto principale del racconto diviene la figura umana vista nelle sue infinite possibilità espressive. Il tema del volto, metafora di ogni singolarità o segno di ogni esistenza, diventa lo specchio in cui, parafrasando Lautrémont, si riflette ogni immagine, ogni momento, passato e futuro. Il battito delle ciglia  – portato coscientemente al suo diapason – fa volare la fantasia verso mete improcrastinabili. Aspetto caratteristico in questi lavori è l’immediatezza del messaggio, la quasi totale mancanza di mediazione intellettuale: una assenza questa che si pone a beneficio dell’immediata percezione dell’opera.

Di questo progetto e del suo lavoro ne parliamo con  Gregor Purgaj.

Tu vivi abitualmente a Murska Sobota: ti trovi bene in questa piccola città?
Mi sento molto legato all’ambiente in cui sono cresciuto. Trovo ancora cose nuove che mi fanno andare avanti, e amo la natura del luogo. Inoltre, si può sempre fuggire per un breve viaggio in una grande città. Ecco perché non mi interessa sapere se il mio lavoro si adatta al luogo dove vivo: lo faccio e basta.

Il tuo istinto ti spinge a lavorare con la pittura. Quale segno distintivo credi possa caratterizzare il tuo lavoro?
Da quello che io ricordo, il pennello, per me, ha sempre rappresentato una specie di spirito vivente. Sono sempre stato affascinato dalla pittura e dalla visione dell’artista nello studio con il pennello in mano al pari del mago con la bacchetta magica. Ecco perché ho iniziato a disegnare sin da bambino. Il modo in cui dipingo oggi è solo un riflesso delle mie esperienze e influenze che ricevo: dalla pittura all’illustrazione, dal design ai graffiti, ai video, alla musica, al cinema… ma non etichetto le cose. Se mi piace qualcosa, mi piace. Se la adoro, la adoro e se la odio, la odio. Non seguo le mode, questo è solo quello che sono.

Quindi, è possibile definire il tuo dipinto come una sorta di sfida alla contemporaneità?
Suppongo di sì, ma non ci penso.

Come vedi il sistema artistico sloveno?
Il problema in Slovenia è che tutti pensano che Lubiana sia il posto più grande e più moderno e che tutto il resto sia la bellezza addormentata. Non so se c’è per davvero un sistema dell’arte in Slovenia. Ci sono gallerie e prodotti artistici, e naturalmente abbiamo un sacco di potenzialità, ma abbiamo gli stessi problemi del resto del mondo, immagino.

Puoi parlare del progetto espositivo che a marzo inauguri con Elisabetta Bacci alla Art Factory di Majšperk?
Posso dire che non vedo l’ora di rivedere Elisabetta e di lavorare con lei all’allestimento del progetto 1 + 1 heterogeneous similitudes, per scambiare i nostri punti di vista e ragionare su altre possibilità operative. Non vogliamo fare due mostre in una stanza, ma una mostra di due artisti in una stanza con un dialogo produttivo e sano sul nostro lavoro.

Altri progetti per il futuro?
Continuare a produrre opere finché mi diverto. E so che ci sono infiniti oggetti da esplorare e da cui trarre ispirazione, spero quindi che il viaggio sarà molto lungo (ridendo).

Info:

Elisabetta Bacci e Gregor Purgaj. 1+1 heterogeneous similitudes
a cura di Dušan Fišer
21 marzo – 5 maggio 2019
Art Factory
+386 41 967427

Gregor Purgaj, Face, 2018, pittura su tela, cm  100 x 100, courtesy Galerija Murska Sobota

Elisabetta Bacci, 2019, allestimento della mostra Three Cycles al Centre for Contemporary Arts, Pivka, ph F.Fabris

Gregor Purgaj, One day at a time, 2018, pittura su tela, cm  80 x 60, courtesy Galerija Murska Sobota

image_pdfimage_print

RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.