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Natura Dèi Teatri #25 di Lenz Fondazione: il teatro come esperienza primaria

È in corso a Parma fino al 26 novembre l’edizione #25 del Festival Natura Dèi Teatri, che porta a compimento la riflessione sul tema Tenero, Liscio/Striato, ispirato all’opera del filosofo Jean-Luc Nancy recentemente scomparso, e che i direttori artistici di Lenz Fondazione Maria Federica Maestri e Francesco Pititto hanno eletto come ambito di ricerca del quadriennio 2018-2021. Nel 2021 il Festival si è concentrato sull’elaborazione scenica, visuale, musicale e coreografica del concetto di sforzo avvalendosi dell’apporto interpretativo di ventiquattro artiste di diversa generazione e provenienza. Questa scelta al femminile, come spiega Maria Federica Maestri, deriva dalla volontà di diffondere «un messaggio politico e culturale molto nitido e di evidenziare la potenza espressiva e la densità estetica delle donne nel panorama artistico contemporaneo».

Nell’ambito di un variegato programma di performance che ha visto l’alternarsi di coreografe invitate a testimoniare il proprio visionario approccio alla danza, come Doris Uhlich, Gloria Dorliguzzo, Cristina Kristal Rizzo, Silvia Rampelli e Antonella Bertoni, la rassegna è stata l’occasione per presentare in prima nazionale i due nuovi allestimenti di Lenz Fondazione: La Creazione (19-22 ottobre) e Orestea (13-20 novembre), a cui noi abbiamo assistito.

Ne La Creazione la performer Valentina Barbarini e la soprano Debora Tresanini accompagnano il pubblico in una riflessione sull’origine dell’universo (o degli universi) interpretando due figurazioni sceniche – la Teologa e la Scienziata – chiamate a provare l’esistenza dell’Uno iniziale e a trovarne tracce residue nel presente creativo con gli strumenti del corpo, della musica, delle immagini e del pensiero. Il mistero del “tempo prima dell’inizio del tempo” mette in discussione il limite della prospettiva umana in un vorticare di versi, ripetizioni e lamentazioni che immergono lo spettatore in un brodo primordiale in cui si fondono nostalgie ancestrali, folgorazioni divine, ansie contemporanee e implosioni cosmiche, oltre a suggestioni ispirate ai testi della Genesi, dei Salmi e al poema Paradiso perduto di John Milton, che vengono armonizzate dall’accompagnamento sonoro del Die Schöpfung di Franz Joseph Haydn, affidato agli impeccabili assoli di Debora Tresanini.

Lo spazio scenico è individuato da un doppio velo trasparente e semicircolare, curvo come le deformazioni che lo spazio-tempo impone alle masse dei corpi, sul quale appaiono ulteriori cosmogonie di immagini che sembrano attraversare la fisicità delle due protagoniste. Le proiezioni mescolano rielaborazioni di inquadrature della Cupola del Correggio nel Duomo di Parma, in cui un tripudio di creature angeliche accoglie la Vergine in Cielo, con reperti visuali di spettacoli precedenti che rileggono in una prospettiva di “futuro a ritroso” l’archivio scenico di Lenz. Il foro di incerta origine e funzione che si trova all’apice della cupola parmense (ben visibile solo a distanza ravvicinata) viene qui interpretato come un uovo primordiale che esplodendo genera altri buchi neri, le cui rappresentazioni visive sono tratte da filmati scientifici reperiti in rete, in grado di dare origine (o dissoluzione) a infinite dimensioni parallele e ad altrettante variabili di senso, poeticamente accomunate dal fatto che in ciascuna di esse, in modo diverso, la polvere dell’unghia limata di Dio è materia umana e cosmica.

La premiere de La Creazione è stata seguita dalla pièce coreografica Folk Tales firmata da Gloria Dorliguzzo, raffinato duetto di corpi efebici che mettono in atto uno ieratico gioco di posizionamenti reciproci su una scacchiera-lavagna segnata da traiettorie e contrassegni. La scenografia, la musica, i costumi e i movimenti delle due interpreti creano un’ambigua atmosfera epica post videogame, in cui lo spettatore riesce a percepire la coercizione dello stringente sistema di regole che determina le dinamiche della danza senza mai riuscire a decifrarle.

Orestea è uno spettacolo in tre atti/creazioni (#1 Nidi, #2 Latte e #3 Pupilla, liberamente tratti dai tre episodi che compongono Le Eumenidi) che rileggono in chiave contemporanea l’opera tragica di Eschilo con l’ausilio della tribale colonna sonora composta da Lillevan, artista tra i più significativi della scena elettronica musicale internazionale. La trilogia ripercorre in modo frammentario la saga antica della stirpe degli Agamennidi, funestata dalle morti violente del capofamiglia e della sua amante-schiava Cassandra, vittime della furiosa gelosia della moglie tradita (Clitennestra), a sua volta uccisa per vendetta dal figlio Oreste con la complicità della sorella Elettra. Il nuovo allestimento scenico, costituito da stanze delimitate da pareti di garza trasparente, ambienta l’azione in un indecifrabile spazio rarefatto in cui avvengono le epifanie e le sparizioni dei personaggi e degli oggetti simbolici che ne manifestano gli attributi e gli intenti, sul cui avvicendarsi lo spettatore non riesce ad avere alcun controllo percettivo o razionale.

Nessun dubbio invece sull’essenza semi-divina dei personaggi in scena, che si muovono con ferina regalità alternando incontrollabili isterie, improvvise afasie e cadenzate sequenze di gesti liturgici che coinvolgono lo spettatore in un’esperienza teatrale primaria in cui anche la catarsi sembra essere un ulteriore sprofondamento nelle contraddizioni di un’impossibile etica distopica. I rapporti di forza tra le figure sceniche (tra cui ci ha colpito particolarmente la Clitennestra di Sandra Soncini, conturbante femme fatale che nulla ha da invidiare alle donne consunte e divoratrici dell’Espressionismo Nordico) sono determinati dalle loro reciproche e altalenanti prevaricazioni. Nessuna regola di natura morale, familiare o religiosa sembra poter arginare lo sfrenato espandersi delle passioni, il cui sommarsi converge in una sorta di glorificazione laica e umana dell’elemento femminile come origine del caos e della vita. Dalla culla-gabbia di Oreste all’ambulatorio sterilizzato in cui si svolge il giudizio finale in cui provvisoriamente si sospende la colpa, nessuna ipotesi di cauterizzazione delle passioni sembra veramente possibile, se non l’accettazione di un destino che si compie solo portando alle estreme conseguenze la loro più profonda vocazione degenerativa.

Info:

https://lenzfondazione.it/natura-dei-teatri/

Lenz Fondazione, La Creazione - ph Francesco Pititto (4)Lenz Fondazione, La Creazione, ph Francesco Pititto, courtesy Lenz Fondazione

Gloria Dorliguzzo, Folk Tales, ph © Claudia Borgia, Lisa Capasso courtesy Santarcangelo Festival

Lenz Fondazione, Orestea #2 Latte, ph Maria Federica Maestri, courtesy Lenz Fondazione

Lenz Fondazione, Orestea #3 Pupilla, ph Maria Federica Maestri, courtesy Lenz Fondazione


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