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Al Mtn di Bologna Epistéme: la conoscenza a tre vo...

Al Mtn di Bologna Epistéme: la conoscenza a tre voci

Giunto al terzo anno di attività, il Museo Temporaneo Navile presenta una collettiva, curata da Marcello Tedesco, che vuole stimolare, ancora una volta, riflessioni su un tema di interesse pubblico: l’arte come strumento conoscitivo. È proprio l’Epistéme, la conoscenza dunque, a essere al centro del progetto espositivo che vede coinvolte tre voci femminili del panorama artistico contemporaneo. Conoscenza che vuole – e dovrebbe – essere condivisa e diffusa, in modo assolutamente democratico.

Non a caso questa mostra, ancora più delle precedenti, nasce per essere esperita soprattutto dall’esterno della struttura costituita di monumentali vetrate. Chiunque in qualsiasi momento ha l’occasione di fruire delle opere che, installate a ridosso delle pareti trasparenti del museo, è come se volessero abbattere il confine tra interno ed esterno per tuffarsi nella realtà urbana e avvicinarsi ai visitatori.

Le opere di Martina Roberts, Silvia Vendramel e Marina Gasparini si incontrano nel vuoto della sala espositiva e indagano – ciascuna secondo il proprio linguaggio – il concetto di conoscenza, tentando di superare il conflitto tra sapere metafisico e sapere tecnico-scientifico, tra razionale e non razionale. La sfida è quella di distinguere senza separare, allontanarsi dai poli estremi per riconciliare gli opposti. Le opere esposte oscillano tra una dimensione puramente artistica e un’altra più vicina all’artigianato, tra l’arte e un saper fare che parla di manualità. Adoperare quindi quello che ci circonda nel quotidiano per creare opere che siano davvero calate nel mondo.

Esemplare in tal senso è Teatro (2021) di Silvia Vendramel, un’installazione realizzata a partire da scarti di produzione: residui di terracotta, bronzo, ottone e filato all’uncinetto che tornano in scena acquisendo vita nuova. In questa, come nelle altre opere esposte, si avverte una certa materialità il che crea un paradosso interessante se si pensa che il progetto ruota attorno a qualcosa di estremamente intangibile.

Proprio in linea con quella ricerca di equilibrio tra gli opposti, all’uso sapiente che le artiste fanno dei materiali corrisponde la capacità di esprimere un certo senso di rarefazione.

Accade in Vento (2020) della stessa Vendramel che mediante l’uso di elementi pesanti quali il bronzo e il rame riesce a dare forma all’immaterialità del vento. Accade ancora nelle Improvvisazioni nel vuoto (2021) di Martina Roberts, opere pittoriche (tutte installate con una leggera inclinazione che ne permette una perfetta visione anche dall’esterno) che sembrano rilevare visivamente questa rarefazione. Attraverso una trama generatrice che definisce senza avvertire il bisogno di riempire i vuoti, l’artista tesse spazi aperti all’imprevisto. Di questi suoi lavori l’artista scrive: “Come un baco da seta produco un filo, disegnato o dipinto, per esplorare l’ignoto”.

Non è forse questo uno dei principali fini della conoscenza? Esplorare ciò che ancora non è noto, non acquisito; andare alla ricerca di ciò che si posiziona al centro, in quello spazio a metà tra il razionale e l’irrazionale, tra il materico e il rarefatto, per scoprire nuovi inediti significati.

Nelle opere di Marina Gasparini questo aspetto si avverte forte e chiaro. Schiapparelli (2019 – 2021) si compone di diciotto vasi in terracotta realizzati da artigiani di un villaggio in India e rivestiti dall’artista con un cotone dal colore intenso. Fonte d’ispirazione importante è stata la sensitiva ginevrina Hélène Smith che sosteneva di essere in contatto con realtà ultraterrene; gli elementi dell’opera, infatti, si dispongono a ridisegnare una città marziana che Smith aveva immaginato. L’irrazionale in questo caso si palesa così sotto gli occhi dei visitatori. Sempre Smith ritorna nella seconda opera di Gasparini in mostra: La plus jolie rêve (2019). Si tratta della riproduzione dell’elettroencefalogramma della sensitiva, in piombo e neon. La natura pesante del metallo viene smaterializzata dalla luce. La traccia della mente di una donna che credeva in tutto ciò che di più distante può esserci dalla conoscenza scientifica che, illuminata a ridosso della vetrata, funge quasi da richiamo.

Tutte quante le opere esposte raccontano di una conoscenza che è sinonimo di libertà. Lo fanno servendosi anche del vuoto della sala, che si pone come serbatoio di infinite possibilità: uno spazio in cui può accadere l’impensabile, persino che la ragione abbracci l’insensato. Dunque, il vuoto si pone quasi come quarto autore in mostra. Ci invita, proprio come fanno le artiste, a pensare: non saremo forse troppo distratti dalle cose di ogni giorno per fermarci e renderci conto che esiste dell’altro? Qualcosa di impalpabile, che non si riesce a incasellare né a spiegare con rigide regole. Le opere in mostra, tanto quanto il vuoto che le circonda, provano a liberarci dal senso di pesantezza di un’ipermaterialità diffusa e ci aiutano a riscoprire il piacere di conoscere.

Info:

EPISTÈME Distinguere senza separare
08.10.21 – 05.11.21
Mtn | Museo Temporaneo Navile
Via John Cage 11/a-13/a – 40129 Bologna

Epistème, 2021 Exhibition view, Mtn, Bologna, Photo courtesy: mtn | museo temporaneo NavileEpistème, 2021 Exhibition view, Mtn, Bologna, Photo courtesy: mtn | museo temporaneo Navile

Mtn, Epistème, Silvia Vendramel, Teatro, 2021, terracotta, bronzo, ottone, filato all’uncinetto, Photo courtesy: mtn | museo temporaneo Navile

Epistème, 2021 Exhibition view, Mtn, Bologna, Photo courtesy: mtn | museo temporaneo Navile


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