READING

OTHER IDENTITY | Il “lockdown” diventa pubblico...

OTHER IDENTITY | Il “lockdown” diventa pubblico

Si è inaugurata il 18 marzo a Genova, alla Galleria Guidi&Schoen­­ – Arte Contemporanea e al PRIMO PIANO di Palazzo Grillo, la terza edizione della mostra collettiva “OTHER IDENTITY” Altre forme di identità culturali e pubbliche, un progetto internazionale d’arte contemporanea a cura di Francesco Arena. L’evento diventa in ogni edizione sempre più consolidato, e anche quest’anno ci ritroviamo davanti a tantissimi artisti inediti per la città, italiani e stranieri (quarantaquattro, per l’esattezza) che dialogano tra loro con diversi media: fotografie, installazioni, new media art e video-arte.

Other Identity, come dice il curatore stesso, continua a decifrare un fenomeno ormai diffuso che ha cambiato radicalmente il modo di “vivere” e “interpretare” la nostra immagine, costantemente esibita e pubblicizzata; il nostro modo di autoritrarci e di presentarci al mondo: la spettacolarizzazione di un privato che si trasforma in pubblico attraverso i social media, creando nuove forme di identità in continua trasformazione. In mostra sono presenti sia artisti già affermati sia artisti alla prima esperienza espositiva, ed è anche questa la forza di questo progetto: riuscire a dare al fruitore una lettura completa di ciò che oggi è l’arte contemporanea. Le due sedi accolgono in modo intimo e quasi “privato” questo progetto, che rispecchia esattamente il periodo che stiamo vivendo e il disagio causato dai tanti lockdown: le opere sono più piccole rispetto alle passate edizioni, ma hanno simbolicamente e concettualmente un senso del sé molto più forte, perché l’isolamento ha reso tutto più focalizzato sul proprio essere.

Nella Galleria Guidi&Schoen – Arte Contemporanea, ancora prima di entrare attraverso la vetrata, scorgiamo i primi lavori e ci ritroviamo catapultati nel mondo interiore e segreto di tanti artisti. Nella parte superiore della galleria, tra le pareti bianche, troviamo il lavoro energico di Valentina Neri, sei fotografie formato 67 x 90 cm, chiamato Almanacco Toilet Club, un racconto dai toni forti e dagli elementi anche molto intimi, il mondo delle Drag Queen; il diario di trenta lavori di V.Silente/Valentina Rinaldi, che raccontano anche in modo scomposto il suo essere donna; le ceramiche su vassoi di Cristina Mirandola, Pegni d’amore, ritratti della lotta e della danza; il bianco e nero dagli equilibri perfetti di Alessia Cortese; il gioco degli specchi di Ivana Galli; le sei piccole opere di Anne Locquen dai toni sbiaditi, un racconto tra sé stessi e il rapporto con gli altri; le otto polaroid di Corrado Dalcò dal progetto Breathe, che raccontano l’unicità delle esperienze di giovani donne nel viaggio che porta all’accettazione del corpo e al risveglio sessuale, offrendo a chi osserva uno sguardo sulla vita di quelle ragazze che in questo momento stanno raggiungendo la consapevolezza del loro erotismo.

Tra la prima sala e la seconda, i video su monitor di Ivana Galli e Cristina Mirandola rafforzano concettualmente i lavori a parete, insieme al video Legati e legami di Madeleine Flèau e agli short film ICEBERG e Ludovico Tersigni per Gucci di Manuel Scrima, dove l’identità è raccontata in modo del tutto attuale, legata a grandi firme o a nomi conosciuti del mondo dello spettacolo. Nella compilation video riconosciamo anche il trailer ufficiale della mostra montato sulle note di Luca Fucci da Dagmar Thomann. Nella sala accanto, il trittico Le fantôme e l’installazione Mea Culpa di Madeleine Flèau ci proiettano in un mondo sospeso e dai forti legami con la memoria, insieme alle piccole fotografie dai toni rosei di Beatrix Kittens; l’installazione fotografica di Laura Petra Simone, dal forte legame con il proprio corpo e la natura; e le polaroid di Valentina Violo, una raccolta di autoritratti scattati per lo più in stanze d’hotel, quasi sempre di notte.

La galleria, su diversi piani, mette in mostra esattamente il racconto dei diversi artisti esposti, e infatti scendendo tra le mura dai toni grigi e intimi troviamo il lavoro altrettanto personale di Marco Pietracupa. L’opera dal titolo Io e Lui racconta una situazione profonda vissuta dall’artista, la perdita del padre. Marco Pietracupa dichiara: “Ho atteso proprio di avere l’età stessa di quando lui è morto per fare questa fotografia. La fotografia ha anche un potere catartico. Volevo chiudere un cerchio. Era il momento giusto per fermare e immortalare nella fotografia le emozioni di tutti questi anni. Mi sono dato l’identità di mio padre. Ho scelto di indossare gli elementi che per me lo caratterizzavano di più: la sua divisa, i suoi occhiali, la sua pettinatura. Sono gli elementi più caratterizzanti, ma anche i meno intimi, intorno ai quali poi ho costruito l’esperienza così avvolgente del connubio tra morte, amore e dolore. Mia madre e mia sorella che avvolgono questa figura manifestano il dolore che abbiamo provato, il vuoto che offre il corpo nudo di mia madre, la postura appoggiata di mia sorella, le vesti di un padre, di cui rimane solamente la forma della divisa, io che ho preso il suo posto tra di loro. Nulla è lasciato al caso: il luogo che ho scelto è proprio la stanza da letto, dove lui se n’è andato. Lo scatto è stato fatto da mio figlio, che aveva la stessa età che io avevo quando il fatto è accaduto. In questa foto si ritrovano gli elementi che caratterizzano la mia ricerca fotografica: l’uso della luce, diretta, sovraesposta, artificiale; il nudo per rappresentare l’essenza e la purezza della persona, l’abito per raccontare del contrasto tra finzione e verità. I vestiti ti possono dare un carattere, ma l’essenza è altrove.” Il curatore Francesco Arena sente profondamente questo lavoro perché anche lui, avendo subito una perdita, ha dedicato la mostra proprio alla madre Luciana Briasco Arena, a un anno dalla scomparsa.

