L’universo ibrido di Patricia Piccinini

Identità, ibridità ed empatia sono i presupposti della ricerca artistica dell’australiana Patricia Piccinini (Sierra Leone, classe 1965). Formatasi al Victoria College of the Arts di Melbourne come pittrice, Piccinini ha cominciato la sua carriera artistica nei primi anni Novanta con disegni e dipinti anatomici. Oggi è conosciuta nel panorama internazionale per la sua estetica anticonvenzionale e per le sue sculture iperrealistiche.

Nel corso dei decenni l’artista ha elaborato un vocabolario di figure antropomorfe dalle sembianze mitologiche e nel contempo post-moderne. Nate inizialmente in forma di disegni preparatori, le sculture sono poi prodotte in stampa digitale. Grazie all’ausilio di collaboratori esperti, come animatori e chimici, le chimere di Piccinini sono ricoperte da uno strato di pelle simile alla cute umana, di cui l’artista riproduce scrupolosamente ogni imperfezione, protuberanze carnose, rughe, lentiggini e nei. La resa realistica viene inoltre enfatizzata dall’uso di capelli e peli umani, fibra di vetro e silicone. Il risultato è un corpo grottesco, deformato e quasi mostruoso in grado di respingere e allo stesso tempo attrarre lo spettatore. Attraverso questo personale universo di sculture surreali, Piccinini esplora i confini sempre più nebulosi che separano l’artificiale dal naturale, l’uomo dall’animale e la realtà dall’utopia. Senza porsi alcuna prerogativa didattica o moralistica l’artista racconta lo sviluppo della scienza e del suo impatto nella società contemporanea. Infatti, come la stessa Piccinini afferma: «In passato era la religione o il mito, ma ora è la scienza che spiega come funziona il mondo e diventa anche l’espressione di come vogliamo che il mondo sia, o di come temiamo che possa finire».

Il lavoro di Piccinini è dominato da un costante interesse per le strutture che regolano le percezioni che l’uomo ha di sé stesso e degli altri esseri viventi con cui co-abita, soprattutto, con quelli che ha manipolato nella sua sfrenata corsa verso il progresso tecnologico. Fin dove può arrivare la scienza? I progressi della ricerca medica stanno rapidamente abolendo i limiti di ciò che è possibile produrre e sostituire nel corpo umano, invadendo il naturale con l’artificiale.

Queste riflessioni trovano la loro espressione in Still Life with Stem Cells (2002). L’opera fa parte della serie We are Family, presentata per la prima volta in occasione della 50° Esposizione Internazionale d’Arte: “Sogni e Conflitti” al padiglione australiano. Piccinini mostra una bambina clonata, a grandezza naturale, e impegnata a giocare con dei grumi di carne dalle forme indefinite. Questi piccoli organismi, ricoperti di pelle e vene pulsanti, sono in realtà, come specifica il titolo, delle cellule staminali, una forma di materia cellulare in grado di moltiplicarsi e differenziarsi in diversi tessuti del corpo. Per la loro peculiarità, queste possono diventare qualsiasi cosa l’uomo desideri: il loro potenziale è infinito. L’imparzialità del lavoro rispetto a un giudizio sulle scienze viene sottolineata dalla figura della bambina che, seduta per terra, appare serena e divertita. Le creature di Piccinini sono spesso in compagnia di bambini in quanto, secondo l’artista, a differenza degli adulti, la loro mente non è ancora stata contaminata dai pregiudizi sociali verso l’Altro e la diversità. In The Long Awaited (2008), ad esempio, una creatura ibrida anziana, che ricorda una sirena, è addormentata su una panca con la testa appoggiata sulle ginocchia di un bambino, che l’abbraccia senza alcun timore.

