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I misteriosi ritratti di Koroush Sarmadi

I misteriosi ritratti di Koroush Sarmadi

“I’m guessing, everybody wanna be somebody…” recitava un famoso brano house degli anni ’90, inconsapevolmente anticipando l’ossessione per l’autorappresentazione in stile celebrity che trent’anni dopo avrebbe invaso il web attraverso la capillare presenza dei social network. Nell’ultimo periodo è quantomai evidente l’ambiguità tra voler essere qualcuno e finire per essere chiunque proprio a causa dell’omologazione degli standard visivi mediante i quali l’immaginario collettivo ratifica i propri idoli mediatici. La moltiplicazione delle immagini (del sé) veicolata dalla rete ha inoltre rinegoziato i canoni tradizionali del ritratto, genere figurativo tornato prepotentemente in auge con uno stile che si colloca all’intersezione tra pittura e fotografia.

Queste riflessioni vogliono introdurre il lavoro di Koroush Sarmadi (1993, Tehran) giovane artista iraniano che, dopo svariate mostre nella sua città natale, è stato recentemente selezionato per una mostra collettiva a Vancouver organizzata dalla Federation of Canadian Artists Gallery. Al centro della sua poetica troviamo per l’appunto il ritratto, pretesto per cogliere attraverso la pittura un variegato catalogo di umanità reale o immaginaria individuata da poche pennellate compendiarie e strutturali. A prima vista niente di strano: davanti ai nostri occhi sfila una galleria di personaggi maschili che guardano oltre lo spazio della tela, a volte cercando un confronto diretto con lo spettatore, altre come per perdersi in un irraggiungibile altrove. L’artista non indugia in dettagli superflui ma con pochi tratti individua fisionomie e stati d’animo che appaiono istintivamente verisimili, come se ogni dipinto fosse il risultato di un muto gioco di sguardi tra il pittore e il suo modello, di un reciproco studiarsi e comprendersi.

Tutti i ritratti trasmettono un senso di sospensione enigmatica, come se il loro contatto col mondo fosse incerto, sul punto di incrinarsi: nella stessa immagine convivono la vividezza di un ricordo recente e l’indeterminatezza di un mistero che si addensa con il prolungarsi dell’osservazione. La mancanza di riferimenti contestuali, gli sfondi appena abbozzati o totalmente astratti, l’abbigliamento generico, amplificano la sensazione che ciò che stiamo guardando non è esattamente quello che sembra a prima vista. Contrariamente a ciò che avviene nella pittura ritrattistica tradizionale, mancano indizi per definire le peculiarità dell’individuo, la sua appartenenza a un’epoca, una professione, uno status sociale, anche se osservando con attenzione cominciamo a riconoscere alcuni personaggi. Alcuni riferimenti appaiono ovvi, come ad esempio l’iconica presenza del pittore surrealista Salvador Dalì o del primo ministro Winston Churchill che guidò il Regno Unito alla vittoria nella seconda guerra mondiale, altri appariranno tali solo per chi ha familiarità con contesti culturali più specifici, come il poeta, scrittore e giornalista iraniano Ahmad Shamlou.

Il fatto che la serie includa personaggi famosi, induce lo spettatore ad attribuire identità reali anche ai volti anonimi che sfilano davanti ai suoi occhi, innescando un intrigante corto circuito tra verità e finzione. Se da un alto infatti i soggetti sembrano esistere in un limbo pittorico al di fuori di un determinato momento e luogo, dall’altro non è la loro realtà di persone a essere rappresentata, ma la loro intrinseca umanità, resa essenziale. Koroush Sarmadi considera i suoi soggetti come suggerimenti esistenziali, piuttosto che come racconti espliciti o ritratti specifici. I suoi personaggi, che emergono in maniera sobria, quasi teatrale, sfidano lo spettatore con sguardi intensi e decisi, sono il riflesso di una profonda connessione emotiva tra l’artista e l’umanità e invitano lo spettatore a incontrarli a sua volta, riconoscendo in essi un aspetto di sé.

La poetica del giovane artista iraniano s’inquadra in formalismi tradizionali, aderendo a parametri dello specifico pittorico come linea, colore e scala dimensionale, ma il soggetto e il modo in cui è gestita la pittura sono decisamente contemporanei. Abolendo ogni gerarchia di importanza tra personaggi conosciuti e anonimi, Koroush Sarmadi interpreta l’atto del dipingere come azione politica e come strumento di critica sociale, che rileva alcuni tratti fondamentali della nostra contemporaneità. La ragione per cui i suoi dipinti sono così accattivanti e così inquietanti è l’incertezza cognitiva che producono, incertezza che attira l’attenzione e che si gioca in una raffinata dialettica tra l’enfasi (di matrice fotografica) sulle caratteristiche corporee del soggetto e il disinteresse per la sua individuazione.

Koroush Sarmadi esamina luci e ombre delle sue immagini mentali e le trasforma in figure senza avvalersi di alcun modello di riferimento. Tramite la pittura, crea elementi caratteriali che non appartengono a persone reali, collocando le sue figure in mondi possibili, ma non definiti, che non individuano narrazioni ma suggeriscono aperture a storie, lasciando il visitatore libero di immaginare. L’inganno della celebrità è una trappola che costringe l’osservatore ad addentrarsi con lo sguardo nei percorsi del colore e nelle sue intrinseche possibilità espressive, libere dal referente. Le pennellate evidenti, strutturali, stese con l’immediatezza di un gesto che non ammette revisioni, mettono in primo piano le qualità materiche della pittura, la sua presenza viva, e allo stesso tempo si caratterizzano per un’economia dei mezzi che a tratti fa emergere uno spazio concettuale grezzo, non risolto.

I tratti fisici e psicologici dei protagonisti dei suoi quadri reinventano l’identità umana per favorire la concentrazione sulla sua multiforme essenza e sull’impossibilità di esaurirne la rappresentazione in un catalogo di soggetti esemplari che di fatto rivelano la loro inesistenza proprio nel momento in cui sembrano affermarla con più forza. L’inganno del ritratto squarcia il velo dell’illusione sui preconcetti dell’auto rappresentazione e restituisce fluidità a un immaginario collettivo oggi inficiato da condizionamenti mediatici di massa che, in nome di un facile consumismo culturale, tendono ad attenuare la portata simbolica dei suoi modelli di riferimento riducendoli a icona pop.

Koroush Sarmad, Untitled. Painting, Acrylic on Paper – Cotton, 2018

Koroush Sarmad, Untitled. Painting, Acrylic on Board, 2018

Koroush Sarmad, Ahmad Shamlou. Painting, Acrylic on Paper – Cotton 2018

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