In galleria seguono le tre fotografie dal titolo The Nest di Serena Biagini, i collage in bianco e nero dai soggetti sognanti di Cirkus Vogler, le opere dell’artista francese Clara Diebler dagli elementi femminili e dal forte legame con il proprio alter ego, e il progetto dal titolo Magdala composto da venticinque pezzi di Chiara Tommasi, dove i soggetti fotografati hanno un forte legame con il senso estetico del XX secolo. In una parte della galleria sottostante ritroviamo quattro fotografie stampate su alluminio anodizzato dal titolo Sebastiano di Manuel Scrima che raccontano il martirio di San Sebastiano; l’artista fonde in un’unica esperienza l’iconografia cristiana e la statuaria classica.

Entrando da PRIMO PIANO di Palazzo Grillo ritroviamo di fronte a noi il manifesto con l’immagine della linguaccia di Gaia Benedetti Perinetti Casoni, che ci attira e ci invita a entrare anche quasi con insolenza. A contrastare subito questo taglio incisivo troviamo la prima artista esposta, Chiara Vitellozzi, con il progetto How to disappear completely, un lavoro sul ricordo e l’attesa dei ritorni.

Nella seconda sala a seguire scopriamo le quindici polaroid dai toni e dai soggetti sbiaditi di Benedetta Cari; i tre ritratti spray su fotografia pubblicitaria di Marco Rèa; le otto fotografie dal progetto Marezzo di Gaia Benedetti Perinetti Casoni basate sui concetti di liberazione, riconoscimento, creatività e rinascita; Matteo Bosi e i suoi tableaux vivant arricchiscono invece la sala di colori forti e contrastati. A finire un monitor che riproduce i video di Elleree Fletcher (aka Bombshell_Bot), artista americana che lavora con la videoperformance sulla piattaforma TikTok, il cui pseudonimo è un avatar che mette in discussione l’iperfemminilità e l’auto-oggettivazione; il lavoro innovativo, viscerale ed esplosivo dello spagnolo Javier Gallego Escutia; e i video dal titolo Autoritratti di Luca Bortolato e Safety Mask di Domenica Melillo.

Nella terza sala i lavori di Dana De Luca, Tung Li, Ye She-Yu, Ida Marinella Rigo, Angelica Intini dialogano tra loro in modo intimo e inquisitorio. Nella quarta sala invece i lavori di Damiana Cicco, Sami Oliver Nakari, Laura Greco, Bianca Boriassi sono legati da elementi quali la moda, l’introspezione e l’esibizionismo; in questa quarta sala sono presenti anche i video Ultima Madre e Innerspace/Outerspace dell’artista e regista Federica Intelisano e i due video della conosciuta Betty Bee, dove l’artista gioca tra finzione e realtà, vestendo di atmosfere oniriche e femminili tutti i suoi lavori.

Nella quinta sala le fotografie di Luca Matarazzo, Alessandra Scoppetta e Stefania Cerea contrastano il tetto dipinto delle volte affrescate. I lavori sono accomunati da due componenti: il colore e la luce. Nell’ultima sala chiudono la mostra i lavori di Erika Zolli, Maria Palmieri, Cristina Malcisi e Ray Bahnoff; quest’ultimo ha installato circa trenta pezzi fotografici (con interventi a mano) e con sonoro dal titolo Viaggio in Italia, in una posizione sicuramente particolare della sala, cioè in tutta la zona del camino affrescato; nel suo lavoro personaggi famosi e meno conosciuti si confondono tra loro, invitando così il fruitore a domandarsi: “Ma questo qui lo conosco?”.

Ad accompagnare il progetto due videoproiezioni, una per galleria, per raccontare attraverso videocataloghi tutto quello che è stato fatto nelle passate edizioni, 2016 e 2019, perché Other Identity non è solo un racconto fine a sé stesso, ma è anche un lavoro interiore fatto di processi evolutivi che vanno elaborati e capiti attraverso il tempo.

Info:

AA.VV. OTHER IDENTITY. Altre forme di identità culturali e pubbliche
terza edizione
un progetto a cura e di Francesco Arena
dedicato alla memoria di Luciana Briasco Arena
19/03 – 16/04/2022 | GENOVA

Guidi&Schoen-Arte Contemporanea
Piazza dei Garibaldi, 18R, 16123, Genova
Mart-Sab 10:00-12:30 | 15:30-18:00
www.guidieschoen.com

PRIMO PIANO di Palazzo Grillo
Vico alla Chiesa delle Vigne, 18R, 16123, Genova
Mart-Dom 16:00-20:00

www.hotelpalazzogrillo.it | #palazzogrillo
otheridentity.project@gmail.com
www.otheridentity.it
www.facebook.com/otheridentity.project
www.instagram.com/otheridentityofficial
www.youtube.com/c/francescoarena-visualart

“OTHER IDENTITY”, installation view at Guidi&Schoen-Arte Contemporanea, Ph. © Francesco Arena, 2022 

“OTHER IDENTITY”, installation view at PRIMO PIANO di Palazzo Grillo, Ph. © Francesco Arena, 2022


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.