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Ho le montagne negli occhi. Rossella Farinotti rac...

Ho le montagne negli occhi. Rossella Farinotti racconta Matteo Negri

Inaugurata online con un video di presentazione nel quale sono intervenuti Marco Emilio Bertona, fondatore di MEB Arte Studio, Rossella Farinotti, autrice del testo critico presente nel catalogo, e lo stesso Matteo Negri, la mostra Ho le montagne negli occhi, aperta fino al 25 gennaio 2021, presenta gli ultimi lavori dell’artista milanese. Come ci ha abituato negli ultimi tempi, la sua ricerca sul linguaggio scultoreo – da sempre il suo prediletto – ha preso una piega diversa rispetto alle soluzioni passate: già a partire dalla fine del 2019 i lavori hanno cominciato a presentare superfici piane simili al tradizionale display pittorico, pur continuando a conservare una certa consistenza e fisicità. Come afferma Rossella Farinotti, le opere esposte da MEB “sono pannelli a parete da contemplare come specchi colorati”, finestre che includono e restituiscono nuove visioni e che riescono a trasportare chi le osserva in dimensioni inedite e cangianti.

Ancora l’autrice del testo critico spiega come il titolo della mostra, Ho le montagne negli occhi, derivi da una corrispondenza tra Le Corbusier e Oscar Niemeyer nella quale il primo, per sottolineare l’importanza dell’osservazione della natura nel processo di progettazione, disse al secondo: “Tu hai le montagne di Rio negli occhi”. E in effetti le opere di Matteo Negri non solo fondono display pittorico e matericità scultorea – differenti i materiali impiegati: carta, grafite, alluminio, vetro, pvc e pellicola dicroica, la quale rende le superfici ancora più luccicanti e riflettenti – ma anche allusioni di tipo architettonico e impulsi derivanti dal dato naturale: lo stesso artista ammette di aver realizzato alcuni lavori prendendo spunto da esperienze vissute insieme alla propria famiglia (Dedicato a Matilde, 2020 e San Primo a Ferragosto, 2020), tradotte, in certi casi, dalla propria immaginazione (Dinner at Calori Basin, 2020 e In canoa sopra il Silverpit, 2020). È così che la luce e i colori, strettamente connessi alle intersecazioni dei diversi piani, vengono tradotti in base alle diverse sensazioni finendo per straripare fuori dai confini dell’opera, sulle pareti dello spazio espositivo. Rossella Farinotti ci ha raccontato gli sviluppi che hanno portato alla realizzazione di Ho le montagne negli occhi.

Antongiulio Vergine: Rispetto alle opere precedenti appartenenti sempre all’ultima ricerca di Matteo Negri, i titoli dei lavori esposti da MEB Arte Studio non presentano soltanto espressioni scientifiche (penso alla già citata Dedicato a Matilde). Si è fatta strada una maggiore dimensione intima, quotidiana?
Rossella Farinotti: Certamente. Anche visto il periodo umano e storico che Negri ha vissuto, come tutti, dal lockdown in poi la sua produzione ha subìto un processo verso una riflessione più intima del lavoro. Un artista con il suo approccio, abituato a lavorare sempre in contesti diversi, anche esterni, o luoghi interni densi di storia e di elementi di forte impatto – e dunque creando opere in relazione a contesti sempre diversi – l’idea di lavorare in casa, dove le idee prendevano una forma differente, ha sicuramente determinato la produzione di alcuni degli ultimi lavori che sono infatti presenti in mostra.

La scelta di intervenire sulle vetrate della galleria sopperisce a eventuali restrizioni che potrebbero essere decise in futuro, vista la possibilità di fruire parte della mostra anche dall’esterno. È stata una decisione pensata anche in questo senso?
L’intervento sulla vetrate nasce prima di tutto per la volontà di cambiare lo spazio interno della galleria. Visto il percorso espositivo di Matteo, che ha numerosissime mostre alle spalle, abbiamo pensato di intervenire nello spazio in una maniera diversa rispetto alle mostre pregresse di MEB, e anche di Negri: dunque di creare una sorta di caleidoscopio colorato che riflettesse luce e colori molto vivi (quelli della sua ultima produzione, con i medesimi materiali utilizzati per le opere a parete) anche sulle opere allestite in mostra, per cambiare la percezione dello spazio. Un paesaggio colorato che, di conseguenza, fosse visibile anche dall’esterno e, come scrivi tu, fruibile anche con la galleria chiusa.

In ultimo, perché la scelta (coraggiosa) di inaugurare in questo particolare periodo?
Perché gli artisti non si fermano nella propria produzione, mai. La mostra doveva essere inaugurata in quel periodo e, nel rispetto delle regole, artista e gallerista hanno proseguito nel loro intento. Infatti la mostra è stata inaugurata online, dunque con una interazione nuova anche per noi.

Antongiulio Vergine

Info:

Matteo Negri. Ho le montagne negli occhi
MEB Arte Studio, via San Giovanni 26, Borgomanero (NO)
14 novembre 2020 – 25 gennaio 2021
mebartestudio@gmail.com
www.mebartestudio.it
@mebartestudio

Matteo Negri, Ho le montagne negli occhi, exhibition view, MEB Arte Studio, BorgomaneroMatteo Negri, Ho le montagne negli occhi, exhibition view, MEB Arte Studio, Borgomanero

Matteo Negri, Dinner at Caloris Basin, 2020

Matteo Negri, Mattinata alla Tombaugh, 2020

Matteo Negri, In canoa sopra il Silverpit, 2020


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