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Jenny Saville. Il fascino del grottesco

Jenny Saville. Il fascino del grottesco

La celebre artista inglese Jenny Saville torna in Italia, a Firenze, con un nuovo eccezionale progetto espositivo. La mostra, curata dal direttore del Museo del Novecento Sergio Risaliti con il supporto di Gagosian, si propone di ripercorre l’attività pittorica dell’artista dai suoi primi successi negli anni Novanta fino a oggi. Attraverso un percorso che si dirama per tutto il centro storico, coinvolgendo cinque delle Istituzioni più importanti della città medicea, Saville conduce lo spettatore in un dialogo dinamico tra Contemporaneo e Rinascimento, in una costante riflessione sull’eredità atemporale dei Grandi Maestri italiani.

Jenny Saville, classe 1970, ha attirato l’attenzione della critica contemporanea fin dal suo esordio agli inizi degli anni Novanta, quando le sue opere vennero incluse nella collezione di Charles Saatchi e poi esposte insieme ai lavori del gruppo British Young Artist. La sua ricerca artistica si contraddistingue per un incessante interesse per le imperfezioni e le vulnerabilità del corpo che la portarono nel 1994 a studiare l’anatomia umana assistendo un chirurgo plastico di New York. Grazie a quest’esperienza Saville apprese i meccanismi della manipolazione dei tessuti e della pelle, del dolore e della sofferenza insite nelle procedure di chirurgia estetica.

Le sue figure appaiono grottesche, dalle membra flaccide e informi, caratterizzate da una intermediatezza sessuale che prescinde il genere e che sfida i canoni stereotipati di bellezza imposti dalla società contemporanea. La loro drammaticità viene amplificata da un linguaggio monumentale in cui figurativo e astratto si mescolano in un segno dinamico, fluido e abbozzato. Saville alterna magistralmente olio, carboncino e pastello, sovrapponendo a schizzi energici dense pennellate materiche di colore. La critica e storica dell’arte Linda Nochlin lo definì “un linguaggio che inscrive un conflitto allo stesso tempo viscerale e intellettuale, tra il naturalismo pittorico asservito del soggetto e l’energia apparentemente pittorica e quasi astratta della pennellata”.

La qualità tecnica del segno di Saville emerge chiaramente nella sua personale a Firenze, in particolare nel corpus di opere esposte al Museo del Novecento, dove un centinaio di lavori, tra dipinti su tela e schizzi su carta, si alternano creando un racconto dedicato alla mutevolezza del corpo femminile. Al piano terra si susseguono una decina di ritratti dalla cromia accesa e caratterizzati da una sensibilità coinvolgente e suggestiva. Fortemente ambigui, i volti provocano nello spettatore un senso di inquietudine, dove repulsione e fascino combattono tra di loro. In particolare modo emergono Self-Portrait (After Rembrandt), autoritratto dell’artista, ispirato a Self-Portrait with Two Cricles di Rembrandt e Rosetta II. Quest’ultimo, collocato sopra l’altare all’interno della ex chiesa Spedale, ritrae una giovane donna non vedente italiana conosciuta da Saville durante un soggiorno nella penisola. Il volto inclinato gravemente verso l’alto in una posa di estatica contemplazione e gli occhi velati di un azzurro acceso esprimono un sentimento di forza e sofferenza che destabilizza e obbliga lo spettatore a distogliere lo sguardo. Posta in relazione con il Crocefisso ligneo di Giotto, sospeso al centro della navata di Santa Maria Novella, Rosetta II è solo un esempio del legame instaurato dall’artista con la città.

Questo difatti è ancora più evidente in Study for Pietà, presso il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dove Saville traspone iconograficamente l’ultima grande impresa di Michelangelo, ovvero la scultura marmorea della Pietà Bandini. Il disegno di grande formato, alto quasi tre metri, si presenta come un contraltare contemporaneo della sofferenza quotidiana: i personaggi semivestiti sorreggono tra le braccia il corpo esanime di un giovane ragazzo, vittima probabilmente di qualche principio ideologico o politico. L’impossibilità di riconoscerne l’identità o una appartenenza culturale conferisce alle figure un significato universale contro ogni brutalità della guerra.

Il rapporto con Michelangelo prosegue a Casa Buonarroti, dove emerge un secondo tema caro a Saville, la maternità, che come spiega artista: “Dopo aver avuto figli, volevo trovare un’arte che fosse come la crudezza del parto. Ho vissuto a lungo in Sicilia, quindi essere a Palermo attorno a quei miti e alla storia antica mi ha davvero legata a quello e ai miti del mondo greco antico. . . dei e dee e il potere della fertilità. Quindi questo è filtrato molto nel mio lavoro allora ed è una grande forza trainante nella mia vita ora, specialmente nei disegni, una sorta di impulso creativo”.

La tela, The Mothers, esposta al Museo degli Innocenti, ritrae una donna dal ventre gonfio e dall’espressione provata, mentre sorregge tra le braccia due bambini che si divincolano sfuggendo al suo abbraccio. Posta davanti alla Madonna con il Bambino di Andrea della Robbia e di Sandro Botticelli l’opera rivela l’atemporalità di una tematica le cui possibilità rappresentative non si esauriscono con il passare del tempo. I tre corpi sembrano intricarsi tra di loro, dal petto di uno dei bambini emerge un piede abbozzato, mentre l’altro sembra fuso nel corpo materno.

Quello che viene semplicemente accennato in The Mothers raggiunge l’apice in Fulcrum, esposto all’ingresso del Salone delle Battaglie a Palazzo Vecchio. Su una tela monumentale tre corpi femminili riversi l’uno sopra l’altro appaiono fusi insieme in un abbraccio drammatico. Mentre la torsione dei corpi richiama i gruppi scultorei delle Fatiche di Ercole di Vincenzo de Rossi e il Genio della Vittoria di Michelangelo, le massicce membra si pongono in antitesi con le muscolosità michelangiolesche dei soldati e dei cavalli degli affreschi vasariani.

Mariavittoria Pirera

Info:

JENNY SAVILLE
30.09.2021-20.02.2022
www.museonovecento.it

Jenny Saville Firenze, Installation view, Museo Novecento © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021 Foto: Sebastiano Pellion di Persano Courtesy GagosianJenny Saville, installation view at Museo Novecento, Firenze © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Foto: Sebastiano Pellion di Persano, courtesy Gagosian

Jenny Saville, installation view at Museo Novecento, Firenze © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Foto: Sebastiano Pellion di Persano, courtesy Gagosian

Jenny Saville, Fulcrum, 1999 © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Collezione privata, courtesy Gagosian

Jenny Saville, Study for Pentimenti III (sinopia), 2011 © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Foto: Mike Bruce. Collezione privata. Courtesy dell’artista e di Gagosian


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