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Il trucco non serve, basta la “magia”: Alessandra Spranzi artista/illusionista alla P420

C’è una malinconia nebbiosa, sbiadita e senza dubbio magica in Mani che imbrogliano, mostra che raccoglie un complesso coerente e significativo di opere realizzate da Alessandra Spranzi a partire dal 1995.

Visitabile fino al 19 gennaio 2019, Mani che imbrogliano è la seconda personale dell’artista milanese presso la galleria P420 di via Azzo Gardino a Bologna.

Minime oltre che minimali, le opere di Alessandra Spranzi compongono un gioco di prestigio il cui risultato è semplice, immediato, eppure sorprendente. Come, di fatto, è in qualsiasi spettacolo d’illusionismo in cui il gesto, il movimento fa ricomparire l’oggetto “sottratto”, per un attimo, allo sguardo. Per magia. Perché di questo si tratta: di magia.

Lo spettatore, in tacito accordo con il prestigiatore/artista, abbassa la guardia e si gode l’incanto, quasi come se ne fosse, piacevolmente, investito. Ché il trucco, almeno all’inizio, non è importante. Basta la sorpresa, la magia.

E così i suoi occhi si soffermano solo su ciò che vedono: uno spettacolo fatto di piccole presenze, d’immagini ridotte, di piccoli formati, d’oggetti d’uso comune, gestualità reiterate, movimenti prevedibili e lievi spostamenti.

La magia l’artista milanese la riscopre nella sua collezione di oggetti obsoleti e negletti, trovati, guardati, riguardati fino a consumarsi, ritagliati. Soggetti fotografici inconsapevoli della propria forza estetica. Basti pensare alle immagini che Alessandra Spranzi raccoglie e seleziona, immagini che oggi definiremmo vintage, provenienti da riviste: manuali pratici, libri scientifici, giornali di annunci economici.

L’artista/prestigiatore si appropria di quelle piccole icone apparentemente prive di valore artistico rifotografandole, tagliandole, ingrandendole, stampandole con tecniche diverse da quelle dell’immagine originale, a volte anche sovrapponendole o impiegandole come materiale di partenza per collage.

Da anni – si legge in una sua recente riflessione – lavoro sul potenziale, spesso addormentato o consumato, presente nelle immagini, tornando a guardare e utilizzare materiale anacronistico o povero con progetti ogni volta diversi, che portano alla luce, o svelano, il lato nascosto e irrazionale delle cose e delle immagini. Raccogliere, avvicinare, mettere insieme, far incontrare, è un modo per riorganizzare, o sorprendere, la visione e il pensiero, per rimettere in gioco la natura enigmatica dell’immagine fotografica che continuamente ci interroga.

È su queste rappresentazioni che Alessandra Spranzi applica il gioco di prestigio artistico utilizzando per lo più gesti minimi e piccole manipolazioni. E, esattamente come avviene nell’illusionismo, l’immagine dapprima “sottratta” ricompare. Ma in un luogo differente. E con un diverso senso. Un senso che somiglia, in realtà, più allo stupore che al concetto in sé.

Come quando per magia riappare il fazzoletto, la moneta o il corpo stesso dell’illusionista “fuori scena” fino all’attimo precedente. L’oggetto, o l’immagine che sia, è in realtà sempre esistita, ma la magia sta nella sua ricomparsa.

E solo dopo, alla fine dello spettacolo o, in questo caso, una volta ultimato il percorso mostra, che il focus del visitatore si sposta: dal gioco di magia al trucco, dall’incanto al significato, dall’opera all’artista.

Ad Alessandra Spranzi che con le sue Mani che imbrogliano fa come il più grande illusionista di tutti i tempi, ‘Harry Houdini che proponeva, per 50 centesimi, di insegnare Come leggere al buio biglietti piegati’.

Info:

Alessandra Spranzi. Mani che imbrogliano.
17 novembre 2018 – 19 gennaio 2019
P420
via Azzo Gardino 9 Bologna

Alessandra Spranzi, Sesto continente (Uccelli in movimento), 1996, 9 stampe ai sali d’argento su carta baritata/9 gelatin silver prints on baryta paper, cm.26×38 cad./each, ed.5+2pda Courtesy the artist and P420, Bologna photo credit C. Favero

Alessandra Spranzi, Sul tavolo #105, 2018, stampa a colori su alluminio/c-print on aluminium, cm.30×41 Courtesy the artist & P420, Bologna photo credit C.Favero

Alessandra Spranzi, L’ipnotizzatore di animali (L’insieme è nero), 2017, stampa ai sali d’argento su carta baritata/ gelatin silver print on baryta paper, cm.39×26 Courtesy the artist & P420, Bologna photo credit C.Favero


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