Nei panni di una moderna Mary W. Shelley, Piccinini riflette sulle implicazioni etiche e sulle responsabilità causate dallo sfruttamentodegli altri esseri viventi da parte dell’uomo per le proprie esigenze: è corretto usare gli animali per il nostro tornaconto personale? Quali sono le responsabilità e il comportamento che l’uomo deve assumere nei loro confronti? Da tutte queste domande nasce The Young Family (2003). L’installazione è composta da una scultura a grandezza naturale di un’altra creatura ibrida, per metà umana e per metà suino, distesa a terra nell’atto di nutrire i suoi cuccioli. Le pieghe della pelle e le rughe della fronte indicano che non si tratta di una madre giovane, la cui espressione esprime preoccupazione e stanchezza. Al volto animalesco si contrappongono caratteri umani sia fisici sia emotivi che evocano in chi li osserva un sentimento che oscilla tra la repulsione e il desiderio di affezione e protezione. Con questo lavoro Piccinini racconta le conseguenze della sostituzione delle valvole cardiache con quelle biologiche fatte di materiali naturali, come il cuore di maiale. Tale processo chirurgico ha portato allo sviluppo di allevamenti specializzati di maiali il cui unico scopo è fornire organi per l’uomo.

Cosa spinge l’uomo a invadere il regno naturale, a ridurlo a una mera risorsa per i propri bisogni? Forse la convinzione che la specie umana sia unica e separata dalle altre? Secondo Piccinini sarebbe proprio questa sicurezza a portare l’uomo a danneggiare gli habitat naturali e gli organismi che li abitano. Tuttavia, il confine tra uomo e animale non è così marcato come sembra. Gli studi genetici hanno dimostrato quanto in realtà il DNA umano sia simile a quello di molte specie animali. Alcune analogie si possono riscontrare sul piano comportamentale, negli atteggiamenti e nelle abitudini, in particolare con i primati. In Big Mother (2005) Piccinini enfatizza la parentela tra uomo e animale raccontando il dramma materno di un babbuino umanoide. La creatura allatta un bambino avvolto in una coperta azzurra. Ai suoi piedi ci sono due sacche contenenti dei pannolini. L’opera si ispira a un evento di cronaca avvenuto in Sierra Leone e riguarda una femmina di babbuino il cui cucciolo morì durante l’allattamento. Sconvolta dal dolore, la genitrice rapì il neonato di un passante. I babbuini, infatti, quando perdono uno dei loro cuccioli lo portano con sé fino a quando il corpo non si decompone tra le loro braccia. La creatura mostra l’umanità della sofferenza e al contempo ricorda che anche noi non siamo altro che animali dagli istinti primari.

Le somiglianze nei rapporti sono ancora più evidenti in Kindred (2018) e in Sanctuary (2018). In quest’ultima, Piccinini mostra l’affetto coniugale di due creature anziane che si tengono strette in un abbraccio intimo e sessuale. L’installazione si ispira al bonobo, una specie di scimmia molto simile allo scimpanzé, da cui si distingue per la bassa propensione alla violenza e per l’accentuata attività sessuale. Il bonobo è l’unica specie animale che, oltre l’essere umano, si impegna nel bacio con la lingua. La distruzione del loro habitat naturale e l’incremento del bracconaggio stanno rapidamente riducendo la specie, riconosciuta a rischio di estinzione, a pochi esemplari. Con questa installazione Piccinini non solo denuncia una condizione ambientale, ma destabilizza l’immaginario comune e stereotipato che l’amore appartenga solamente al giovane essere umano.

In un momento storico in cui la ricerca scientifica non è mai stata così sotto pressione per la produzione di farmaci adatti ad affrontare una pandemia globale, la pratica di Piccinini si presenta estremamente attuale. Quali implicazioni etiche hanno travagliato lo sviluppo dei vaccini? Quanto il nostro desiderio di sopravvivenza ci porta a ledere le altre creature viventi?

Mariavittoria Pirera

Info:

Patricia Piccinini
www.patriciapiccinini.net

Patricia Piccinini, Still Life with Stem Cells, 2002. Silicone, poliuretano, capelli umani. Courtesy l’artista, Tolarno Galleries e Roslyn Oxley9 Gallery

Patricia Piccinini, The Young Family, 2002. Silicone, vetroresina, pelle, capelli umani, compensato. Collezione Bendigo Art Gallery. Courtesy l’artista, Tolarno Galleries e Roslyn Oxley9 Gallery

Patricia Piccinini, Big Mother, 2005. Silicone, vetroresina, poliuretano, pelle, capelli umani. Ph. Graham Barin. Courtesy l’artista, Tolarno Galleries e Roslyn Oxley9 Gallery

Patricia Piccinini, Sanctuary, 2018. Silicone, vetroresina, capelli. Courtesy l’artista, Tolarno Galleries e Roslyn Oxley9 Gallery


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